ROBERTO DINAMITE

Ci sono calciatori che una volta trovato il loro ambiente ideale diventano degli autentici fenomeni ma che fuori dal habitat perdono improvvisamente forza e impatto.

Carlos Roberto de Oliveira è uno di questi.

Ancora oggi parlare di Roberto “Dinamite” ad un tifoso del Vasco de Gama può provocare emozioni fortissime.

D’altronde più di mille presenze con questo club e oltre 700 reti non sono statistiche che passano inosservate.

Oggi questo grande “9” capace di segnare 20 reti in 38 partite con la nazionale brasiliana sta giocando la sua partita più importante: quella contro il cancro.

Roberto Dinamite è uno dei 43 protagonisti di http://www.urbone.eu/obchod/matti-miti-e-meteore-del-f%C3%B9tbol-sudamericano dal quale come sempre vi proponiamo un piccolo estratto.

……

“Abbiamo smesso di gioire e abbiamo smesso di sperare. Andare a vedere il nostro adorato “Gigante da colina” non ha più lo stesso sapore.

Che sia nel nostro piccolo e accogliente Sao Januario o che sia nel mitico Maracanà.

Guardo le facce degli altri componenti della “Mancha Negra”, una delle tante “torcidas” del nostro Club e della quale faccio parte praticamente da quando sono nato …

Non sembra più di andare ad una partita di calcio.

E’ più simile a quando alla mattina vai al lavoro.

Sai che ci devi andare, che non è giusto non farlo e che non ti puoi permettere di restare a casa … ma il “piacere” è tutta un’altra cosa …

E’ così da quel maledetto 3 gennaio quando una ricchissima squadra dall’altra parte dell’Oceano ce lo ha portato via.

E’ stato facile innamorarsi di lui.

Io c’ero al Maracanà il 25 novembre del 1971 quando segnò il suo primo gol con i nostri colori.

Aveva solo 17 anni.

Era già da tempo che si parlava di questo ragazzo che nelle giovanili stava segnando caterve di gol.

Io lo avevo visto solo una volta prima di quella sera.

Quasi due anni prima in un torneo giovanile ad Ipanema.

Allora mi chiesi come faceva a reggersi in piedi.

Si vedeva che aveva grandi doti, ma era pelle e ossa.

Credo che in quella partita finì lungo disteso per terra non meno di 15 volte !

… ma segnò anche due reti e si capiva che “sapeva” dove si trovava la porta avversaria.

Aveva già esordito con la prima squadra pochi giorni prima contro l’Atletico Mineiro.

Non fu un esordio indimenticabile.

Anzi. Il ragazzo fu sostituito nella ripresa e chi c’era quel giorno se ne tornò a casa con qualche dubbio dopo tutta quell’attesa.

Quella sera infatti iniziò seduto in panchina.

Eravamo già nel secondo tempo e stavamo vincendo uno a zero quando Admildo Chirol, il nostro allenatore, tolse dal campo Gilson Nunes per mettere dentro il ragazzino.

Dopo pochi minuti segnò quel gol.

Gol così non si segnano per caso.

Gol così si fanno solo se sei un grande giocatore.

Ricevuta la palla sul settore sinistro e con le spalle alle porta si è girato, ha saltato quattro avversari in dribbling prima di scaricare una cannonata, un missile, un siluro, una bordata … chiamatela come vi piace di più.

Fatto sta che la palla ha gonfiato la rete della porta proprio sotto la nostra Torcida.

Quella sera andammo a casa felici.

Sapevamo di aver trovato il centravanti che ci mancava da troppi anni, da quando smise di giocare per noi il grande Ademir de Menezes, più di 15 anni prima.

Il giorno dopo Aparicio Pires, sul Jornal dos Sports, se ne uscì con questo titolo “Il ragazzo-dinamite fa esplodere il Maracanà”.

Fino a quel giorno lo avevamo chiamato Calu o Carlinhos.

Ora, il nostro nuovo idolo, aveva anche un nuovo nome: ROBERTO DINAMITE.

… C O N T I N U A …

Infine Roberto Dinamite in azione.

About Author /

Remo Gandolfi è nato e vive a Parma. Ha un patentino di allenatore messo in qualche ripostiglio a prendere polvere, ama il calcio, il ciclismo, la musica rock, la storia contemporanea, l’Argentina, tutti i piatti con il tartufo e la Guinness. E sull'amato pallone la pensa esattamente come Angel Cappa, figura romantica del calcio argentino: “Non si può ridurre il calcio solo al risultato, come non si può ridurre l’amore solo all'orgasmo”.

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