EL CILINDRO E LA MALEDIZIONE DEI 7 GATTI NERI

Avellaneda è una città argentina. Avellaneda è una città di tango, amore e passione.

Avellaneda è una città “loca por el futbal”.

Avellaneda è una città e stregoneria.

Avellaneda è una città dove pulsano due cuori. Due cuori che rispondono al nome di Racing e Independiente.

Queste due squadre vivono in due stadi a neppure 300 metri l’uno dall’altro il “Cilindro” casa del Racing ed il “Libertadores de America” casa dei biancorossi dell’Independiente.  

Questi due luoghi tutta la passione calcistica della città ma anche tutto l’odio e la rabbia per l’altra metà calcistica della città dando vita ad un derby incredibile su cui sono sorte leggende più o meno vere.

Se alcune sono difficilmente verificabili e credibili, una quella della MALEDIZIONE DEI 7 GATTI NERI e passata alla storia. 

Ancora oggi i biancoazzurri del Racing maledicono quella notte del 1967 in cui i fulvi felini fecero la loro irruzione nel calcio cittadino di Avellaneda entrando a piedi giunti sul Racing.

Ancora oggi i tifosi dell’Independiente godono per quella sera, in cui gli odiati rivali erano sul tetto del mondo e loro i ragazzi del “Libertadores de America” hanno contribuito a tirarli giù dal trono spedendoli all’inferno. 

Ma come andarono le cose?  È presto detto….

Nel 1967 il Racing era la squadra più forte del Sud America i biancoazzurri avevano appena alzato al cielo la Coppa Libertadores conquistandosi il diritto a giocarsi l’Intercontinentale contro gli scozzesi del Celtic Glasgow, guidati in panchina, da Jock Stein che l’anno prima aveva trionfato in Coppa dei Campioni a sorpresa battendo l’Inter di Helenio Herrera nella famosa finale di Lisbona…..

Mentre il Racing stava giocando e vincendo contro il Celtic ed i suoi tifosi stavano incollati alle radiolina e alle poche televisioni per godersi il momento in cui la loro squadra sarebbe entrata di diritto nel gota del calcio mondiale fregiandosi del titolo di squadra più forte del mondo, alcuni tifosi dell’Indipendiente entrarono di soppiatto nello stadio del Racing, sotterrando in diversi punti del terreno di gioco i cadaveri di sette gatti neri. 

Una sciocca superstizione potrà pensare qualcuno peccato che da quel momento “l’Academia” così com’è soprannominato il Racing non abbia vinto praticamente più nulla, ed il club fu funestato da una serie di disgrazie ancora oggi difficili da spiegare. 

Di contro i “Los Diablos rojo” dell’Independiente vinsero ben 7 Coppe Libertadores di cui 4 consecutive dal 1972 al 1975 diventando la squadra principale di Avellaneda. 

Quando la situazione degenerò, con la retrocessione del Racing in seconda serie all’inizio degli anni ’80 tifosi e dirigenza biancoazzurra organizzarono delle vere e proprie messe nere per scacciare la maledizione.

Successivamente, falliti i riti satanici si rivolsero, a dei preti esorcisti perché facessero qualcosa, nella fattispecie spezzare la maledizione. 

Durante la cerimonia, che naturalmente non andò a buon fine, un prete addirittura si lasciò andare dicendo: “Non potete chiedere a Dio di tifare per il Racing, questa squadra perde sempre!” . Rischiando di venire linciato dai furiosi tifosi de “l’Academia”. 

Anni fa, un allenatore esasperato e stufo organizzò delle  spedizioni alla ricerca di questi gatti seppelliti per il campo, obbligando i suoi giocatori e non solo a scavare il manto verde del “Cilindro”.

Fu rinvenuta solamente una delle carcasse degli ormai famosi 7 gatti, da allora il Racing è riuscito a vincere una coppa Interamericana e uno scudetto grazie soprattutto al ritorno del “Principe Milito” eroe del triplete nerazzurro griffato Josè Mourinho. Sarà terminata la maledizione? Al destino l’ardua sentenza…

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Remo Gandolfi è nato e vive a Parma. Ha un patentino di allenatore messo in qualche ripostiglio a prendere polvere, ama il calcio, il ciclismo, la musica rock, la storia contemporanea, l’Argentina, tutti i piatti con il tartufo e la Guinness. E sull'amato pallone la pensa esattamente come Angel Cappa, figura romantica del calcio argentino: “Non si può ridurre il calcio solo al risultato, come non si può ridurre l’amore solo all'orgasmo”.

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