MARTIN PALERMO

Goffo, sgraziato, scarso tecnicamente … Martin Palermo durante la carriera ne ha sentite di tutti i colori. Ma uno con la sua forza, fisica ma soprattutto mentale, non è si è lasciato mai condizionare.

“L’optimista del gol” lo chiamava il suo mentore Carlos Bianchi, l’allenatore che con “El Tanque” Palermo ha portato il Boca Juniors sul tetto del mondo.

Oggi il nostro “mito” è lui che non poteva non essere uno dei protagonisti de http://www.urbone.eu/obchod/matti-miti-e-meteore-del-f%C3%B9tbol-sudamericano dal quale vi proponiamo come al solito un piccolo estratto.

……

«Ma se l’inizio della favola di Palermo con gli “Xeneizes” non fu tutto rosa e fiori è assolutamente nulla in confronto a quello che l’attaccante nato a La Plata nel novembre del 1973 ha dovuto affrontare in carriera.

Con un percorso ricco di reti nei campionato giovanili è quasi scontato che il “suo” Estudiantes si accorga di lui e lo inserisca nelle sue fila quando Martin non ha ancora tredici anni.

A diciassette è una delle grandi promesse della “Cantera”.

Colpisce soprattutto la sua impressionante abilità nel gioco aereo, aiutata sicuramente da un fisico già strutturato ma anche dalla sua abilità in elevazione.

Tutto lascia presagire un futuro prossimo nella prima squadra dei “Pinchas” ma non sarà affatto così.

Nonostante la convocazione nella Nazionale Argentina under-19 e i tanti gol nel campionato Riserve, in prima squadra Martin Palermo non riesce ad esprimersi come nelle attese di dirigenza e tifosi, che avevano seguito i suoi progressi nel settore giovanile.

Tra il 1992 e l’inizio del 1995 Palermo gioca raramente in prima squadra.

E quando lo fa finisce sempre per tradire le attese.

Anche la “hinchada” dell’Estudiantes inizia a voltargli le spalle.

D’altronde due reti all’attivo in trentasette presenze sono statistiche che non parlano certo a favore del giovane attaccante.

A questo punto, fuori dai piani del tecnico Miguel Angel Russo a Palermo viene offerta l’opportunità di trasferirsi nella serie cadetta con il San Martin de Tucuman.

Per il prestito di un anno la cifra richiesta dall’Estudiantes è quasi ridicola: 20mila dollari.

Il San Martin de Tucuman rifiuta.

Lo fa in via ufficiale poche ore prima di una partita di campionato contro il Deportivo Moron mentre Palermo è pronto a partire con la squadra e viene dato titolare da tutti gli organi di informazione.

Per Palermo è un momento difficilissimo.

Non ci sono altre richieste e per lui c’è il mesto ritorno all’Estudiantes dove si susseguono le umiliazioni.

La coppia Russo/Manera non lo vede proprio.

Palermo torna nella squadra Riserve.

Gioca ogni partita con la grinta di un leone ferito, qualche volta perdendo anche il controllo e facendosi espellere in un paio di occasioni.

Ma non molla.

E finalmente la ruota inizia a girare.

Il disastroso avvio nel Torneo Apertura del 1995 convince la dirigenza dei “Pinchas” a prescindere da Miguel Angel Russo e dal suo braccio destro.

C’è il pericolo di un ritorno nella serie cadetta dalla quale l’Estudiantes era risalito solo l’anno prima.

In panchina viene promosso “ad interim” il preparatore atletico della squadra, “El Profe” Daniel Cordoba.

Le sorti dell’Estudiantes e di Martin Palermo in particolare cambiano radicalmente.

Nelle ultime otto partite di campionato arrivano sei vittorie e due pareggi e l’incubo retrocessione è scacciato quasi con facilità.

In queste otto “finali” Palermo segna sei reti spazzando via ogni critica e ogni remora sulle sue capacità.

“El Profe” Cordoba, che con Palermo aveva stretto un legame di grande stima reciproca e che del giovane attaccante aveva sempre ammirato il carattere, alla fine di quel torneo definì in maniera esemplare il suo numero nove.

“State cercando di spiegare la trasformazione di Palermo ? Non cercatela nei gol, nella forza fisica, nella tecnica o nella sua evoluzione calcistica. Cercatela nella sua mente, nella sua anima. Cercatela nel suo cuore e nella sua famiglia”».

… CONTINUA …

Ed ora, come consuetudine, le immagini per far ricordare, riscoprire o conoscere chi è stato Martin Palermo.

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Remo Gandolfi è nato e vive a Parma. Ha un patentino di allenatore messo in qualche ripostiglio a prendere polvere, ama il calcio, il ciclismo, la musica rock, la storia contemporanea, l’Argentina, tutti i piatti con il tartufo e la Guinness. E sull'amato pallone la pensa esattamente come Angel Cappa, figura romantica del calcio argentino: “Non si può ridurre il calcio solo al risultato, come non si può ridurre l’amore solo all'orgasmo”.

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