JOHN ROBERTSON

Era il più amato da Brian Clough.

Che lo prendeva sempre in giro per il suo stile trasandato, per quella sua sigaretta perennemente tra le labbra e per quei vestiti in cui pareva caduto dentro per caso.

“Supertramp” (il super-vagabondo), così lo etichettava il grandissimo manager inglese che ammetteva che «ogni volta che mi sento giù di morale e giù di forma mi vado a sedere vicino a “Robbo”. Lo guardo e un istante dopo mi sento come Paul Newman!»

John Robertson è stato un meraviglioso calciatore, un’ala fenomenale capace di mettere in mezzo all’area cross perfetti da posizioni impossibili per tutti gli altri.

Lo scozzese è uno dei protagonisti di http://www.urbone.eu/obchod/mavericks-cult-heroes-del-calcio-britannico dal quale abbiamo preso questo piccolo estratto.

«Volete che vi sveli il suo segreto ?

A Clough bastano pochi giorni per capire pregi e difetti di un calciatore.

Dopo di che pretende semplicemente da te che tu faccia quello che SAI fare e che tu smetta di fare quello che NON SAI fare.

Al sottoscritto, John Neilson Robertson, ha cambiato la vita.

Per prima cosa mi ha detto “figliolo, se tu sei un centrocampista centrale io sono Frank Sinatra”.

E mi ha messo subito all’ala sinistra.

Poi mi ha detto che per me era VIETATO rientrare nella mia metà campo, era vietato inseguire gli avversari ed era vietato lanciarmi in tackle e scivolate.

Poi mi ha detto che dovevo aspettare il pallone, anzi, PRETENDERE che mi passassero il pallone per poi fare qualche gol e tanti, tanti cross.

Aggiungendo che la mia permanenza in squadra dipendeva da quanti cross avrei fatto a partita.

Mi ha messo all’ala sinistra e da allora ho sempre giocato in quel ruolo e sempre da titolare.

Domani partiremo per Monaco di Baviera.

Fra tre giorni, il 30 maggio, giocheremo la finale della Coppa dei Campioni.

Pensare che due anni fa di questi tempi festeggiavamo la promozione nella First Division inglese !

Per Clough è un sogno che si avvera.

A noi non ne ha mai parlato ma sappiamo tutti benissimo che non ha mai digerito la sconfitta in semifinale  di qualche anno fa contro gli italiani della Juventus con il suo Derby County.

Ci danno per favoriti e ci può stare.

Abbiamo personalmente eliminato due delle grandi favorite per la vittoria finale.

Il Liverpool al primo turno e i tedeschi del Colonia in semifinale.

Le due sfide contro i teutonici sono state incredibili.

Pensare che io avevo quasi deciso di non giocare …

Il sabato precedente la prima sfida con il Colonia giochiamo contro il Chelsea a Londra.

Vincemmo per 3 a 1.

Dopo la partita con un amico e le nostre mogli siamo andati al ristorante.

Pochi minuti dopo il nostro rientro a casa suona il telefono.

Erano le due di notte.

Dall’altra parte del filo c’è mio cognato.

“John, ho una terribile notizia da darti”

Ho pensato subito a mio padre, che aveva da tempo problemi di cuore.

“E’ il papà vero ?” gli ho chiesto.

No John, tuo fratello Hughie e Isobel sono morti. In un incidente stradale”

Avevano entrambi 35 anni e una figlia di 8, Gillian che era nel sedile dietro ed è rimasta praticamente illesa.

Morti sulla vecchia Vauxall VIva che io gli avevo regalato dopo che Brian Clough era riuscito a fare avere a tutti i componenti della squadra una Toyota Celica nuova di zecca dopo la nostra vittoria in campionato.

Il giorno dopo ho chiamato Clough.

Sapevo benissimo quanto contava per lui questa partita.

Una semifinale di Coppa dei Campioni dove voleva a tutti i costi andarsi a prendere quello che ingiustamente gli era stato negato pochi anni prima.

Ma l’unica cosa che il Boss mi ha detto è stata “Fai quello che ti senti di fare figliolo. Io ti sono vicino e ti faccio le mie condoglianze”.

… questo è quello che mi ha detto Clough prima della partita più importante della sua carriera.

Il suo primo pensiero è stato per me.

Come fai a non amare quest’uomo ?!?!

Così al lunedì abbiamo seppellito mio fratello e sua moglie.

Il giorno dopo sono tornato a Nottingham e in quello successivo sono sceso in campo al City Ground contro il Colonia nella semifinale di andata della Coppa dei Campioni.

E’ stata la partita più bella, avvincente ed emozionante alla quale io abbia mai partecipato»

… CONTINUA …

A seguire, come sempre, facciamo parlare le immagini di alcuni dei suoi gol e delle sue giocate.

About Author /

Remo Gandolfi è nato e vive a Parma. Ha un patentino di allenatore messo in qualche ripostiglio a prendere polvere, ama il calcio, il ciclismo, la musica rock, la storia contemporanea, l’Argentina, tutti i piatti con il tartufo e la Guinness. E sull'amato pallone la pensa esattamente come Angel Cappa, figura romantica del calcio argentino: “Non si può ridurre il calcio solo al risultato, come non si può ridurre l’amore solo all'orgasmo”.

1 Comment

  • Casamatti Davide
    6 mesi ago Reply

    There is only one “supertramp”! Grazie Remo per ricordarci queste meragliose storie di football e di vita!

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