“Eravamo tutti perfettamente a conoscenza dei suoi problemi.

Non erano un segreto ormai da anni.

La sua dipendenza dagli alcolici era un fatto conclamato da tempo.

Già dieci anni fa quando trasformò i nostri grandi rivali del Bayern Monaco da squadra competitiva e spettacolare ma disorganizzata ad un team invece capace di vincere Bundesliga e Coppa di Germania al suo primo anno in panchina si sapeva di questa sua smodata passione per praticamente qualsiasi bevanda alcolica.

Sapevamo dei suoi ritardi agli allenamenti, delle sue strampalate conferenza stampa alle quali si presentava spesso completamente ubriaco, ai suoi alterchi con dirigenti e calciatori … o addirittura quando lo si vedeva fare fatica a rimanere sveglio e presente in panchina durante una partita.

Ma quello che sapevamo, e che alla fine è l’unica cosa che conta, era che Branko Zabec era un fottuto genio ed uno dei migliori allenatori sulla faccia della terra.

La sua capacità di organizzare la difesa, di renderla solida e difficilmente perforabile, la sua idea di calcio con la palla sempre rigorosamente a terra, con scambi stretti per guadagnare campo con pazienza e coinvolgendo tutta la squadra, la cura quasi maniacale della preparazione fisica ma che grazie ad una conoscenza enorme della biomeccanica gli permise di non avere praticamente mai infortuni muscolari … vincendo un campionato con il Bayern utilizzando in totale tredici calciatori soltanto …

Io sono arrivato qui da poco ma ci ho messo un attimo a capire che qui ad Amburgo non stiamo andando da nessuna parte.

Nonostante abbiamo in squadra un giocatore della bravura di Kevin Keegan per il quale abbiamo rotto il salvadanaio più o meno un anno fa e dei giovani di talento come Felix Magath, Manfred Kaltz e un centravanti appena arrivato che si chiama Horst Hrubesch.

Non è stato facile convincere il Presidente e gli altri dirigenti.

La sua fama è quella che è … ma io ho fatto in tempo a giocare contro le squadre allenate da Branko Zebec e so perfettamente quanta fatica si fa contro squadre come le sue, dove disciplina e creatività sono curate in egual misura … e dove tutti corrono come ossessi.

Mi ci gioco probabilmente la mia credibilità come Direttore Sportivo e sono più che consapevole del rischio che corro.

Ma Branko Zebec è un genio e io, male che vada, tornerò a gestire il mio locale, il “Lovers” e a fare quella bella vita che mi piace parecchio …

Gunther Netzer, l’ex grande centrocampista di Borussia Monchengladbach, Real Madrid e della nazionale tedesca non si sbagliò affatto.

Branko Zebec se al Bayern Monaco fu capace di fare un capolavoro all’Amburgo riuscì in un autentico miracolo.

E’ nell’estate del 1978 che, dopo l’ennesimo campionato anonimo, Gunther Netzer, general manager dei “dinosauri” del Nord della Germania, riesce a convincere una titubante e perplessa dirigenza ad affidare le sorti della squadra al tecnico jugoslavo.

La situazione al club è quello di un’autentica polveriera. I rapporti tra il tecnico uscente Ozvcan Arkoc e diversi componenti del team sono decisamente compromessi. Netzer non ci pensa due volte. Via il tecnico e via anche i principali responsabili delle continue intemperanze dello spogliatoio.

Al loro posto nessun grande nome ma tre promettenti giovanotti della serie cadetta tedesca: Jimmy Hartwig dal Monaco 1860, Bernd Wehemejer dall’Hannover e soprattutto il centravanti Horst Hrubesch dal Rot-Weiss Essen.

Con questa campagna acquisti apparentemente “in sordina” e soprattutto dopo il mediocre campionato precedente chiuso addirittura al decimo posto sono in molti a temere per l’Amburgo un campionato ancora peggiore,

Non sono pochi i tifosi e gli addetti ai lavori che prevedono una stagione tribolata e dove garantire la permanenza in Bundesliga appare come l’unico obiettivo realmente perseguibile.

Si sbaglieranno tutti di grosso.

L’Amburgo vincerà il campionato, riportando al Volksparkstadion un titolo che mancava da quasi vent’anni.

Kevin Keegan sarà il primo a beneficiare del lavoro del tecnico jugoslavo.

Segnerà diciassette reti in campionato formando con il gigantesco Hrubesch una coppia d’attacco molto simile come caratteristiche a quella devastante con il gallese John Toschack nel suo primo periodo nel Liverpool di Bill Shankly.

Per il piccolo attaccante inglese al termine di quella stagione arriverà addirittura la conquista del Pallone d’oro.

Anche i giovani Magath, Kaltz, Memering, Hidien saranno fondamentali con il loro apporto, trasformando una squadra senza una direzione precisa in un team compatto, solido e vincente.

E’ però quanto mai evidente che la mano di Zebec è stata decisiva.

Una condizione fisica superiore, una grande disciplina tattica e una squadra completa e dalla grandi risorse tecnico-tattiche.

L’anno successivo l’Amburgo sarà capace di arrivare addirittura in finale di Coppa dei Campioni, cedendo in finale contro il Nottimgham Forest di Brian Clough al termine di una partita non fortunata per i tedeschi, giocata prevalentemente nella metà campo inglese ma senza riuscire a perforare la porta difesa da Peter Shilton.

Anche il campionato si concluderà con un eccellente secondo posto (dietro al Bayern di Monaco) a conferma che la squadra è ormai affidabile ai massimi livelli.

Il problema, per Branko Zebec, è però fuori dal rettangolo di gioco.

La sua dipendenza dall’alcol è ormai fuori controllo.

Sono sempre di più le sue intemperanze, i suoi toni sopra le righe, i ritardi e le amnesie.

La goccia che farà traboccare definitivamente il vaso capiterà nel dicembre del 1980.

Sta per iniziare la classifca conferenza stampa del post-partita. L’Amburgo ha regolato senza affanno (quattro reti ad una) il Monaco 1860.

Uno Zebec visibilmente “annebbiato” si presenta in sala stampa e mentre sta per prendere il posto al tavolo sposta in maniera violenta proprio Gunther Netzer che per poco non perde l’equilibrio finendo lungo disteso.

La conferenza stampa è un triste insieme di frasi sconessesse e di sentenze senza alcun nesso logico con il tono infastidito di chi vorrebbe essere altrove in quel preciso momento.

Per la dirigenza dell’Amburgo e per lo stesso Netzer stavolta il limite è stato oltrepassato inesorabilmente.

Zebec viene licenziato in tronco.

Al suo posto, dopo qualche mese di interim del suo secondo Aleksandar Ristic, arriverà Ernst Happel, il grande tecnico austriaco che sulla base della squadra costruita e forgiata da Zebec porterà l’Amburgo a due titoli nazionali consecutivi (1981-82 e 1982-83) e soprattutto alla conquista della Coppa dei Campioni grazie alla vittoria ad Atene contro la Juventus del maggio del 1983.

Branko Zebec passerà al Borussia Dortmund, lo porterà ad un sesto posto buono per un posto in Europa e ad un piazzamento come da quasi tre lustri il Dortmund non riusciva a raggiungere.

Ma anche qua la sua condotta finisce per prevalere sul suo talento, quantomeno agli occhi di dirigenti che non riescono proprio a sopportare i suoi eccessi e le sue sempre più frequenti “cadute di stile”.

Una stagione all’Eintracht e poi il ritorno da dove tutto era cominciato, alla Dinamo Zagabria.

Le sue condizioni di salute sono ormai compromesse.

Nell’ottobre del 1984 lascerà per sempre il calcio e da quel giorno di anni ne passeranno soltanto quattro prima che una irreversibile cirrosi epatica se lo porti via il 26 settembre del 1988, a soli 59 anni.

ANEDDOTI E CURIOSITA’

Branko Zebec fu un’eccellente ala sinistra nella Jugoslavia degli anni ’50. Le sue prestazioni ai Mondiali del 1954 e del 1958 lo resero popolare in tutto il mondo. Giocatore intelligente tatticamente e di grande abilità tecnica aveva nella velocità la sua arma migliore.

Correva i 100 metri in 11 secondi … con le scarpe da calcio.

Durante l’edizione dei Mondiali del 1954, dove la Jugoslavia venne eliminata nei quarti di finale dai futuri campioni della Germania Ovest, nella formazione titolare militavano 4 calciatori che divennero tutti allenatori ad altissimo livello come Zlatko Cajkovski (predecessore di Zebec al Bayern Monaco) Milos Milutinovic (fratello del più celebre Bora, ma lui stesso diventato un eccellente allenatore anche della nazionale Jugoslava a metà degli anni ’80) e soprattutto del grande Vujadin Boskov.

Branko Zebec, a parte la passione per il calcio, era una persona di un’intelligenza fuori dal comune. Si guadagnò l’accesso all’Università grazie agli eccellenti voti conseguiti nel suo percorso superiore e anche se prese poi la decisione di dedicarsi alla carriera calcistica non smise mai di interessarsi alla chimica e alla fisica, due delle sue grandi passioni.

Eccelleva inoltre nel gioco degli scacchi e ha sempre considerato gli scacchi un eccellente “esercizio” in ambito calcistico.

“Ogni calciatore come i pezzi degli scacchi si muove in modo diverso e ha caratteristiche diverse. Saperle fare coesistere ed ottenere il meglio da ognuno è la stessa filosofia negli scacchi come nel calcio” ha sempre affermato Branko Zebec.

Fu ai tempi del Bayern Monaco che la dipendenza dagli alcolici di Zebec diventò di dominio pubblico.

E pure in un periodo dove si tendeva a minimizzare e ad accettare la cosa con superficialità e goliardia gli eccessi dell’allenatore nato a Zagabria nel maggio del 1929 stavano in realtà diventando sempre più imbarazzanti per giocatori e società.

Proprio in quel periodo nacque il soprannome che Zebec si porterà appresso per il resto della carriera: Fernet-Branko, in onore dell’amaro italiano di cui era un grande estimatore.

Il caso più clamoroso dopo il quale fu impossibile nascondere all’opinione pubblica i problemi di Zebec con l’alcol accadde per ironia della sorte pochi giorni prima di quella che rimane forse la più grande impresa di una delle squadre da lui allenata ovvero la vittoria in semifinale dell’Amburgo contro il Real Madrid allenato proprio dall’amico Vujadin Boskov.

Dopo lo zero a due subito al Santiago Bernabeu gli uomini di Zebec annichiliscono con un contundente cinque a uno i madrileni, al termine di una partita semplicemente perfetta dei teutonici.

Quattro giorni prima di quel memorabile match l’Amburgo è impegnato in un match di Bundesliga in trasferta a Dortmund contro il Borussia.

Al momento della partenza del pullman con destinazione la città della Ruhr di Branko Zebec non c’è traccia.

Lo cercano nei suoi ritrovi abituali, chiamano più a volte a casa ma senza alcun risultato.

Zebec è a letto a smaltire i postumi di una sbronza gigante.

Quando finalmente riesce a riaprire gli occhi non solo il pullman è già partito ma si accorge di essere in grave ritardo.

Prende la sua auto e vola verso Dortmund.

… “volo” che però dura poche decine di chilometri prima che Zebec non attiri le attenzioni di una macchina della polizia.

Viene fermato per eccesso di velocità ma i problemi non si esauriscono lì.

A Zebec viene rilevato un tasso alcolico di 3.25 … generalmente sufficiente a stendere un uomo assai più robusto di Zebec.

L’auto gli viene confiscata sul posto e gli viene imposto di presentarsi in questura il giorno successivo.

Zebec non si perde d’animo.

Prende un taxi e arriva a Dortmund giusto in tempo per dare la formazione e andare ad accomodarsi in panchina.

Il problema è che una volta in panchina Branko Zebec si addormenterà profondamente e le foto del “mister” dormiente faranno il giro di giornali e televisioni.

Sui sistemi di allenamento di Zebec sono assai contrastanti le versioni dei calciatori che lo hanno avuto come allenatore.

Per Paul Breitner e Felix Magath è stato “senza ombra di dubbio il miglior tecnico mai avuto nel corso della carriera”.

Breitner che lo ebbe all’Eintracht al suo rientro dal Real Madrid e prima del suo ritorno al Bayern afferma che “Ha ampliato la mia visione del gioco in maniera incredibile. E per uno come il sottoscritto che aveva vinto un Mondiale, un Europeo e una Coppa dei Campioni non è una cosa da poco”.

Per Magath invece è “l’uomo che creò l’Amburgo dal nulla e diede al Club le basi per rimanere ai vertici del calcio tedesco ed europeo per più di una decade. Non nascondo che nella mia carriera di allenatore è soprattutto a lui e ai suoi metodi che ho fatto maggiormente riferimento”.

Kevin Keegan, pur ammettendo il grande impatto avuto da Zebec al suo arrivo all’Amburgo afferma che la durezza degli allenamenti di Zebec “mi hanno probabilmente privato di almeno un paio d’anni di carriera. Finiti gli allenamenti ero spesso così esausto che arrivato a casa andavo direttamente a dormire senza neppure mangiare”.

Ancora più eloquenti le dichiarazioni di Horst Hrubesch che definì Zebec “un sadico” o quelle di Franz Beckenbauer che, con maggiore eleganza, afferma che “nel momento esatto in cui Branko Zebec arrivò al Bayern Monaco finì la nostra gioventù”.

Resta il fatto, inattaccabile, che Branko Zebec sia stato uno degli allenatori più grandi di tutta la storia della Bundesliga e che grazie ai suoi metodi e alla sua “visione” ha letteralmente trasformato due dei più grandi club di Germania … sempre al confine tra genio e umane debolezze.

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Remo Gandolfi

Remo Gandolfi è nato e vive a Parma. Ha un patentino di allenatore messo in qualche ripostiglio a prendere polvere, ama il calcio, il ciclismo, la musica rock, la storia contemporanea, l’Argentina, tutti i piatti con il tartufo e la Guinness. E sull'amato pallone la pensa esattamente come Angel Cappa, figura romantica del calcio argentino: “Non si può ridurre il calcio solo al risultato, come non si può ridurre l’amore solo all'orgasmo”.

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