Uno degli uomini più amati e carismatici nella storia del calcio è stato sicuramente Bill Shankly.

L’uomo che di fatto inventò il LIVERPOOL FOOTBALL CLUB portandolo dalle zone basse della Second Division ai vertici del calcio inglese ed europeo e gettando le basi anche per i trionfi ottenuti in seguito dal suo ex-braccio destro Bob Paisley.

Oltre alle grandi capacità come allenatore questo piccolo, orgoglioso e tenace scozzese è stato una delle figure più romantiche, passionali e coraggiose di tutta la storia del calcio britannico.

Era infatti dotato di una dialettica, di un acume e di una capacità comunicativa straordinarie per un uomo che aveva lasciato la scuola da bambino per andare in miniera come tutti quelli nati nel suo villaggio di Glenbuck, in Scozia.

Molte delle sue “massime” sono entrate nel folklore del ricchissimo panorama di storie e aneddoti del calcio.

Noi, del “Nostro Calcio”, proveremo a raccontarvene qualcuna.

La sua passione per il calcio era riconosciuta universalmente. Talmente tanto che qualcuno lo considerava un vero e proprio fanatico.

Una volta venne chiesto a Shankly se era vero che per l’anniversario di matrimonio aveva portato la moglie ad assistere ad una partita del Rochdale, squadra allora in Quarta Divisione.

«Ma secondo voi ?» fu la veemente risposta di Shankly. «Potrei mai fare una cosa simile ? Innanzitutto non mi sarei mai sposato durante la stagione calcistica e poi … era solo il suo compleanno …»

Altre peculiarità del carattere di Bill Shankly erano la sua modestia e la sua grande umiltà.

Nonostante i successi ottenuti con i suoi “Reds” e gli innumerevoli attestati e riconoscimenti personali “Shanks” è sempre rimasto con i piedi fermamente per terra.

«La pressione è non avere un lavoro. La pressione è mandare avanti una famiglia con uno stipendio da minatore, operaio e manovale. La pressione è dover salvare una squadra dalla retrocessione senza un penny da spendere per rinforzarla.

Lottare per il titolo, per la FA CUP o per una Coppa Europea … no, quella non è pressione.

Quello è il premio».

Forse non tutti sanno che fu proprio Bill Shankly colui che fece posare la famosa placca con l’iscrizione “THIS IS ANFIELD” nel tragitto tra gli spogliatoi e il mitico terreno di gioco dei Reds.

Questo il motivo: «E’ per ricordare ai nostri ragazzi per chi stanno giocando … e ai nostri avversari per ricordare CONTRO CHI stanno giocando».

Come tutti gli esseri umani anche Shankly aveva i suoi difetti. Il più grande che gli fu riconosciuto riguardava la sua totale incapacità di perdonare o di rapportarsi con i calciatori della propria squadra infortunati.

Per lui era inaccettabile.

Se eri infortunato per Shanks smettevi semplicemente di esistere.

Celeberrima una sua discussione con “Iron Man” Tommy Smith, difensore del Liverpool e uno dei calciatori più duri e determinati mai visti su un campo di calcio.

«Tommy, togli quella fottuta fasciatura dal ginocchio e comincia a correre !» grida Shankly al suo roccioso difensore centrale.

«Boss, non ci riesco proprio. Il mio ginocchio mi fa un male cane» è la risposta di Smith.

«Ti ho detto di toglierti quella fottuta fasciatura … e poi quello non è il TUO ginocchio … quel ginocchio è del LIVERPOOL FOOTBALL CLUB »

Un’altra famosissima frase di Bill Shankly riguarda il suo rapporto davvero speciale con la famosa “Spion Kop” del Liverpool, il settore dei tifosi più appassionati e fedeli dei Reds.

«Se sei un membro della Kop ti senti come un componente di una società speciale, dove tutti si sentono parte di qualcosa e dove tutti sono amici, uniti e fedeli».

Quello che invece non molti sanno è il retroscena che portò a questa affermazione.

Accadde che poco prima della finale di FA CUP a Wembley del 1965 in cui il Liverpool doveva affrontare i Leeds di Don Revie a Shankly arrivò la richiesta di biglietti nientemeno che dai Beatles, anche loro di Liverpool e ormai diventati un fenomeno mondiale.

La risposta di Bill Shankly fu perentoria.

«Non ho mai visto nessuno di loro nella Kop e non mi risulta che ci abbiano mai messo piede. Se mi dovessero rimanere anche solo quattro biglietti andrebbero a qualcuno dei ragazzi della Kop».

Signori, questo era Bill Shankly.

Avatar
Remo Gandolfi

Remo Gandolfi è nato e vive a Parma. Ha un patentino di allenatore messo in qualche ripostiglio a prendere polvere, ama il calcio, il ciclismo, la musica rock, la storia contemporanea, l’Argentina, tutti i piatti con il tartufo e la Guinness. E sull'amato pallone la pensa esattamente come Angel Cappa, figura romantica del calcio argentino: “Non si può ridurre il calcio solo al risultato, come non si può ridurre l’amore solo all'orgasmo”.

No Comments Yet

Leave a Reply

Your email address will not be published.