Esiste un’infinita bibliografia di “duri” più o meno legittimi del mondo del calcio.

Ogni nazione ne ha almeno 4 o 5 da proporre come i più “tosti”, con discussioni spesso infinite su chi sia davvero più cazzuto degli altri.

Su uno di questi in Gran Bretagna sono praticamente tutti d’accordo.

Non è un nome conosciutissimo al grande pubblico anche se è stato un “Signor” numero 9 che pur non giocando mai in formazioni di primissimo piano è arrivato comunque a vestire la maglia dei bianchi d’Inghilterra.

A raccontarci questo aneddoto è il suo amico Tony Coton, eccellente numero uno di squadre come il Manchester City, il Watford o il Birmingham.

«Siamo in un pub in Hemel Hempstead. Una serata tranquilla con un paio di amici passata come tante altre a chiacchierare, a scherzare e a bere qualche pinta.

In questo pub c’è un lungo bancone fatto ad “L” e per andare al bagno devi percorrerlo tutto. Ho lasciato i ragazzi e mi sono avviato verso la toilette.

Quando esco vedo quattro tipi, decisamente su di giri, che mi squadrano da capo a piedi.

«Ehi, ma tu non sei quel coglione che gioca in porta nel Watford?» mi chiede uno di loro.

«Si. -rispondo io- Gioco in porta nel Watford ma non sono un coglione».

«Se il mio amico dice che sei un coglione vuol dire che lo sei» dice un altro del gruppo.

«Quindi anche tu mi stai dando del coglione?» gli dico io guardandolo dritto negli occhi.

«Certo. Anche secondo me lo sei» è la sentenza definitiva di quest’ultimo.

È evidente che non c’è molto margine per ragionare per cui è meglio chiudere qui la discussione.

Meglio tornare al mio posto.

«Dove stai andando coglione?» mi chiede ancora il tipo.

Stavolta la tentazione è troppo forte. Gli mollo un pugno dritto sul mento. Lui barcolla ma, prima che io possa finire la mia opera, gli altri tre mi sono addosso. Due mi tengono fermo mentre un altro inizia a colpirmi.

A quel punto però accade qualcosa. Con la coda dell’occhio vedo arrivare un corpo lanciato in avanti a mezz’aria. Come un attaccante che cerca di colpire un pallone di testa in tuffo. Solo che l’obiettivo stavolta non è un pallone: è la testa di quello che mi stava riempiendo di pugni.

L’impatto mi fa venire in mente un cocomero che cade in terra: il volto del tipo è una maschera di sangue.

I due che mi stavano tenendo hanno un attimo di smarrimento.

Un attimo di troppo. Pochi secondi e anche loro sono stesi per terra a far compagnia al loro amico.

Rissa finita, tutto sistemato. Ha fatto tutto lui, il mio amico Mick “The Bludgeon” Harford.

Che effettivamente fa l’attaccante e segna tanti goal di testa in tuffo.»

EPILOGO

Nell’attimo in cui Harford “stende” l’ultimo dei provocatori arriva il titolare del locale che non trova nulla di meglio che colpire con un grosso manganello Harford alla nuca.

Mick non si muove di un centimetro. Si tocca la zona in cui è stato colpito. La sua mano si riempie di sangue. C’è un taglio profondo.

«Tony, portami al Pronto Soccorso» dice Harford all’amico Coton con la massima tranquillità.

Poi si gira verso il titolare del pub lo guarda e gli sussurra:«Con te ci vediamo dopo. Sei in un mare di guai amico» sono le esatte parole di Harford.

Coton tornerà in quel pub con altri amici un paio di settimane dopo.

… Il titolare del pub girava per il locale con un paio di grossi occhiali scuri …

Mick Harford è uno dei 27 protagonisti di http://www.urbone.eu/obchod/mavericks-cult-heroes-del-calcio-britannico

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Remo Gandolfi

Remo Gandolfi è nato e vive a Parma. Ha un patentino di allenatore messo in qualche ripostiglio a prendere polvere, ama il calcio, il ciclismo, la musica rock, la storia contemporanea, l’Argentina, tutti i piatti con il tartufo e la Guinness. E sull'amato pallone la pensa esattamente come Angel Cappa, figura romantica del calcio argentino: “Non si può ridurre il calcio solo al risultato, come non si può ridurre l’amore solo all'orgasmo”.

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