MARIO KEMPES

La sensazione che abbiamo noi è che un giocatore così forte e determinante nella storia di un Mondiale di calcio sia stato in qualche modo dimenticato e comunque non “celebrato” come altri che avevano avuto un impatto sicuramente inferiore a quello di Mario Kempes.

La sua è una delle 43 storie raccontate in http://www.urbone.eu/obchod/matti-miti-e-meteore-del-f%C3%B9tbol-sudamericano e della quale, prima di gustarci un video con “Marito” in azione vi proponiamo un breve stralcio.

E’ il 1971. Mario ha 17 anni, gioca nelle giovanili della sua squadretta locale, il Talleres de Belle Ville. Guadagna qualche pesos come apprendista in una carpenteria ma il suo sogno è il calcio.

Dicono che sia bravo, molto bravo. Il suo capo alla carpenteria conosce qualche dirigente dell’Instituto Cordoba, squadra professionistica. Un giorno viene a sapere che all’Instituto fanno un provino per ragazzi della sua età. Prende un autobus, si fa tre ore di strada e si presenta al provino. Il tecnico dell’Instituto che gestisce il provino chiede ai ragazzi di presentarsi. Nome e provenienza.

“Carlos Aguilera e sono di Bell Ville” risponde senza esitazione Mario. “Bell Ville ?” chiede il tecnico. “Conosci per caso un certo Mario Kempes che vive proprio lì ? Al suo Club pensano sia un fenomeno e vogliono una cifra assurda per lui”. “No mi spiace. Non lo conosco”. risponde Mario.

“Carlos Aguilera” scende in campo, segna due gol in un quarto d’ora. Dopo pochi giorni e altri gol in un torneo locale gli viene offerto un contratto. Mario Kempes alias Carlos Aguilera inizia così la sua carriera professionistica.

L’umiltà è sempre stata prerogativa assoluta di questo ragazzone. Non voleva che la fama lo precedesse. Voleva far vedere cosa sapeva fare senza vantaggi o idee preconcette.

Lui che lascerà la maglia numero “10” ai Mondiali di Spagna ad un ragazzino di 21 anni, molto meno umile e modesto di lui.

Lui che porterà l’Argentina sul tetto del Mondo nel 1978 con 6 gol nelle ultime 3 partite. Lui che quando gli intitolarono uno stadio (Il Chateau Carreras di Cordoba dal 2010 si chiama “Estadio Mario Kempes) dirà che una targa all’entrata sarebbe stata sufficiente!

Lui che non volle stringerà la mano a Videla, lui che quando alcuni compagni lo ripresero per la sfrontatezza e per quel gesto pericoloso risponderà “Quell’assassino può uccidere tutti i ragazzini, i dissidenti e i padri di famiglia che vuole, senza che nessuno faccia niente. Ma il capocannoniere dei Mondiali è troppo vigliacco per toccarlo”.

About Author /

Remo Gandolfi è nato e vive a Parma. Ha un patentino di allenatore messo in qualche ripostiglio a prendere polvere, ama il calcio, il ciclismo, la musica rock, la storia contemporanea, l’Argentina, tutti i piatti con il tartufo e la Guinness. E sull'amato pallone la pensa esattamente come Angel Cappa, figura romantica del calcio argentino: “Non si può ridurre il calcio solo al risultato, come non si può ridurre l’amore solo all'orgasmo”.

Leave a Comment

Your email address will not be published.

Start typing and press Enter to search