JULEN GUERRERO

Simbolo come pochi nella storia del calcio. Una Nazione, Euskal Herria, si è identificata in lui e lo ha amato visceralmente in uno dei periodi più difficili nella storia di questo glorioso club.

Non è stato difficile amarlo.

Era forte, bello e soprattutto fedele al suo adorato Athletic Club.

Tanto da rifiutare ingaggi principeschi dai più grandi club europei dell’epoca.

(Chiedere a Valdano del Real Madrid o a Cragnotti della Lazio)

Tratto da http://www.urbone.eu/media/images/shop/questo-e-il-nostro-calcio.jpg un piccolo stralcio del tributo a Julen Guerrero … poco prima di gustarsi le sue eleganti e bellissime giocate.

Julen Guerrero era un bambino come tanti in Euskal Herria e come tutti quelli che prendevano a calci un pallone all’epoca aveva un sogno solo: giocare per l’Athletic Bilbao.

Bilbao è un posto meraviglioso.

Ma da Bilbao non ci passi … a Bilbao ci vai solo se ci devi o ci vuoi andare.

Bilbao è “chiusa” come chiusi sembrano i suoi abitanti al primo impatto.

In realtà sono solo educati, corretti e curiosi di capire “perché” sei venuto PROPRIO a Bilbao.

Una volta che hanno capito le tue intenzioni ti fanno sentire l’ospite più coccolato di questo mondo.

Quando Julen Guerrero entrò nella Cantera dell’Athletic aveva otto anni.

Dormiva con la maglietta dell’Athletic, in camera aveva le foto dello squadrone diretto da Javier Clemente che vinse due campionati consecutivi all’inizio degli anni ’80.

A quei tempi era impossibile vedere un bambino con la maglia del Madrid o del Barça in tutta la Biscaglia.

Oggi non è più così.

Nemmeno lì, nemmeno a Bilbao il calcio si è salvato da questo schifo di “globalizzazione”.

Non ci volle molto tempo ai tifosi “zurigorri” per capire che Julen Guerrero era qualcosa di speciale.

“La perla di Lezama” lo avevano immediatamente ribattezzato.

Era un diamante autentico.

Solo che allora, alla fine degli anni ’80, tenere custodito un segreto non era poi così impossibile.

Giocava già per le selezioni nazionali di categoria (era sempre un qualche anno avanti a tutti gli altri … a 16 anni era già titolare dell’Under 19 di Spagna) e Barcellona e Real Madrid gli avevano già messo gli occhi addosso.

A quei tempi non c’erano procuratori/sanguisughe che propagandavano i loro “prodotti” come fossero saponette o assorbenti.

Ma la differenza VERA ve l’ho già spiegata ed è la più importante di tutte.

Allora, se nascevi da quelle parti, c’era solo una squadra per la quale sognavi di giocare.

E quella squadra era l’Athletic Club de Bilbao.

Nell’estate del 1992 sulla panchina dei biancorossi arriva un manager tedesco.

Si chiama Jupp Heynckes.

La squadra viene da alcune stagioni disastrose dove i risultati sono stati pessimi e gli allenatori si sono alternati con una frequenza mai vista prima da quelle parti.

Heynckes inizia gli allenamenti.

Gli consigliano di aggregare in preparazione alcuni ragazzi delle giovanili.

Al termine del primo allenamento si rivolge ad uno dei preparatori dell’Athletic. “Da domani quel ragazzino lì viene con noi in prima squadra”.

Quel “ragazzino” è Julen Guerrero.

About Author /

Remo Gandolfi è nato e vive a Parma. Ha un patentino di allenatore messo in qualche ripostiglio a prendere polvere, ama il calcio, il ciclismo, la musica rock, la storia contemporanea, l’Argentina, tutti i piatti con il tartufo e la Guinness. E sull'amato pallone la pensa esattamente come Angel Cappa, figura romantica del calcio argentino: “Non si può ridurre il calcio solo al risultato, come non si può ridurre l’amore solo all'orgasmo”.

Leave a Comment

Your email address will not be published.

Start typing and press Enter to search