UBALDO FILLOL: L’amore conta più di un trofeo

E’ il 22 dicembre del 1990.

Ultima partita del campionato “Apertura” argentino

Il Newell’s del Loco Bielsa si presenta a questo incontro con 1 solo punto di vantaggio sui rivali per la corsa al titolo del River Plate che giocano invece al Monumental contro il Velez Sarsfield.

In porta per il Velez c’è Ubaldo Matildo Fillol.

 “El Pato” ha già dichiarato che, a 40 anni suonati, questa sarà la sua ultima partita.

Dal Monumental riceve un’ovazione autentica al momento di scendere in campo.

Fillol si commuove ma deve giocare gli ultimi 90 minuti della sua ultraventennale carriera.

Contro il River, la squadra del suo cuore, dove ha passato quasi metà della sua splendida avventura professionale.

La partita è tesa, vibrante.

Gareca, il biondo centravanti del Velez, porta in vantaggio i suoi.

Il gelo scende sul Monumental.

Ma c’è ancora tempo.

Nel frattempo il San Lorenzo ha pareggiato il gol del vantaggio del Newell’s di Ruffini.

E’ ancora tutto in gioco.

Passano pochi minuti e al River Plate viene concesso un calcio di rigore.

Ruben “Polilla” Da Silva si incarica del tiro ma Fillol vola sulla sua destra a respingere la conclusione.

Altra doccia fredda, freddissima per il popolo del Monumental.

Finisce il primo tempo e quando le squadre tornano in campo Fillol va nella porta situata sotto la curva della “hinchadas” più calda del River.

… che gli tributa, come tutto lo stadio, una ovazione ancora più grande di quella di inizio partita.

Il River riuscirà a pareggiare e avrà anche l’occasione per portarsi in vantaggio ma FIllol parerà tutto il possibile.

Il titolo andrà al Newell’s del giovane mister Marcelo Bielsa.

A fine partita non c’è rabbia o rancore.

Tutt’altro.

A fine partita il Monumental sarà in piedi a salutare “El Pato”, che farà il giro del campo, l’ultimo da giocatore, con le lacrime agli occhi.

E non c’è tifoso del River che quel giorno non la pensi allo stesso modo.

“Oggi è andata come è andata. Ci saranno altri campionati da vincere ma quello che più conta è salutare e ringraziare degnamente il più grande portiere della storia dei Millionarios e di tutto il calcio argentino”.

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Remo Gandolfi è nato e vive a Parma. Ha un patentino di allenatore messo in qualche ripostiglio a prendere polvere, ama il calcio, il ciclismo, la musica rock, la storia contemporanea, l’Argentina, tutti i piatti con il tartufo e la Guinness. E sull'amato pallone la pensa esattamente come Angel Cappa, figura romantica del calcio argentino: “Non si può ridurre il calcio solo al risultato, come non si può ridurre l’amore solo all'orgasmo”.

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