CHRIS WADDLE: “Magic Chris”

Mi era capitato poche volte di essere così eccitato come nell’estate del 1989. La mia squadra, il Totthenam Hotspurs, stava facendo le cose in grande.

Nelle chiacchiere con gli amici che con me condividevano i sabati pomeriggio al White Hart Lane da anni in quell’estate iniziò a circolare una parola che da noi non è esattamente comune o frequente: vincere.

Si perché se sei tifoso del Totthenam come quelli della mia generazione (quelli oggi vicini ai 60) e hai iniziato ad andare allo stadio nei primi anni ’70 di trionfi non ne hai visti tanti … due FA CUP consecutive ad inizio anni ‘80 (in questa competizione siamo bravi !) e una coppa Uefa un lustro fa, vinta in finale contro i belgi dell’Anderlecht.

Punto.

In quell’estate però quella parola tornò a circolare.

L’anno prima con l’arrivo di Terry Venables sulla nostra panchina e soprattutto con l’arrivo di quel genio pazzo di Paul Gascoigne andare al White Hart Lane tornò ad essere un piacere.

Gazza e Chris Waddle avevano un’intesa perfetta.

Entrambi nati dalle parti di Newcastle avevano ridato quella brillantezza, quell’estro al nostro gioco che avevamo perso con l’addio di Glenn Hoddle, l’uomo che illuminò anche i periodi più duri della nostra “vita” di tifosi degli Spurs.

Quell’estate accadde qualcos’altro, qualcosa che eravamo convinti avrebbe fatto la differenza.

Perché giocare un bel calcio, vedere tecnica e creatività è importante … ma se quella sfera di cuoio non la butti in fondo al sacco vincere continua a rimanere una chimera.

In quel mese di luglio del 1989 la BBC annunciò che Gary Lineker aveva firmato per il Totthenam Hotspurs.

Non ci potevamo credere. Su di lui, che era stato giudicato prescindibile nel Barcellona di Cruyff, ci si era lanciato anima e corpo il Manchester United di Ales Ferguson.

Invece lui scelse noi.

Ora avevamo il finalizzatore che avrebbe fatto diventare oro gli assist di Gascoigne e i cross di Waddle.

Poi accadde l’imprevedibile.

Praticamente lo stesso giorno in cui arrivò Lineker.

Chris Waddle era stato ceduto ai francesi dell’Olympique Marsiglia per 4.5 milioni di sterline.

Una cifra pazzesca che lo faceva diventare il terzo calciatore più pagato della storia.

Non ci potevo credere. Adesso che avevamo chi faceva i gol lasciavamo andare via colui che i gol li creava ?

Qualcuno dei tifosi degli Spurs non la prese neppure troppo male.

“Beh, sono un sacco di soldi comunque !”.

No, io non la pensavo così. Io l’ho sempre pensata come Brian Clough.

“I soldi in un Club non devono essere in banca ma su un campo di calcio”.

In quella stagione arrivammo ancora terzi ma non fummo mai davvero in lotta per il titolo.

Nessuno me lo toglierà mai dalla testa: con Chris Waddle avremmo vinto il campionato.

… anche perché al posto di Chris Waddle si alternavano Paul Stewart e Vinnie Samways …

Chris Waddle in quell’estate arriverà all’Olympique Marsiglia. Bernard Tapie, il controverso presidente dell’O.M. che aveva appena trionfato in campionato, ha ormai un chiaro obiettivo: portare l’Olympique ai vertici non solo del calcio francese ma di quello europeo.

Nella stessa estate insieme a Waddle arriva anche “El Principe” Enzo Francescoli a dare grande qualità ad un team che comprendeva già calciatori del valore di Papin, Amoros, Tigana e del brasiliano Mozer.

L’inizio per Waddle è tutt’altro che semplice.

Quando arriva al Marsiglia mancano meno di due settimana all’inizio della stagione. Waddle è in clamoroso ritardo di preparazione.

“In circa dieci giorni tentarono di farmi fare quello che di solito si fa in un mese. In più a luglio in Francia c’era un caldo pazzesco. Durante quegli allenamenti andai vicinissimo a svenire un paio di volte !” ricorda Chris di quel periodo.

Nelle prime due di campionato parte dalla panchina.

Ma non si sono spesi tutti quei soldi per vederlo entrare ad una manciata di minuti dalla fine.

Alla terza partita, la trasferta a Toulouse, Waddle è titolare.

Segna dopo una manciata di minuti dal fischio d’inizio.

“Dopo mezz’ora però ero praticamente “morto”.

Il Toulouse rimonta battendo due a uno la corazzata marsigliese.

La svolta, quella definitiva, il 27 ottobre del 1989.

Al “Velodrome” arrivano i nemici storici del Paris Saint Germain.

Non sono ancora i miliardari attuali ma tra le loro fila hanno comunque giocatori del valore di Safet Susic, Zlatko Vujovic e Gabriel Calderon.

La partita è ancora sullo zero a zero quando su calcio d’angolo di Francescoli e una respinta della difesa del PSG raccoglie il pallone Amoros.

Lo ributta in area dalla parte opposta, sul lato sinistro della difesa dei parigini che tentano di mettere in fuorigioco gli attaccanti dell’Olympique.

Waddle arriva da dietro con perfetto tempismo. Addomestica la palla con il patto, attende l’uscita di Joel Bats e poi lo supera con un delicato pallonetto.

La porta è vuota. Basta spingere la palla in rete.

Waddle lo fa … ma con un colpo di tacco che fa impazzire i tifosi del “Velodrome”.

In quel giorno d’autunno Chris Waddle entra nel cuore di tutta Marsiglia … per non uscirci mai più.

Chris Waddle nasce Felling, cittadina situata ad una manciata di km a sud di Newcastle-Upon-Tyne.

Sarà proprio con il Newcastle che Chris inizierà la sua carriera professionistica.

Lo farà a quasi venti anni di età e soprattutto quando il sogno del calcio professionistico è ad un passo da essere messo nel cassetto.

Chris infatti lavora in una fabbrica che produce salsicce e gioca per i dilettanti del Tow Law Town.

Dopo due provini falliti con il Sunderland (squadra del quale Chris è tifosissimo) e con il Coventry arriva finalmente l’offerta del Newcastle.

Fa il suo debutto nell’ottobre del 1980 in un match al St. James’ Park contro lo Shwresbury. Diventa ben presto titolare ma per il Newcastle sono anni bui.

La squadra langue a metà classifica in Seconda Divisione quando nell’estate del 1982 il club accoglie tra le sue fila il 31enne Kevin Keegan.

E’ una mossa assolutamente inattesa per il popolo Geordie.

Kevin Keegan è ancora un eccellente attaccante e la sua scelta “di cuore” (giocare nella squadra che amava prima di chiudere la carriera) riempie d’orgoglio il popolo del Newcastle che torna a sperare in qualcosa di meglio che andare a giocare a Grimsby o a Barnsley.

Keegan farà da chioccia a Waddle e ad un altro promettentissimo attaccante di nome Peter Beardsley.

Dopo una stagione di adattamento nel 1984 arriva finalmente la promozione in First Division.

C0ntemporaneamente arriva però la “bomba”.

“Ho raggiunto il mio obiettivo. Contribuire a riportare il Newcastle dove merita. Oro posso pensare a riposarmi” sono le parole di Keegan al termine di quel campionato.

A quel punto, perso il loro leader, sarà proprio Chris Waddle ad assumersi le responsabilità di dare al Newcastle quella qualità indispensabile a sopravvivere in First Division.

Nel frattempo sulla panchina dei Magpies è arrivato Jack Charlton al posto di Arthur Cox che per dissapori con la Dirigenza (pochi fondi per rinforzare la squadra) e dopo un ottimo inizio di campionato la squadra, pur perdendo qualche colpo a metà stagione, ottiene una salvezza tutto sommato tranquilla.

Il gioco essenziale e pragmatico voluto da Charlton però pregiudica notevolmente le caratteristiche di Waddle che con le sue brillanti prestazioni nella sua prima stagione in First Division si è fatto già un nome importante, facendo anche il suo esordio con la Nazionale inglese di Bobby Robson nel marzo del 1985 contro la Repubblica d’Irlanda.

In estate è il Totthenam Hotspurs che bussa con maggiore insistenza alla porta dei Magpies. Sarà un tribunale a decidere la cifra del passaggio di Waddle agli Spurs. Poco meno di 600 mila sterline, cifra che scontenterà non poco il Newcastle.

A livello personale per Waddle saranno quattro eccellenti stagioni dove continuerà la sua maturazione pur se privato della possibilità di giocare le competizioni europee dopo la tragedia dell’Heysel.

La stagione 1986-1987 sarà la migliore in assoluto per gli Spurs che però non riusciranno a portare al White Hart Lane nessun trofeo. Terzo posto in campionato, eliminati in semifinale di Coppa di Lega dall’Arsenal (dopo una “saga” davvero spettacolare) e soprattutto con la delusione della finale di FA CUP persa a Wembley contro il non irresistibile Coventry City.

Dopo la felice esperienza in Francia (e la delusione di una finale di Champions League persa ai rigori contro la Stella Rossa nella finale di Bari) Chris Waddle torna in Inghilterra.

Ad attenderlo c’è lo Sheffield Wednesday che con Trevor Francis in panchina è tornata prepotentemente nelle zone alte della First Division.

A quasi 33 anni potrebbe sembrare che per Waddle sia poco più che un ritorno romantico nel calcio inglese lasciato nel momento migliore della sua carriera.

Niente di più sbagliato.

“Magic Chris” come veniva chiamato a Marsiglia, gioca una stagione sontuosa.

Sarà determinante nelle due strepitose cavalcate delle “Civette” nelle due Coppe Nazionali, FA CUP e League Cup.

In entrambe le competizioni gli uomini di Francis raggiungeranno la finale e in entrambi i casi contro l’Arsenal di George Graham e del bomber Ian Wright.

La “maledizione delle finali” continuerà a colpire Waddle. Saranno due sconfitte di misura contro i Gunners e addirittura per la finale di FA CUP sarà necessaria una ripetizione dopo il pareggio (1 a 1) del primo incontro.

Al termine di quella stagione Chris Waddle verrà eletto miglior calciatore della First Division.

Una soddisfazione enorme e il giusto riconoscimento ad uno dei calciatori più talentuosi della sua generazione.

Waddle, dopo un’altra eccellente stagione con lo Sheffield, vedrà via via  diminuire la sua influenza nel team. Un paio di stagioni dopo si parlerà di un suo nostalgico ritorno al Newcastle sulla cui panchina siede ora proprio il suo mentore Kevin Keegan.

Non se ne farà nulla e Chris, che ama visceralmente giocare a calcio, inizierà una specie di pellegrinaggio prima nelle serie inferiori e poi nei dilettanti dove continuerà a giocare ben oltre il compimento del 40mo anno di età.

Chris Waddle, il giocatore più latino di tutti i calciatori inglesi, rimarrà uno dei pochissimi calciatori della storia del calcio ad essere stato amato praticamente ovunque abbia giocato.

Il suo stile caracollante e particolare, il suo funambolico dribbling, la sua abilità di calciare indifferentemente di sinistro o di destro e soprattutto quell’amore per la giocata ad effetto che tanto fa innamorare i tifosi lo metteranno per sempre fra i grandi artisti del calcio.

ANEDDOTI E CURIOSITA’

Quando arrivò dal Sunderland la richiesta a Waddle di presentarsi per un provino di due settimane presso il club al giovane operaio di Felling pareva di sognare.

La possibilità di giocare per la squadra del cuore.

Al termine di quelle due settimane a Waddle venne semplicemente detto “Grazie, ma non ci interessi”.

“Per poter fare quel provino presi le mie due ultime settimane di ferie. Quando poco tempo dopo mi chiamò il Newcastle non avevo più giorni liberi dal lavoro ! Dovetti attendere qualche mese ma per fortuna non cambiarono idea !” racconta Waddle divertito.

L’arrivo di Kevin Keegan fu l’inizio di una nuova era per i Magpies. Dalle 20mila anime che popolavano in quel periodo il St. James’ Park diventarono in breve 30-35mila.

Il primo anno non fu fortunato e in Newcastle dovette rinviare la promozione in First Division. Uno dei motivi, a detta dello stesso Waddle, fu che i giocatori più giovani della squadra erano in evidente soggezione nei confronti del grande attaccante di Liverpool e Amburgo. Fu Arthur Cox,il manager di quel Newcastle che si rivelò determinante. “Chris, tu sei all’altezza per giocare con chiunque. Non hai niente da invidiare a nessun calciatore che conosco” furono le parole del manager dei Magpies.

“Da quel giorno iniziai a giocare senza alcun timore e tutto diventò più facile”.

All’arrivo al Totthenam Waddle trova altrettanti campioni con cui condividere le responsabilità. La stagione 1986-1987 fu la migliore del suo periodo agli Spurs anche se non arrivò alcun trofeo.

Il Totthenam giocava un calcio molto moderno, sia come approccio (palla sempre a terra, triangolazioni rapide e inserimenti da dietro) sia tatticamente (Clive Allen giocava da unica punta, un’assoluta eccezione in un periodo dove il 4-4-2 era il dogma assoluto.

In quella stagione Clive Allen segnerà 49 reti ufficiali.

Molte delle quali propiziati dai palloni che gli arrivavano da Waddle.

“Segnò 49 reti ma con il gioco che sviluppavamo in quel team avrebbe potuto segnarne 70 !” ricorda sempre con un sorriso Waddle.

Al suo arrivo in Francia trova un Olympique di altissimo livello. I marsigliesi hanno appena vinto il campionato dopo diciassette lunghi anni di digiuno. Dopo l’inizio tribolato Waddle diventa ben presto un idolo dei tifosi dell’OM. Il merito, come rimarcherà più volte Waddle, non è tutto suo.

“I giocatori con grande tecnica e fantasia in Francia venivano considerati una ricchezza. In Inghilterra purtroppo spesso un “lusso” che non ci si poteva permettere.

“Mentre prima dovevo rientrare in difesa a protezione della squadra e magari trovarmi in possesso di palla a settanta metri dalla porta avversaria in Francia mi dicevano di rimanere in attacco, di non sprecare inutili energie ma di cercare di fare la differenza quando la palla l’avevamo noi. All’inizio non ci potevo credere !” ricorda Waddle del suo periodo in Francia.

Una delle giovani star con cui condivise il suo periodo all’OM fu Eric Cantona, che giocò con Waddle tutta la prima metà della stagione 1990-1991 prima di infortunarsi gravemente al ginocchio.

“Eric si vedeva che aveva un talento incredibile. E fin quando è rimasto con noi si è sempre comportato benissimo. Andavamo molto d’accordo e siamo usciti anche diverse volte a bere una birra insieme. L’unico “capriccio” era la sua adorata Harley-Davidson. Non ricordo di averlo visto arrivare all’allenamento con un mezzo di locomozione diverso dalla sua moto !”

Un giorno da Aix-en-Provence, dove viveva, Waddle prende la sua Vauxhall SRi Turbo e “vola” verso Marsiglia per l’allenamento. E’ in ritardo per cui spinge sull’acceleratore. Ad un certo punto si accorge che dietro di lui c’è una macchina della polizia a sirene spiegate al suo inseguimento.

Viene fermato. “Lo sa a che velocità stava andando ?” gli chiede il solerte poliziotto mentre estrae il libretto delle contravvenzioni ?” ma prima che il calciatore inglese possa rispondere il poliziotto dopo averlo guardato con più attenzione si rivolge di nuovo a lui. “Waddle ?”

Alla conferma della sua identità il poliziotto ripone il libretto ed estrae invece un semplice block-notes.

“Mi farebbe un autografo ?”.

Mentre Waddle sta firmando il poliziotto chiede “Posso sapere perché stava viaggiando a quella velocità ?”

“Purtroppo sono in ritardo per l’allenamento” risponde Waddle.

“Nessun problema. Ci segua” è la risposta dell’uomo in divisa.

Lampeggianti accesi e sirene spiegate. Waddle è “scortato” dai poliziotti fino all’arrivo a destinazione.

Due delle serate più importanti nella carriera di Waddle al Marsiglia sono state sicuramente quelle del suo celebrato gol al PSG e la vittoria nei quarti contro il Milan.

Entrambe hanno però due divertenti aneddoti sconosciuti ai più.

Nel gol contro il PSG raccontato precedentemente quello che fece innamorare il popolo dell’OM fu “l’arroganza” di Waddle che dopo aver evitato l’uscita di Bats con un abile pallonetto decise di utilizzare un irriverente colpo di tacco per mettere il pallone nella porta vuota.

“L’ho fatto perché ero assolutamente convinto di essere in fuorigioco !” racconterà anni dopo Waddle. “Si erano tutti fermati ed pensavo che il gol sarebbe stato annullato. Quando mi sono girato e ho visto l’arbitro indicare il cerchio di centrocampo ho capito che avevo fatto un gol davvero speciale !”

Durante la partita dei quarti di finale contro il Milan (il famoso match del “black-out del Velodrome) Waddle riceve un colpo in testa in uno scontro con Paolo Maldini, il suo avversario diretto quella sera.

“Dopo quel colpo giocai il resto del match con un bustina di sali in mano che ogni tanto annusavo quando sentivo che mi iniziava a girare la testa. Finita la partita andai a casa. Avevo Gazza come ospite. Ad un certo punto mentre stavamo bevendo un paio di birre svenni completamente. Chiamammo un ambulanza.

“Chris, ma che me..a sei ! Tre birre e sei già ko !” mi disse Gazza quando mi portarono via con l’ambulanza.

… rimasi in ospedale una settimana …

Uno dei capitoli più controversi per Waddle è stata la Nazionale inglese.

Punto fermo con Bobby Robson fino ai Mondiali del 1990 (in semifinale con la Germania fu uno dei migliori in campo) venne in seguito accantonato da Graham Taylor, il nuovo selezionatore.

“La sua idea di calcio era quanto di più diverso ci fosse da quello a cui ero abituato in Francia. Palloni lunghi a scavalcare il centrocampo oppure giocati sugli esterni che dovevano rimanere sempre molto larghi sulle fasce. Fu quasi naturale che iniziai a perdere di importanza in seno alla squadra. Certo fu una sofferenza dover guardare dal divano di casa gli Europei in Svezia del 1992. Ero in un eccellente momento della mia carriera” ricorda con un disappunto Waddle.

Una semifinale di un Campionato del Mondo e una finale di Champions League perse entrambi ai calci di rigore lasciano decisamente il segno.

“In entrambi le occasioni credo che fosse evidente a tutti che avremmo meritato di vincere. Con la Germania subimmo un gol sfortunatissimo e giocammo molto meglio di loro. Contro la Stella Rossa fummo l’unica squadra che cercò di giocare a calcio. Loro avevano in mente solo una cosa: arrivare ai calci di rigore. … una scelta assurda considerata la qualità di quella squadra.

Qualche anno fa i tifosi dell’Olympique Marsiglia hanno votato per eleggere il miglior calciatore del club del 20mo secolo. Chris Waddle si è piazzato al secondo posto, alle spalle del bomber Jean-Pierre Papin.

Infine, alla domanda su chi sia stato tra i tanti il calciatore più forte con cui abbia giocato Waddle non ha esitazioni. “Lo vedevo giocare in tv quando ancora lavoravo nella fabbrica di salsicce. Quando arrivai al Totthenam con lui non solo mi insegnò tantissime cose ma rimanevo a bocca aperta per le giocate che sapeva fare. Glenn Hoddle è stato il più bravo di tutti”.

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Remo Gandolfi è nato e vive a Parma. Ha un patentino di allenatore messo in qualche ripostiglio a prendere polvere, ama il calcio, il ciclismo, la musica rock, la storia contemporanea, l’Argentina, tutti i piatti con il tartufo e la Guinness. E sull'amato pallone la pensa esattamente come Angel Cappa, figura romantica del calcio argentino: “Non si può ridurre il calcio solo al risultato, come non si può ridurre l’amore solo all'orgasmo”.

1 Comment

  • michele
    3 mesi ago Reply

    Uno dei più belli e precisi articoli mai letti su Waddle.

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