MICK HARFORD: Più “duro” dei duri

E’ stato un grandissimo “target man”, ovvero il classico ariete inglese così stupendamente di moda negli anni ’70 e ’80 in modo particolare.

Eccezionale nel gioco aereo e con due piedi educatissimi era anche e soprattutto uno a cui era decisamente meglio non rompere le scatole.

Chi ha già letto http://www.urbone.eu/obchod/mavericks-cult-heroes-del-calcio-britannico ha avuto modo di conoscerlo ma per i pochissimi (!) che non l’avessero ancora fatto è giusto raccontare qualcosa.

Tony Coton, suo compagno al Birmingham in quel periodo ricorderà sempre che in tutte le squadre in cui ha militato, ogni volta che si doveva affrontare il team in cui militava Mick in quel periodo, la domanda era sempre la stessa: «Sapete se Harford gioca oggi?» tanto era il timore nei suoi confronti.

C’è un solo giocatore nella storia della “Crazy Gang” del Wimbledon del terribile Vinnie Jones e di John Fashanu dove Harford chiuse la sua carriera professionistica, che non sia stato vittima dei due scherzi classici a cui nessun nuovo acquisto del Club poteva sottrarsi: il taglio dei vestiti “borghesi” al termine del primo allenamento, e la “svestizione” completa del nuovo arrivato prima di essere lasciato a piedi sulla statale SW19 a fianco del campo di allenamento.

… indovinato chi è?

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Remo Gandolfi è nato e vive a Parma. Ha un patentino di allenatore messo in qualche ripostiglio a prendere polvere, ama il calcio, il ciclismo, la musica rock, la storia contemporanea, l’Argentina, tutti i piatti con il tartufo e la Guinness. E sull'amato pallone la pensa esattamente come Angel Cappa, figura romantica del calcio argentino: “Non si può ridurre il calcio solo al risultato, come non si può ridurre l’amore solo all'orgasmo”.

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