DEAN ASHTON e un vizio che non si perde

Per anni su Dean Ashton si sono riversate le speranze di tanti tifosi inglesi che vedevano in lui il nuovo Alan  Shearer. Giocatore nel più classico stile del numero 9 britannico per struttura fisica e bravura in acrobazia ma con una caratteristica in più: Dean Ashton aveva una tecnica eccellente.

Purtroppo un grave infortunio occorsogli durante un allenamento con la Nazionale inglese il giorno prima del suo debutto in una amichevole contro la Grecia lo ha costretto, dopo anni di operazioni, rientri e nuovi interventi chirurgici, ad appendere le scarpe al fatidico chiodo a soli 26 anni, nel dicembre del 2009.

Il nostro aneddoto racconta di quanto accaduto sette anni dopo, in occasione del “Testimonial Match” organizzato dal West Ham per celebrare i dieci anni di carriera con gli Hammers di Mark Noble.

E’ il 28 marzo 2016. Si gioca il “Testimonial Match” in onore di Mark Noble, capitano e bandiera degli Hammers. Ad Upton Park ci sono più di 35.000 persone.

Per celebrare i dieci anni di carriera del forte centrocampista del West Ham (ancora oggi prepotentemente sulla breccia) ma anche per ammirare vecchi campioni che hanno fatto la storia recente di questo glorioso Club. Ci sono Rio Ferdinand, Teddy Sheringham e c’è anche l’amatissimo e indimenticato Paolo Di Canio. Tutti autentici “Cult Heroes” per i supporter “claret & blue”.

E c’è anche lui, Dean Ashton, che nonostante la sua malridotta caviglia non ha voluto mancare a questo importante e nostalgico appuntamento.

I capelli se ne sono andati e al loro posto sono arrivati parecchi chilogrammi in più per l’ex numero 9 degli Hammers.

Ma, come si suol dire, il lupo perde il pelo ma non il vizio.

C’è un’azione di gioco che si sviluppa sulla destra.

Parte un cross, proprio dai piedi di Mark Noble.

“Deano” è posizionato sul secondo palo ma un po’ troppo avanzato rispetto al pallone.

Per poter colpire quel pallone che cade dal cielo c’è solo una cosa da fare e Dean Ashton non ci pensa due volte.

Torsione del corpo per poi lanciarsi in aria, testa verso il basso e piedi in cielo ad agganciare quel pallone che sembrava irraggiungibile.

La palla è colpita perfettamente con il collo del piede e finisce la sua corsa in fondo alla rete. Una frazione di secondo di assoluto silenzio … e poi il boato dei 35.000 di Upton Park.

… con lo stesso pensiero nella testa di ognuno di loro: quanti gol così si siamo persi in questi anni ?

Nota: quella di Dean Ashton è una delle 27 biografie raccontate in http://www.urbone.eu/obchod/mavericks-cult-heroes-del-calcio-britannico

A seguire il link del gol https://youtu.be/NxJgJmGqc6Y

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Remo Gandolfi è nato e vive a Parma. Ha un patentino di allenatore messo in qualche ripostiglio a prendere polvere, ama il calcio, il ciclismo, la musica rock, la storia contemporanea, l’Argentina, tutti i piatti con il tartufo e la Guinness. E sull'amato pallone la pensa esattamente come Angel Cappa, figura romantica del calcio argentino: “Non si può ridurre il calcio solo al risultato, come non si può ridurre l’amore solo all'orgasmo”.

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