Il Brasile che si apprestava a disputare i campionati del Mondo di Svezia del 1958 era la squadra di una nazione che non era ancora riuscita ad assorbire la grande delusione del Mondiale di otto anni prima, quello organizzato in casa e perso nell’ultima partita contro l’Uruguay di Ghiggia, Schiaffino e Varela.

Tanta era la determinazione della Federazione brasiliana di conquistare finalmente il loro primo titolo della storia che al seguito della squadra in quei mondiali nel nord Europa oltre al classico staff tecnico furono aggregati un medico, un cuoco, un dentista e … uno psicologo.

Ed è proprio il Dottor Joao Carvalhes che, terminati i test psicologici e i colloqui con i calciatori va da Vicente Feola, tecnico dei brasiliani, consigliandogli di non utilizzare Garrincha, la giovane ala destra del Botafogo.

“I suoi risultati sono disastrosi. Una così limitata capacità logica e intellettiva non gli permetteranno di gestire la pressione di un Campionato del Mondo”. Questo il definitivo giudizio dello psicologo.

… che, per buona misura, consiglierà a Feola di rinunciare anche a Pelé che vista la sua giovanissima età è ritenuto anche lui dal Dott. Carvalhes inadeguato a sostenere la pressione di una competizione così importante.

Feola nelle prime due partite si fida dello psicologo.

Pelé e Garrincha rimangono in panchina nei due incontri con Austria e Inghilterra.

Ma con la qualificazione al turno successivo ancora in bilico e dopo lo spento zero a zero con gli inglesi Feola decide di inserire in squadra i due “inadatti”.

Il Brasile vincerà per due reti a zero contro la forte Unione Sovietica e vincerà le successive partite con Galles, Francia e la finale contro i padroni di casa della Svezia.

Alla fine di quella edizione dei Mondiali il diciassettenne Pelè e Mané Garrincha finiranno dritti dritti nella formazione ideale della manifestazione … e chissà se il Dottor Carvalhes avrà continuato a lavorare per la Federazione calcistica brasiliana …

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Remo Gandolfi

Remo Gandolfi è nato e vive a Parma. Ha un patentino di allenatore messo in qualche ripostiglio a prendere polvere, ama il calcio, il ciclismo, la musica rock, la storia contemporanea, l’Argentina, tutti i piatti con il tartufo e la Guinness. E sull'amato pallone la pensa esattamente come Angel Cappa, figura romantica del calcio argentino: “Non si può ridurre il calcio solo al risultato, come non si può ridurre l’amore solo all'orgasmo”.

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