Uno dei personaggi più divertenti, popolari e richiesti da tutte le tv del Sudamerica è sicuramente Oscar Ruggeri.

Campione del mondo con l’Argentina nel 1986 e vincitore di parecchi trofei con diverse squadre di club, Ruggeri è oggi, alla soglia dei sessant’anni, un autentico intrattenitore.

La simpatia e l’assoluta franchezza con cui racconta aneddoti ed episodi della sua vita calcistica lo hanno fatto diventare ambitissimo dai tanti “talk.show” calcistici argentini e non solo.

Uno dei passaggi più ricchi e divertenti riguarda la sua singola stagione al Real Madrid.

E’ l’estate del 1989. Ruggeri ha appena disputato una eccellente stagione con il piccolo Logrones.

A volerlo al Real Madrid è il tecnico olandese Leo Beenhakker che però in quell’estate viene esonerato (nonostante tre trofei vinti su quattro, l’unico “fallimento” l’eliminazione nella semifinale di Coppa dei Campioni contro il Milan).

Al suo posto arriva il gallese John Toschack, con cui Ruggeri avrà una rapporto quantomeno “conflittuale”.

«Il primo giorno in cui misi piede nello spogliatoio del Real Madrid fu un shock assoluto. Entrai sorridendo, pronto a salutare i miei nuovi compagni.

Erano tutti seduti intenti a fare le loro cose.

Non un sorriso, una frase di benvenuto o uno sguardo di curiosità.

L’unico che parlò fu Hugo Sanchez.

«Hola sudaca».

Sudaca è il modo più dispregiativo per riferirsi ad un sudamericano …

Cercai un posticino dove andarmi a sedere.

Ero campione del mondo in carica con l’Argentina ma per loro non ero nessuno.

Ci misi molto poco a scoprire che non si parlavano neppure tra di loro.

Finito l’allenamento tutti a casa, ognuno per conto suo.

Non ho mai visto uno spogliatoio così freddo e diviso.

C’erano giocatori di grande personalità e talento come Michel, Schuster, Butragueño, Gordillo e lo stesso Hugo Sanchez ma il denaro e le differenze di ingaggio tra di loro parevano l’unica cosa davvero importante” ricorda con dispiacere Ruggeri, che al contrario ha saputo farsi amare ed apprezzare in ogni squadra nella quale ha militato.

«Dopo qualche settimana» prosegue Ruggeri nel suo racconto «ero già stanco di questa situazione. Andai da Agustin che era il portiere di riserva ma era anche il capitano del Club».

«Agustin, dobbiamo fare qualcosa. Questa situazione non può andare avanti così per tutta la stagione. Convochiamo una riunione, ci guardiamo in faccia, tiriamo fuori tutto quello che non va e poi ripartiamo senza più pesi da portarci appresso» dissi al capitano.

Organizzammo la riunione.

Si vomitarono addosso di tutto. Anni di piccole ripicche, di litigi mai superati, di invidie e di rancori. Quando finì la riunione la situazione era molto peggiore di quando era iniziata !

«Bravo. Bella idea Oscar» mi disse Agustin al termine di quell’incontro.

La squadra però era forte, ma forte davvero.

Vincemmo il campionato con nove punti di vantaggio sulla seconda (il Valencia).

Il giorno in cui raggiungemmo matematicamente la conquista del titolo al fischio finale andai verso i nostri tifosi per festeggiare con loro e ringraziarli del sostegno nella classica “vuelta olimpica”, il giro d’onore classico.

Mi girai e mi accorsi che ero completamente solo !

I miei compagni erano già tutti negli spogliatoi, smaniosi di uscire dal Bernabeu il prima possibile.

«Beh, ma non usa qui uscire a festeggiare con i tifosi ?» chiesi tra lo stupito e l’arrabbiato.

«Lascia perdere» mi risposero quasi in coro «E’ il quinto campionato di fila … ormai è quasi una noia …» fu la risposta dei miei compagni.

Purtroppo, come dimostrato con Beenhakker nella stagione precedente, vincere titoli al Real Madrid non garantisce assolutamente nulla.

A fine stagione Toschack comunica a Ruggeri che non rientra più nei suoi piani e che dovrà cercarsi una nuova squadra.

«Certo» gli risposi «Prima però mi pagate tutti e tre gli anni di contratto rimanenti»

Non era esattamente quella la sua idea e neppure dei dirigenti.

Tra noi iniziò una vera e propria guerra psicologica … nella quale io mi divertivo moltissimo !

Ad un certo punto smise perfino di farmi giocare nelle partitelle in allenamento e allora io mi coricavo in mezzo al campo di gioco a prendere il sole ! Con i miei compagni che dovevano evitare di finirmi addosso !

«Ma non puoi fare questo a casa tua ?» mi chiedeva Toschack.

«No, mi piace più qui insieme ai miei compagni di squadra !» gli rispondevo immancabilmente.

Un altro momento tra i miei preferiti era quando negli spogliatoi Toschack iniziava a parlare di tattica, del prossimo incontro e dei nostri avversari.

Non appena iniziava a parlare io tiravo fuori schiuma da barba e lametta e iniziavo a radermi lì, in mezzo allo spogliatoio, fischiettando allegramente !

Diventava matto …

Alla fine trovammo un accordo. Tornai in Argentina nelle file del Velez Sarsfield. Un po’ di rimpianto ovviamente c’era perché quando arrivi ad un Club come il Real Madrid andarsene è dura … ma di sicuro non rimpiango Mister John Toschack !

Avatar
Remo Gandolfi

Remo Gandolfi è nato e vive a Parma. Ha un patentino di allenatore messo in qualche ripostiglio a prendere polvere, ama il calcio, il ciclismo, la musica rock, la storia contemporanea, l’Argentina, tutti i piatti con il tartufo e la Guinness. E sull'amato pallone la pensa esattamente come Angel Cappa, figura romantica del calcio argentino: “Non si può ridurre il calcio solo al risultato, come non si può ridurre l’amore solo all'orgasmo”.

No Comments Yet

Leave a Reply

Your email address will not be published.