Lee Chapman è stato uno degli attaccanti più prolifici della storia del calcio inglese degli anni ’80 primi anni ’90.

Uno dei più classici esempi di “target-man” vecchio stile del calcio britannico, ormai, purtroppo, scomparsi dalla circolazione.

Chapman, con oltre 200 reti all’attivo in carriera, è stato sempre un calciatore con un grande mercato nel campionato inglese.

Dopo i suoi eccellenti inizi con lo Stoke City, furono Arsenal e Manchester United a lottare per accaparrarselo.

La scelta di “Chappy” fu per i Gunners londinesi … ma le cose non andarono affatto come sperato.

Nel giro di un anno e mezzo Lee Chapman si ritrovò da “uomo-mercato” ad attaccante del campionato “Riserve”, senza pretendenti e con un futuro alquanto incerto.

Poi arrivò Howard Wilkinson.

“Wilko” vide in lui cose che altri (Terry Neill, manager dell’Arsenal in primis) non erano stati capaci di vedere.

Un attaccante talmente bravo nel gioco aereo, talmente determinato e coraggioso da mettere la testa dove altri avevano imbarazzo a mettere il piede e talmente opportunista in area di rigore che, se servito a dovere, sapeva diventare un autentico “9” di razza nel più puro stile britannico.

Howard Wilkinson lo portò con se prima allo Sheffield Wednesday e in seguito al Leeds, dove con Chapman, al centro dell’attacco, i “Whites” trionfarono sorprendentemente nel campionato 1991-1992.

Proprio nel periodo allo Sheffield Wednesday Chapman gioca alcune delle stagioni migliori della sua carriera.

Siamo nel 1987-1988.

Chapman segna ormai da tre stagioni con grande regolarità e la sua fama ha ormai superato i confini d’Inghilterra.

Sono diverse le squadra europee che hanno manifestato interesse nei suoi confronti anche se in Inghilterra la corte di Brian Clough e del suo Nottingham Forest è quanto mai serrata.

Un giorno però a Chapman arriva la telefonata di Uli Hoeness, general manager del Bayern di Monaco.

Lee Chapman è letteralmente spiazzato.

Una delle più grandi squadre europee interessate ai suoi servigi.

E’ l’occasione della vita.

Hoeness arriva in Inghilterra.

Assiste a due incontri consecutivi dello Sheffield Wednesday.

Quello interno contro l’Arsenal e quello esterno a Londra contro il Wimbledon.

Chapman gioca due ottimi incontri, segnando i gol che valgono allo Sheffield i due pareggi finali nelle due partite.

Hoeness è entusiasta di quello che ha visto.

Telefona a Jupp Heynckes, l’allenatore del Bayern, che lo raggiunge per l’ultimo incontro della stagione, quello contro il Liverpool che lo Sheffield giocherà tra le mura amiche il 7 di maggio.

E’ un massacro.

Il Liverpool domina in maniera assoluta per tutti i novanta minuti.

Il 5 a 1 finale va probabilmente stretto ai Reds.

Lee Chapman tocca probabilmente non più di dieci palloni in tutto l’incontro.

Il suo sogno di firmare per il gigante del calcio tedesco finisce quel giorno.

“Non ho mai più ricevuto una sola telefonata da nessuno del Bayern Monaco. E dopo quella partita non ne ero affatto stupito” ricorda con rassegnazione Lee Chapman nella sua autobiografia.

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Remo Gandolfi

Remo Gandolfi è nato e vive a Parma. Ha un patentino di allenatore messo in qualche ripostiglio a prendere polvere, ama il calcio, il ciclismo, la musica rock, la storia contemporanea, l’Argentina, tutti i piatti con il tartufo e la Guinness. E sull'amato pallone la pensa esattamente come Angel Cappa, figura romantica del calcio argentino: “Non si può ridurre il calcio solo al risultato, come non si può ridurre l’amore solo all'orgasmo”.

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