MOACYR BARBOSA e una condanna all’ergastolo

Moacyr Barbosa era il portiere del Brasile nel famoso “Maracanazo”, ovvero uno dei giorni più tragici della storia del calcio brasiliano.

Quel giorno l’Uruguay vincendo due a uno si portò a casa un Mondiale che “doveva” essere del Brasile.

In attesa di raccontarvi a breve tutta la storia è giusto ricordare cosa ha dovuto subire quest’uomo, che un paese intero ha deciso di far diventare il capro espiatorio di una gestione oscena di quell’intera giornata che doveva consacrare per la prima volta il Brasile campione del Mondo.

Per il resto della sua esistenza Moacyr Barbosa dovette sopportare di tutto.

“Ogni volta che entravo in un luogo pubblico erano battute, risatine di scherno fino ad arrivare a veri e propri insulti. Se non avessi imparato con il tempo a passarci sopra e a rimanere calmo ora sarei in carcere o al cimitero”.

Nel 1993 la Nazionale brasiliana si sta preparando per i Mondiali statunitensi dell’anno successivo.

Barbosa si trovò a passare dalle parti dove si trovava in ritiro la Nazionale per quello stage. Decise di entrare per salutare calciatori e staff.

Fu allontanato in maniera decisamente brusca e assai poco educata dalle guardie di sicurezza … appositamente istruite da Mario Zagallo, direttore tecnico di quella Nazionale che si oppose fermamente all’ingresso del 72enne Barbosa.

Motivo ? “Porta sfortuna” fu la triste giustificazione di Zagallo.

Uno degli episodi più toccanti lo raccontò lo stesso Barbosa poco prima della sua morte, avvenuta nel 2000.

“Un giorno ero in un supermercato a fare spesa. Mi si avvicinò una signora con il nipotino. Mi guardò e poi indicandomi al nipote gli disse «Vedi quel signore lì ? E’ colui che fece piangere tutto il Brasile tanti anni fa».

nb: la copertina è quella del meraviglioso libro del maestro Darwin Pastorin. Secondo noi è un libro imperdibile.

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Remo Gandolfi è nato e vive a Parma. Ha un patentino di allenatore messo in qualche ripostiglio a prendere polvere, ama il calcio, il ciclismo, la musica rock, la storia contemporanea, l’Argentina, tutti i piatti con il tartufo e la Guinness. E sull'amato pallone la pensa esattamente come Angel Cappa, figura romantica del calcio argentino: “Non si può ridurre il calcio solo al risultato, come non si può ridurre l’amore solo all'orgasmo”.

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