Uno degli speciali più belli realizzati da Netflix è senza dubbio quello dedicato al grande Bobby Robson, l’allenatore inglese capace di vincere trofei praticamente in ogni paese d’Europa, di portare il “piccolo” Ipswich Town a conquistare una Coppa UEFA e di arrivare con la Nazionale inglese fino alla semifinale del Campionato del Mondo del 1990, semifinale persa ai calci di rigore contro la Germania.

Uno dei momenti più toccanti di tutto il documentario dedicato al manager di Sacriston, cittadina a 15 miglia da Newcastle, è il racconto da parte di Paul Gascoigne del suo ultimo incontro con Robson, un allenatore che per “Gazza” è stato come un padre.

Questo incontro avvenne in occasione di una partita commemorativa della semifinale dei mondiali italiani del 1990 tra Inghilterra e Germania.

La “Sir Bobby Robson Throphy Match”, disputata al St. James’ Park di Newcastle.

E’ il 26 luglio del 2009.

Bobby Robson, da anni alle prese con un cancro, viene accompagnato in campo dai famigliari.

“Eravamo tutti in fila schierati in attesa del suo passaggio e del suo saluto” racconta Gascoigne. “Fra i tedeschi c’erano Lothar Mattheus, Steffen Freund, Guido Buchwald. Salutò tutti con un sorriso e un gesto della mano ma da dove ero io sentivo distintamente la sua voce. «Dov’è Gazza ? Dov’è ?» continuava a ripetere.

“Poi arrivò davanti a me. Mi sorrise, mi guardò dritto negli occhi e mi disse «Gioca bene Paul».

Solo questo. “Gioca bene”.

Sono le parole di Paul Gascoigne che raccontando l’episodio non riesce a trattenere le lacrime.

Cinque giorni dopo, il 31 luglio del 2009, Bobby Robson morirà.

Ma come ricorda Josè Mourinho parlando di Robson, a cui fece da braccio destro sia al Porto che al Barcellona, “Nessuno muore fin quando l’ultima persona che ti ha amato sarà ancora in vita”.

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Remo Gandolfi

Remo Gandolfi è nato e vive a Parma. Ha un patentino di allenatore messo in qualche ripostiglio a prendere polvere, ama il calcio, il ciclismo, la musica rock, la storia contemporanea, l’Argentina, tutti i piatti con il tartufo e la Guinness. E sull'amato pallone la pensa esattamente come Angel Cappa, figura romantica del calcio argentino: “Non si può ridurre il calcio solo al risultato, come non si può ridurre l’amore solo all'orgasmo”.

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