Ho sempre pensato che nel parmigiano-tipo di oggi si mescolino due filoni opposti ma convergenti: da un lato quella tendenza al complesso di superiorità che deriva dai fasti di Maria Luigia, dalla cultura della capitale che si diffuse nella prima metà dell’800.

Dall’altro la riottosità e il ribellismo iconicamente espressi dagli Arditi del Popolo di Picelli e Cieri che nel ’22 opposero con successo le Barricate in Oltretorrente alla prepotenza dei fascisti. Per me i parmigiani di oggi sono una fusione di questi tratti. Ora prevale uno, ora l’altro, ma coesistono e si intrecciano.

Nel calcio il primo aspetto ha trovato il suo periodo d’oro nell’era-Parmalat in cui i tifosi crociati hanno potuto spesso sbeffeggiare quelli delle grandi storiche e dell’invisa Juventus in special modo.

Il tratto più popolaresco è riemerso nel 2015 quando si è trattato di andare sui campi della serie D: al parmigiano-snob sarebbe venuta la depressione, invece il suo alter ego s’è rimboccato le maniche con entusiasmo e ha attraversato la stagione con gite fuori porta e il tifo come una volta. Ma il giorno in cui lo spirito delle Barricate, dei cosiddetti Capannoni (i proletari che il Fascio, per punirli dopo i moti del ’22, disperse in mega agglomerati nelle periferie, veri e propri ‘’slums’’ ante litteram) è venuto fuori in modo eclatante è il 4 maggio 1986.

Quella domenica dal cielo nuvoloso il Parma di Arrigo Sacchi, imbattuto e addirittura mai perforato nel suo Tardini, ospitava la Reggiana nel classico derby dell’Enza. E’ la quint’ultima partita del campionato e i gialloblù (la croce nera su fondo bianco era già stata ‘’cassata’’ dal diesse Sogliano due anni prima) veleggiano in testa con 40 punti, seguiti da Modena a 37, Piacenza 36 e Reggiana a 34.

Le ultime quattro sfide, Varese, Ancona, Rondinella e Sanremese sono tutte abbordabili. Attorno alla squadra c’è grande entusiasmo. Il derby d’andata era stato vinto alla grande, al Mirabello, per 3-1. La squadra è forte e gioca un gran bel calcio. Arrigo Sacchi sta “incubando” le sue idee, i suoi concetti tattici in una piazza che è perfetta per lui. Paziente e aperta alle novità, senza eccessive ambizioni, non avendo ancora mai messo piede in serie A se non nel ’25 in un massimo torneo a gironi. Sacchi l’ha voluto Sogliano che gli ha messo assieme un gruppo di ragazzi adatti al suo gioco: alcuni, come Righetti, Bianchi e Zannoni lo hanno seguito dal Rimini, il libero (anche se con Sacchi il ruolo sfuma un po’…) Signorini arriva dalla Cavese, il centravanti Marco Rossi, pagato oltre un miliardo, dal Francavilla. C’è la chioccia Salvioni, c’è Roberto Mussi salvatosi dalla diaspora del gruppo appena retrocesso dalla B. C’è l’altro centrale difensivo Roberto Bruno, roccioso e perfetto a fianco di Signorini.

Insomma, niente sembra poter fermare ormai la cavalcata del Parma, tant’è che in una curva che non ha ancora i posti numerati c’è una ressa incredibile e qualche ultrà molto ottimista pensa bene di tagliare i supporti della già precaria recinzione per agevolare l’invasione di campo a fine gara. E invece … accade l’imprevedibile. Nel finale di primo tempo l’attaccante Paci si fa espellere in modo peraltro discutibile dall’arbitro Calabretta e Sacchi lo “cazzia” con veemenza mentre esce dal campo.

Al 4’ della ripresa Righetti perde una palla a centrocampo e Albi può lanciare Cacciatori: a tu per tu con il portiere Landucci l’attaccante granata lo scavalca in pallonetto e segna l’1-0.

Crolla così l’imbattibilità del portiere al Tardini, stoppata a 1309 minuti, record peraltro mai più neppure avvicinato. Nelle prime 14 gare in casa il Parma aveva ottenuto 10 vittorie e 4 pareggi, segnando 20 gol senza subirne neanche uno. Insomma, un fosco presagio.

Otto minuti dopo mentre il Parma si getta in avanti con furia una bella triangolazione degli ospiti permette al terzino Albi un comodo tap in per il 2-0. Accorcerà Signorini, ma tra vari fischi contestati dell’arbitro finirà 1-2, con il campionato riaperto. A fine stagione Parma e Modena finiranno appaiate a 47 punti salendo entrambe in B, ma quel giorno non doveva finire così.

Accortisi infatti che la recinzione della Nord era stata tagliata, i carabinieri si assiepano ai piedi della curva per impedire invasioni ma così facendo ostacolano la visuale a una fetta di tifosi. Per tutta la gara cori offensivi monete e altri oggetti piovono sulle loro teste, protette da caschi e scudi. Fatto sta che quando, dopo il triplice fischio, i capi dei Boys entrano in campo per slegare gli striscioni e andarsene a casa i loro movimenti vengono male interpretati dal vice questore che ordina una carica: da lì prende le mosse il più drammatico pomeriggio mai vissuto al Tardini.

Intanto c’è la reazione dei Boys, sentitisi attaccati con inusitata violenza senza capirne il motivo. Tutto il resto dello stadio, dalla tribuna e dai Distinti, assiste alla mattanza chiedendo a gran voce ai caramba di fermarsi. Diversi invece i cori dei tifosi reggiani, guardati a vista dai celerini di Padova, che aizzano le forze dell’ordine … Dietro la Nord il cortile è selciato e non è difficile procurarsi sassi: esplode una reazione violenta e si può parlare di vera e propria battaglia, che continuerà nell’antistadio e nelle strade limitrofe. Verrà attaccata anche un’ambulanza che trasportava un carabiniere ferito, per dire di come si erano esacerbati gli animi. A me varie volte è capitato di avere gli occhi lucidi per l’emozione in uno stadio di calcio, ma mai per i lacrimogeni sparati a decine e i cui fumi penetrarono anche negli spogliatoi. A sedare gli scontri intervenne fortunatamente un violentissimo temporale che verso sera si abbatté su Parma, distanziando i contendenti.

Alla fine saranno trenta i feriti e i contusi ricoverati o medicati all’ospedale, e 18 gli arrestati. 12, maggiorenni, finiti nell’allora carcere di San Francesco, e 6, minorenni, all’apposita struttura di Bologna. Non pochi quel giorno ripensarono all’ancora vivo dramma dell’Heysel, visto che la carica provocò panico e fughe disordinate. Nei giorni successivi sulla base di immagini tv e interrogatori ci furono altre ‘’retate’’ di giovani più o meno coinvolti. Alcuni le avevano già ‘’buscate’’ dai padri tornando a casa, altri furono convocati in Questura e torchiati un po’.

Il questore Tronca tra un sopralluogo e una relazione al Ministro dell’Interno inserì anche la richiesta di intervenire presso la Figc per assicurare arbitri adeguati alle sfide più calde … Il processo poi ridimensionò buona parte dei capi d’accusa e le pene per i fermati furono leggere o nulle.

La battaglia del 4 maggio è poi spesso stata ricordata dalle generazioni successive con striscioni e moti di orgoglio perché c’era, nella tifoseria, la sensazione di aver reagito, magari in modo cruento, ad un sopruso immotivato. Quel giorno segnò anche in modo profondo la Curva Nord: diversi capoccia della tifoseria più calda si intiepidirono.

C’era chi aveva già famiglia, chi la stava progettando, insomma si registrò un certo distacco e si rese necessario un graduale ricambio. Per fortuna negli anni successivi il Parma sul campo aiutò i giovani tifosi a recuperare entusiasmo e impegno mentre la ristrutturazione dei vari settori dello stadio garantì più serenità sul fronte dell’ordine pubblico.

Ma ogni anno, ai primi di maggio, la Nord ricorda immancabilmente quella data in cui una tifoseria perse l’innocenza ma forgiò un capitolo della sua storia.

Paolo Grossi
Paolo Grossi

Ormai prossimo ai sessant'anni, Paolo Grossi da trentacinque segue da vicino le vicende del Parma. Da Sacchi a D'Aversa, da Signorini a Gervinho, ha seguito passo passo tecnici e giocatori protagonisti nel Ducato. Una laurea in lingue; è allenatore di calcio Uefa B e finché il lavoro gliel'ha consentito ha guidato formazioni giovanili. Ama la sua bici da corsa, il trekking, la letteratura e, da buon parmigiano i piaceri della tavola

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