DEAN ASHTON: ascesa e caduta di un grande “9”

Mancano meno di 48 ore al tuo esordio con la Nazionale del tuo Paese, l’Inghilterra.

Un sogno che si sta per avverare.

Un sogno che era iniziato ai tuoi esordi nel piccolo Crewe Alexandra ma che via via aveva iniziato a prendere forma.

Si è consolidato al Norwich ed è diventato realtà al West Ham che grazie ai tuoi gol è tornato in posizioni importanti in classifica e che dopo 26 lunghi anni è tornato a giocare una finale di Coppa di Inghilterra.

Non sarà così.

Quello che accadde in quell’ultimo allenamento con i tuoi compagni di nazionale è raccontato qui http://www.urbone.eu/obchod/mavericks-cult-heroes-del-calcio-britannico

E noi del Nostro Calcio ve ne proponiamo un breve stralcio

A seguire, come sempre, “Deano” in azione.

E’ il 28 marzo 2016. Si gioca il “Testimonial Match” in onore di Mark Noble, capitano e bandiera degli Hammers. Ad Upton Park ci sono più di 35.000 persone.

Per celebrare i dieci anni di carriera del forte centrocampista del West Ham (ancora oggi prepotentemente sulla breccia) ma anche per ammirare vecchi campioni che hanno fatto la storia recente di questo glorioso Club. Ci sono Rio Ferdinand, Teddy Sheringham e c’è anche l’amatissimo e indimenticato Paolo Di Canio. Tutti autentici “Cult Heroes” per i supporter “claret & blue”.

E c’è anche lui, Dean Ashton, che nonostante la sua malridotta caviglia non ha voluto mancare a questo importante e nostalgico appuntamento.

I capelli se ne sono andati e al loro posto sono arrivati parecchi chilogrammi in più per l’ex numero 9 degli Hammers.

Ma, come si suol dire, il lupo perde il pelo ma non il vizio.

C’è un’azione di gioco che si sviluppa sulla destra.

Parte un cross, proprio dai piedi di Mark Noble.

“Deano” è posizionato sul secondo palo ma un po’ troppo avanzato rispetto al pallone.

Per poter colpire quel pallone che cade dal cielo c’è solo una cosa da fare e Dean Ashton non ci pensa due volte.

Torsione del corpo per poi lanciarsi in aria, testa verso il basso e piedi in cielo ad agganciare quel pallone che sembrava irraggiungibile.

La palla è colpita perfettamente con il collo del piede e finisce la sua corsa in fondo alla rete. Una frazione di secondo di assoluto silenzio … e poi il boato dei 35.000 di Upton Park.

… con lo stesso pensiero nella testa di ognuno di loro: quanti gol così ci siamo persi in questi anni ?

C O N T I N U A …

A seguire invece alcuni dei gol più belli di questo splendido quanto sfortunato attaccante.

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Remo Gandolfi è nato e vive a Parma. Ha un patentino di allenatore messo in qualche ripostiglio a prendere polvere, ama il calcio, il ciclismo, la musica rock, la storia contemporanea, l’Argentina, tutti i piatti con il tartufo e la Guinness. E sull'amato pallone la pensa esattamente come Angel Cappa, figura romantica del calcio argentino: “Non si può ridurre il calcio solo al risultato, come non si può ridurre l’amore solo all'orgasmo”.

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