UBALDO FILLOL: “Hombre vertical”

Un meraviglioso portiere e un “hombre vertical” come si usa dire dalle sue parti per coloro non sono esattamente facili da piegare.

In http://www.urbone.eu/obchod/matti-miti-e-meteore-del-f%C3%B9tbol-sudamericano vi raccontiamo delle sue imprese tra i pali ma anche del coraggio nel tenere testa a chi voleva “ammansirlo” in un periodo della storia dell’Argentina dove dissentire era una parola che Videla e i suoi accoliti intendevano far sparire dal vocabolario.

A seguire un breve stralcio dal libro e poi, come sempre, un breve ma quanto mai significativo video delle doti di questo grande “arquero”.

Ubaldo Matildo Fillol, detto “El Pato” nasce a San Miguel del Monte, un piccolo centro rurale ad un centinaio di km da Buenos Aires.

I suoi genitori si separano quando Ubaldo è ancora un bambino e ben presto si deve mettere a lavorare per portare a casa un po’ di pesos.

Diventa il garzone del ristorante del padre e intanto gioca nelle giovanili della squadra locale, inizialmente come centrocampista ma quando il portiere titolare si infortuna nessuno ha un dubbio al mondo: con i suoi riflessi e la sua agilità l’unico adatto è Fillol.

In porta da quel giorno ci resterà tutta la vita.

A soli 13 anni lascia San Miguel del Monte per trasferirsi alla periferia di Buenos Aires dove lavora come garzone di un fornaio e nel frattempo entra nel settore giovanile dei Quilmes, squadra della Seconda Divisione Argentina.

Nelle giovanili brucia le tappe.

Il suo talento è innato.

Quello che colpisce, allora come in tutta la sua carriera, sono i riflessi prodigiosi oltre ad una grande capacità di giocare con i piedi.

A 18 anni fa il suo debutto in prima squadra ma il Quilmes prende 6 sberle dall’Huracan.

Per Ubaldo è una sberla difficile da sopportare ma in realtà questo lo rende ancora più determinato.

Rimane 4 stagioni al Quilmes ma ormai sono molte le grandi squadre argentine che hanno messo gli occhi sul “Pato”.

E’ il Racing a spuntarla.

Con “l’Academia” rimarrà una sola stagione ma che passerà alla storia del calcio argentino ed entrerà nel libro dei record di quel campionato.

In quel Metropolitano del 1972 Ubaldo Fillol parerà ben 6 calci di rigore.

E non a calciatori qualsiasi ma a gente come Sunè del Boca Juniors, a Juan Ramon Veron dell’Estudiantes (soprannominato “la bruja” e padre di Juan Sebastian) o al grande bomber Hector Scotta del San Lorenzo.

A quel punto si muove per lui il River Plate.

C O N T I N U A …

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Remo Gandolfi è nato e vive a Parma. Ha un patentino di allenatore messo in qualche ripostiglio a prendere polvere, ama il calcio, il ciclismo, la musica rock, la storia contemporanea, l’Argentina, tutti i piatti con il tartufo e la Guinness. E sull'amato pallone la pensa esattamente come Angel Cappa, figura romantica del calcio argentino: “Non si può ridurre il calcio solo al risultato, come non si può ridurre l’amore solo all'orgasmo”.

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