DIEGO BUONANOTTE

Uno dei tanti “nuovi Maradona” del calcio argentino.

In più quel nome di battesimo a dare ancora un pochino di pressione in più.

Gli inizi stratosferici con il River Plate, qualche guaio fisico e sempre più fatica a mantenere le promesse degli esordi.

Niente di particolare.

I classici “alti e bassi” di un mestiere dove se sei al top della professione devi farci l’abitudine.

Diego lo sapeva e stava gestendo alla grande questa pressione.

Quello che era impossibile da reggere accadde il giorno di Santo Stefano del 2009.

Un giorno che cambiò irrimediabilmente la sua vita per sempre.

Tratto da http://www.urbone.eu/obchod/storie-maledette un piccolo stralcio del tributo a questo sfortunato ma coraggioso ragazzo.

………………

E’ il giorno di S. Stefano del 2009, sono le 6.30 del mattino e Diego sta viaggiando con l’automobile del padre (una Peugeot 307) con tre grandi amici d’infanzia, quelli a cui sei legato a doppio filo e che neanche la fama, le copertine, il denaro e i trofei possono allontanare dalla tua vita.

Si è appena conclusa la stagione calcistica argentina nella quale Diego, pur non avendo fatto gli autentici sfracelli della stagione precedente quando fu determinante nella conquista del titolo del River ha confermato in pieno tutte le attese riposte su di lui non solo dal River ma da tutta l’Argentina.

Per i quattro ragazzi c’è in programma una piccola vacanza in Brasile e si stanno dirigendo all’aeroporto di Buenos Aires dopo una serata tranquilla tra amici, dove hanno giocato a padel tennis e a calcetto prima di chiudere la serata in Pub. Sono nei pressi di Santa Fè (ad Arribenos per la precisione) e stanno viaggiando sotto un diluvio. Improvvisamente Diego, che era alla guida, perde il controllo dell’automezzo, sbanda e finisce la sua corsa contro un albero sul ciglio della strada.

I suoi 3 amici muoiono tutti sul colpo.

Per il talentuoso giocatore del River “solo” fratture (all’omero e alla clavicola) e una grave lesione al polmone che per qualche giorno terrà in apprensione staff medico, famigliari, amici e tutti i tifosi del popolo biancorosso del Monumental.

La ferita più grossa però è al cuore.

“Perché non sono morto anch’io ? Perché ?” è tutto quello che Diego riesce a dire in quei giorni.

… CONTINUA …

“El enano” così veniva chiamato Diego per la sua statura bassa e il suo fisico minuto.

… come si può vedere nel link qui sotto però con il pallone tra i piedi era un vero gigante …

About Author /

Remo Gandolfi è nato e vive a Parma. Ha un patentino di allenatore messo in qualche ripostiglio a prendere polvere, ama il calcio, il ciclismo, la musica rock, la storia contemporanea, l’Argentina, tutti i piatti con il tartufo e la Guinness. E sull'amato pallone la pensa esattamente come Angel Cappa, figura romantica del calcio argentino: “Non si può ridurre il calcio solo al risultato, come non si può ridurre l’amore solo all'orgasmo”.

Leave a Comment

Your email address will not be published.

Start typing and press Enter to search