Tostão: sarebbe stato Pelé, se non ci fosse già stato

Queste le parole con cui Cesar Menotti, il grandissimo allenatore argentino, definì il numero “9” della Nazionale brasiliana ai Mondiali del 1970.

Mondiali che per colpa di un grave infortunio ad un occhio (che ne condizionò il resto della purtroppo breve carriera) compromisero la partecipazione di questo grande calciatore a quell’edizione dei Mondiali che vide trionfare il Brasile probabilmente più forte di sempre.

La sua biografia è una delle 43 raccontate nelle quasi 400 pagine di http://www.urbone.eu/obchod/matti-miti-e-meteore-del-f%C3%B9tbol-sudamericano dalla quale vi proponiamo un breve estratto … prima di vedere un breve video dedicato a questo fenomenale attaccante.

«La sua convocazione per i Mondiali d’Inghilterra del 1966, quando Tostão aveva solo 19 anni, per molti osservatori fu una sorpresa assoluta.

Le sue prestazioni con il Cruzeiro però avevano attirato l’attenzione del Selezionatore della Nazionale Brasiliana Vicente Feola.

“Ha 19 anni ma gioca come se ne avesse 30. E in campo vede le cose un secondo prima di tutti gli altri” questa la motivazione di Feola alla sua convocazione.

Al rientro dai Mondiali arriverà per Tostão e il Cruzeiro una delle più grandi vittorie del team dello stato di Minas Gerais.

Quella nel Campionato Brasiliano che da luglio a dicembre metterà di fronte le 21 vincitrici dei vari campionati regionali più il Santos di Pelé campione in carica.

In finale arriveranno proprio il Santos e il Cruzeiro.

Non ci sarà partita. Il Cruzeiro trionferà per 6 a 2 all’andata fra le mura amiche  e sconfiggerà  3 a 2 il Santos anche in quella di ritorno, con Tostão autore di un meraviglioso gol su calcio di punizione».

E ora spazio alle immagini.

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Remo Gandolfi è nato e vive a Parma. Ha un patentino di allenatore messo in qualche ripostiglio a prendere polvere, ama il calcio, il ciclismo, la musica rock, la storia contemporanea, l’Argentina, tutti i piatti con il tartufo e la Guinness. E sull'amato pallone la pensa esattamente come Angel Cappa, figura romantica del calcio argentino: “Non si può ridurre il calcio solo al risultato, come non si può ridurre l’amore solo all'orgasmo”.

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