CHARLIE NICHOLAS: I talenti sprecati di “Champagne Charlie”

“Oggi finalmente, scenderò in campo per la prima volta da quando sono arrivato qui con la possibilità concreta di conquistare un trofeo.

Sono passati quattro anni da quando arrivai all’Arsenal dal “mio” Celtic di Glasgow.

Fin qui non è certo andata come speravo.

Quando firmai per i Gunners nell’estate del 1983 sapevo che non sarebbe stato facile.

Calcisticamente fu una scelta molto coraggiosa all’epoca … e forse anche un pochino azzardata.

Mi volevano squadre di mezza Europa !

Alla fine della “scrematura” quattro erano le possibilità più allettanti.

Il Manchester United.

Solo che non rimasi particolarmente impressionato né da Ron Atkinson e neppure del Presidente del Club Edwards.

Il primo non faceva che parlare di se, di come le sue squadre giocano bene a calcio, di quello che aveva ottenuto prima di arrivare al Manchester United e bla bla bla … senza dire una sola parola su come volesse impiegarmi in campo o dei suoi progetti su di me.

Il Presidente, Martin Edwards, mi parlava invece come se avessi dovuto essere io quello lusingato dell’interesse del Manchester United !

Poi c’era l’Internazionale di Milano.

Il calcio italiano stava rapidamente diventando il palcoscenico più attraente di tutto il pianeta e a livello economico l’offerta era semplicemente favolosa.

Ma a 21 anni non mi sentivo ancora pronto per un cambiamento così importante e drastico.

Mi voleva anche il Liverpool.

La squadra più forte d’Inghilterra e una delle più forti d’Europa.

Con i Reds giocava il mio idolo assoluto, Kenny Dalglish, per cui da ragazzo andavo in brodo di giuggiole dagli spalti del Celtic Park su a Glasgow.

C’era un problema però: con lui e Ian Rush che formavano la coppia di attaccanti più devastante e letale di tutto il Regno Unito quante partite avrei potuto giocare ?

Avrei dovuto avere pazienza per una stagione almeno … forse di più.

Non potevo sopportarlo.

Infine c’era l’Arsenal.

I Gunners stavano attraversando da alcuni anni una fase involutiva che li aveva portati a disputare diversi campionati anonimi e lontani dalla lotta per il titolo.

Erano sicuramente la squadra più debole tra le quattro.

Invece la mia presunzione mi fece diventare cieco … e tremendamente stupido.

Pensavo che bastasse il mio arrivo per risollevare le sorti della squadra.

In fondo avevo segnato 48 reti nella stagione precedente con il Celtic e per tutti ero il giovane attaccante più forte di tutto il Regno Unito.

Mi sarebbe bastato segnare la metà di quella cifra per trasformare l’Arsenal da comprimaria a squadra di vertice.

Invece le cose andarono assai diversamente.

Sono stati anni durissimi, dove non siamo mai stati competitivi e dove l’approccio alle partite e il modo di giocare della squadra non mi favoriva certo !

Primo non prenderle era il motto più in voga e inoltre mi veniva chiesto di lavorare come seconda punta, di fare il lavoro sporco per Woodcock prima e Mariner poi.

Io che al Celtic avevo Frank Mc Garvey che si faceva in quattro per lasciarmi giocare negli ultimi 20 metri dove sapevo essere letale.

Devo essere onesto.

Ci fu un altro motivo per cui scelsi l’Arsenal.

Questo motivo si chiamava LONDRA.

La capitale offriva tutto quello che un ragazzo della mia età, single, appassionato di musica e amante della vita notturna poteva desiderare.

A quell’età è così facile essere terribilmente stupidi.

Sono cascato come un idiota nella trappola di “Champagne Charlie” !

Foto con pin-ups da terza pagina, con musicisti o attori famosi, con un bicchiere di vino in mano oppure davanti ad un locale “in” vestito all’ultima moda.

Niente di male se segni una caterva di gol e porti il tuo team ai vertici della classifica.

Ma se invece fai come feci io alla mia prima stagione nei Gunners dove nelle prime 22 partite ufficiali della stagione fui capace di segnare ben … 2 reti (di cui una su rigore) allora vuol dire fornire io stesso l’arma a tabloid, opinionisti e affini per attaccarmi e, in qualche caso, crocefiggermi per le mie scadenti prestazioni.

Poi le cose sono migliorate un pochino ma non sono certo riuscito neppure lontanamente a tornare ai livelli del Celtic.

In questi anni così difficili però c’è stato qualcuno che non mi ha mai lasciato solo un secondo, che non ha mai smesso di incitarmi, di festeggiarmi e di apprezzarmi quando le cose andavano bene ma soprattutto sostenendomi e supportandomi nei tanti momenti di difficoltà passati in questi anni: il popolo di Highbury.

Finalmente fra poche ore avrò la possibilità di ricambiare almeno in parte quella fiducia e quel calore che mi hanno regalato in questi anni.

Giocheremo la finale di Coppa di Lega.

Di fronte avremo proprio il Liverpool, la squadra che più di tutte mi lasciò in dubbio fino all’ultimo prima della scelta di venire qui nel Nord-Ovest di Londra.

Sono più forti di noi, questo lo sappiamo benissimo.

Ma da quando ad inizio stagione è arrivato a guidarci George Graham, scozzese come me e più duro del marmo, siamo diventati più tosti, organizzati e tenaci.

In squadra sono entrati tanti giovani che hanno già un futuro assicurato ai massimi livelli della First Division come Tony Adams, David Rocastle o Niall Quinn.

Il loro entusiasmo è stato contagioso.

Abbiamo giocato alla grande e siamo diventati un osso duro per tutti.

Siamo perfino stati in testa alla classifica della First Division nella prima parte della stagione !

A Wembley saranno in 90.000 ad assistere all’incontro più milioni di persone alla tv.

… direi proprio che è arrivato il momento di far vedere anche a sud del Vallo di Adriano chi è Charlie Nicholas.

Per una volta, nella sua carriera nelle file dei Gunners londinesi, Charlie Nicholas terrà pienamente fede alle attese.

Nonostante quel giorno tutto facesse presagire che sarebbe stato il Liverpool ad alzare anche quella Coppa. Già il fatto di passare in vantaggio durante il match quasi sempre per il Liverpool significa poi portare a casa la vittoria. Quando poi il gol del vantaggio è segnato da Ian Rush la storia (e le statistiche) hanno insegnato che ogni volta che il gallese segna per i Reds non esiste la parola sconfitta. Per ben 144 volte consecutive.

L’Arsenal però non è più quella del “Booze Club” di qualche anno prima, molle e arrendevole. Ci sono ragazzi che non mollano, che continuano a lottare su ogni pallone e che non danno per perso nulla.

Nemmeno sette minuti dopo il gol di Rush è proprio Charlie Nicholas il più lesto durante una mischia in area dei Reds a trovare il tocco vincente sotto porta.

La ripresa vede il Liverpool tenere il pallino del gioco ma la difesa dei Gunners, imperniata sull’esperto irlandese O’Leary e sul giovanissimo e determinato Tony Adams tiene senza troppi problemi.

Si arriva all’83mo. Perry Groves, subentrato da poco ad un esausto Niall Quinn, crea scompiglio con la sua velocità sulla destra della difesa del Liverpool.

Mette un pallone al centro sul quale si avventa Charlie Nicholas, anticipando tutti e infilando Grobbelaar con un tocco di piatto destro, complice una leggera deviazioni di Whelan. Per i “Gunners” londinesi è il primo trofeo dopo 8 lunghi anni di astinenza … per Charlie Nicholas il giorno di gloria tanto atteso dal suo arrivo ad Highbury 4 anni prima.

Charles Nicholas nasce a Glasgow il 30 dicembre del 1961.

Charlie trascorre la sua adolescenza nel quartiere di Maryhill.

“Un posto perfetto per crescere. Cattolici e protestanti praticamente in egual misura che vivono tranquillamente nel massimo rispetto gli uni degli altri e anzi con grande solidarietà reciproca” ricorderà spesso lo stesso Nicholas.

“Eravamo 6 amici praticamente inseparabili. Anche in questo caso perfettamente in equilibrio. Io e altri due tifavamo Celtic e gli altri 3 per i Rangers.

Andavamo insieme in autobus alle partite … l’importante era scendere alle fermate giuste e soprattutto non tutti insieme !!!” ama ricordare divertito Nicholas

Perfino in casa di Charlie non tutti la pensano allo stesso modo.

“Mio padre era cattolico e mia madre protestante. Poi lui si convertì anch’essa al cattolicesimo, ma a casa nostra la religione non è mai stata un problema” racconta Nicholas.

Tifa Celtic da sempre e quando suo padre lo porta per la prima volta al Parkhead quando Charlie ha solo 6 anni il suo amore diventa viscerale. “L’unica cosa che mi interessava era il calcio e giocare un giorno per il Celtic. Nient’altro” ricorderà sempre Nicholas in ogni intervista.

L’occasione arriva a 12 anni. Uno zio riesce ad infilarlo ad uno dei provini per l’ammissione  al “Celtic Boys Club”, la squadra giovanile.

“Allora giocavo mezz’ala destra ma quando arrivai al provino e ad ogni ragazzino chiedevano nome e ruolo in campo mi accorsi che praticamente tutti dicevano o centravanti o mezz’ala destra. Quando fu il mio turno dissi “Mezz’ala sinistra” e fui messi immediatamente in campo !

Charlie non delude le attese e quel giorno entra nel Celtic Football Club.

Bastano poche partite per rendersi conto che con la sua tecnica, la sua rapidità e soprattutto con il suo eccellente tiro con entrambi i piedi il ruolo di Nicholas è altrove … ovvero il più possibile vicino alla porta avversaria.

Quando ha 16 anni segna già con impressionante regolarità e il suo nome comincia a farsi largo anche a sud del Vallo di Adriano. Wolverhampton e soprattutto l’Ipswich di Bobby Robson gli offrono un contratto professionistico.

150 sterline a settimana.

Al Celtic scoprono della cosa e corrono ai ripari.

Jock Stein lo convoca nel suo ufficio e gli dice che anche al Celtic sono pronti per offrirgli il primo contratto da professionista.

Musica per le orecchie di Charlie che non ci pensa un istante !

Firma seduta stante per l’astronomica cifra di … 5 sterline a settimana !!!

“Non sono mai stato un grande uomo d’affari !” ricorderà con ironia Charlie di quel giorno.

Charlie Nicholas inizia a giocare regolarmente in prima squadra all’inizio della stagione 1980-1981.

L’avvio di Charlie è semplicemente impressionante.

Alla sua primissima apparizione, entrando nella ripresa in un match di campionato contro il Kilmarnock, colpisce due pali nei pochissimi minuti in cui gioca.

Sufficiente per giocare titolare nel successivo match in coppa di Lega.

Segnerà 13 reti nelle prime 12 partite giocate chiudendo la stagione con 28 reti all’attivo, una sola in meno del suo partner d’attacco, l’infaticabile e generoso Frank Mc Garvey.

Ma sono due partite quelle che più di tutte le altre messe insieme lo fanno entrare nel cuore dei tifosi degli “Hoops”: due vittorie contro gli acerrimi rivali dei Glasgow Rangers.

Prima segnando una splendida doppietta in un 3 a 1 al Parkhead ma soprattutto il gol decisivo nell’1 a 0 ad Ibrox del 18 aprile 1981 che di fatto consegnerà il titolo al Celtic.

Charlie è già l’idolo assoluto dei tifosi.

Sembra tutto in discesa ma nella stagione successiva, quando tutti si attendono la definitiva conferma, la carriera di Charlie rischia di chiudersi quasi ancora prima di iniziare davvero.

L’inverno in quell’anno è terribile in Scozia.

Giocare con regolarità diventa un’impresa.

A gennaio, durante una breve tregua meteorologica, viene organizzata una amichevole tra il Celtic e il Morton.

Il difensore del Morton Joe McLaughlin entra duramente e tibia e perone di Nicholas si spezzano.

Nessuna ambulanza o telefonata per chiamare i soccorsi.

Charlie viene caricato sull’auto del medico sociale del Celtic che, da fervente cattolico, prima di mettere in moto l’auto costringe il giovane attaccante a recitare 3 ave Marie e 3 Pater Noster … il tutto mentre Nicholas sta urlando dal dolore sui sedili posteriori !

Ci vuole quasi un anno per recuperare da quel grave infortunio.

Quando Charlie rientra ha probabilmente perso per sempre quel guizzo fenomenale che lo contraddistingueva ma gioca con maggiore intelligenza, cercando la posizione migliore per farsi trovare dai compagni e soprattutto in area di rigore dove nella stagione successiva diventerà letale.

Tanto da scatenare una delle aste più clamorose della storia del calcio britannico.

Il Celtic tornerà a farsi avanti per Nicholas nell’estate del 1987, poche settimane dopo la conquista della Coppa di Lega da parte dei Gunners ma Charlie è convinto di avere ancora qualcosa da dimostrare al “suo” pubblico di Highbury e decide di rimanere all’Arsenal.

Le cose non vanno come sperato e per l’attaccante scozzese c’è solo tanta panchina.

Nel gennaio del 1988 Charlie si arrende.

Con George Graham non c’è spazio per lui.

A quel punto non c’è più la fila per accaparrarsi le sue prestazioni e Nicholas firma per l’Aberdeen, squadra di discreto spessore ma lontana parente di quella che meno di cinque anni prima vinse la Coppa delle Coppe sotto la guida di Alex Ferguson.

Nicholas però gioca due stagioni e mezzo ad alto livello, segnando regolarmente e formando con il forte attaccante olandese Hans Gilhaus una coppia d’attacco di tutto rispetto e vincendo addirittura la classifica dei cannonieri al termine della stagione 1988-1989.

Nel 1990 finalmente, c’è il ritorno a casa.

Al Celtic non lo hanno mai dimenticato e per quanto è evidente che il “passo” non è più quello di quando Charlie se ne andò 7 anni prima, la sua classe è rimasta intatta.

La sua prima stagione intera, con Liam Brady come manager in panchina, è di altissimo livello.

Nicholas segna la bellezza di 21 reti in campionato e alcune sono di livello assoluto come il gol al volo nel derby vinto ad Ibrox contro i Rangers o il delizioso pallonetto da 25 metri contro il Dundee United.

Dalla stagione successiva però inizierà un lento e inesorabile declino nel livello delle prestazioni di Nicholas che lascerà il Celtic nel 1995 per chiudere la carriera nel piccolo Clyde, dove riuscirà comunque a farsi apprezzare per le sue indubbie qualità tecniche.

ANEDDOTI E CURIOSITA’

Londra si rivelò quasi mai quella “terra promessa” che Charlie si aspettava.

Quasi tutti gli amici che giocavano nelle squadre londinesi avevamo già famiglia o relazioni stabili e così Nicholas spesso passava i week end in compagnia di ex-compagni di squadra che giocavano in altre città.

In un pub a Birmingham, mentre Charlie è in compagnia dell’amico ed ex-compagno di squadra al Celtic Danny Crainie, vengono aggrediti dai celeberrimi “Zulus”, la temibile “firm” del Birmingham composta esclusivamente da neri.

“Sono sempre stato più veloce di Danny. Tranne quel giorno. Durante la fuga da quel locale credo che Danny avrebbe stracciato anche Linford Christie !” ricorda divertito (oggi !) Charlie Nicholas.

Il mentore di Charlie Nicholas al Celtic è stato sicuramente Danny Mc Grain, lo storico capitano degli Hoops prima dell’avvento di Paul McStay.

“Mc Grain è una delle persone migliori che io abbia mai conosciuto. Dedicava tre giorni alla settimana ad attività di beneficenza e spesso portava noi ragazzi più giovani del team in visita ad ospedali ed orfanotrofi.”

“E’ fondamentale fare queste cose ragazzi” ci diceva ogni volta il capitano “Vi servirà a ricordarvi sempre quanto siamo fortunati”.

Un ricordo di Charlie molto toccante è quello che riguarda il “maverick” per eccellenza del calcio britannico: George Best.

Nicholas racconta che in uno dei suoi pub preferiti, il “Blondes” nel quartiere di Mayfair, gli capitava spesso di incontrare George Best. Il titolare del locale allungava 300 sterline a Georgie solo per fare presenza per un paio d’ore nel suo locale.

“Era una superstar. Sempre circondato da donne bellissime. Ma il più delle volte Best se ne stava da solo in un angolo a bere cercando quasi di nascondersi alla vista degli altri avventori. Era timidissimo e riservato, sembrava persino insicuro. Di certo non aveva alcuna ambizione di essere riconosciuto e osannato.

Diventammo anche amici nei miei ultimi mesi a Londra e … non nego di aver usufruito anch’io del suo fantastico entourage femminile !” ama raccontare con un sorriso Nicholas.

C’è una citazione curiosa e bellissima addirittura in TRAINSPOTTING, il film di Danny Boyle tratto dal romanzo di Irvine Welsh, che mette Charlie Nicholas a fianco di altri grandi “talenti” del mondo dello sport e della arti.

La famosa “Teoria della vita di Sick Boy”.

“E’ certo un fenomeno di ogni stadio della vita. A un certo punto “ce l’hai” e poi lo perdi. E se n’è andato per sempre. In ogni stadio della vita. Georgie Best ad esempio. Ce l’aveva e poi l’ha perso. O David Bowie o Lou Read. E poi CHARLIE NICHOLAS, David Niven, Malcolm Mac Laren, Elvis Presley … “

Insomma, una compagnia niente male per il nostro “Champagne Charlie” !

Infine, il commento DEFINITIVO sulla sua scelta di preferire l’Arsenal al Liverpool “Nonostante Dalglish e Souness insistevano perché scegliessi di andare con loro al Liverpool io decisi di andare all’Arsenal. Ai Gunners mi dissero che stavano per riportare Brady in squadra dall’Italia e che in ogni caso erano ad un passo dall’acquistare Ray Wilkins dal Chelsea. Io credetti a loro. Mi chiedete se rimpiango di non aver scelto il Liverpool ? Beh, diciamo che avrei vinto tre Coppe dei Campioni, tre FA CUP, quattro campionati e due coppe di Lega. 11 trofei in più di quelli che ho vinto con l’Arsenal…

Ebbene si, sono PENTITO e parecchio !”

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Remo Gandolfi è nato e vive a Parma. Ha un patentino di allenatore messo in qualche ripostiglio a prendere polvere, ama il calcio, il ciclismo, la musica rock, la storia contemporanea, l’Argentina, tutti i piatti con il tartufo e la Guinness. E sull'amato pallone la pensa esattamente come Angel Cappa, figura romantica del calcio argentino: “Non si può ridurre il calcio solo al risultato, come non si può ridurre l’amore solo all'orgasmo”.

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