LEICESTER CAPITOLO 2: QUANDO NASCE UN AMORE

Tifare per il LEICESTER F.C. non è esattamente una passeggiata.

Da noi non piovono trofei in serie come nei più grandi club inglesi.

Per noi giocare nella Prima Divisione del calcio inglese è già un successo.

Perfino le nostre due grandi rivali geografiche, Nottingham Forest e Derby County, hanno vinto almeno un campionato e si sono fatte onore in Europa.

Noi invece abbiamo fatto su e giù tra la Prima e la Seconda Divisione per tutti i 131 anni della nostra storia … anzi, per 130 visto che per un anno, uno solo, ci è toccato giocare nella Terza Divisione.

Abbiamo persino rischiato la bancarotta prima che un ex nostro grande calciatore e tutt’oggi nostro grande tifoso, non guidasse un consorzio che ci tolse dai guai.

Vìdi la mia prima partita del Leicester quando non avevo ancora compiuto 7 anni.

Era il 28 agosto 1957. Giocavamo in casa contro il Sunderland, nel nostro glorioso Filbert Street.

Mi ci portò mio nonno materno Phil.

L’unico in famiglia che amava il calcio.

Tampinavo mio padre da quasi un anno, ma ahimè senza successo.

Per mio padre il calcio, come del resto tutti gli altri sport in generale, erano solo tempo perso.

Lui gestiva un negozio di fiori in High Street e la botanica era praticamente l’unico vero interesse della sua vita.

Così un giorno mio nonno, che abitava a Londra, si presentò a casa mia con due biglietti per la partita.

Gli saltai al collo e lo baciai. Mio padre mi guardava stupito.

Ci vuol così poco a far felice un bambino …

Eravamo appena tornati in First Division e nonostante alla prima di campionato perdemmo in casa per tre reti a zero contro il formidabile Manchester United di Matt Busby, l’entusiasmo tra i tifosi era alle stelle.

Al centro dell’attacco avevamo Arthur Rowley capace di segnare nella stagione precedente ben 44 reti.

Era l’idolo di tutti quanti a Filbert Street e per noi ragazzini era semplicemente un Dio.

Quel giorno avevo occhi solo per lui.

Ero sicuro avrebbe fatto sfracelli e poter raccontare agli amici di aver visto Rowley segnare dal vivo non aveva prezzo.

Quel giorno però la scena gli fu completamente rubata da una mezzala scozzese, Ian McNeill, che fece una tripletta nella vittoria del Leicester per quattro reti ad una.

Aveva un tiro incredibile. Riusciva a calciare fortissimo quasi senza rincorsa.

Quella notte dormii sognando di diventare io il prossimo Ian McNeill.

Che i miei amici si tenessero Rowley.

Io avevo un nuovo idolo.

LA MARCIA RIPRENDE

Dopo la sconfitta con il Liverpool (solo 0 a 1 ma potevano essere anche tre o quattro) ci attendevano due partite interne.

La prima di queste contro il Manchester City di Manuel Pellegrini, una delle grandi favorite per la vittoria finale.

Fu una partita bellissima e spettacolare.

Non inganni lo 0 a 0 finale. Abbiamo avuto le nostre occasioni e loro altrettanto. Schmeichel a Hart, i due portieri, hanno fatto la loro parte per mantenere lo score a 0.

Ma ce la siamo giocata alla pari contro gente del valore di Aguero, Sterling, David Silva e Yaya Tourè.

Siamo ancora in testa, anche se a pari merito con l’Arsenal.

A fine partita Claudio Ranieri ha fatto sorridere tutti quanti !

“Questo campionato è folle ! Sembra che nessuno voglia vincerlo ! Chi va in testa poi rallenta immediatamente. Siamo nella mischia e lotteremo contro tutti al massimo delle nostre possibilità … anche se oi siamo un piccolo appartamento mentre gli altri sono una villa con piscina …”

Quattro giorni dopo un altro pareggio, sempre 0 a 0 e sempre in casa, stavolta con il Bournemouth.

E’ stata una partita totalmente diversa da quella con il Manchester City.

Soprattutto dopo che il loro capitano, Simon Francis, è stato espulso ad inizio del secondo tempo. Ci abbiamo provato in tutti i modi e abbiamo perfino sbagliato un calcio di rigore con Mahrez.

E, come ci attendevamo, le “Cassandre” si sono scatenate.

“I limiti del Leicester stanno venendo fuori. Se fermi Vardy hai fermato il Leicester” questo uno dei titoli del giorno dopo.

Se fossi Okazaki, Mahrez o Albrighton andrei a cercare personalmente quell’idiota che ha fatto quel titolo.

Qualcuno ha provato a spiegarla tatticamente, soprattutto quegli ex-calciatori che adesso fanno gli opinionisti in tv … dopo che magari hanno provato a fare i manager con risultati terrificanti …

“Il problema del Leicester è che conosce un solo modo di giocare: in contropiede. E quando un avversario si chiude e non ci sono spazi diventa una squadra “normale”.

Il Bournemouth, in 10, ha messo il classico autobus davanti alla porta. Onore a loro, hanno fatto quello che dovevano fare … ma noi siamo molto di più di una squadra ad “una sola dimensione”.

Ranieri ? Il solito, grandissimo Ranieri !

A fine partita l’ennesima brillante dichiarazione che ha spiazzato tutti, “Cassandre” comprese.

“Abbiamo iniziato il campionato con un solo grande obiettivo: quello di raggiungere prima possibile i 40 punti che significano la certezza di rigiocare in Premier la prossima stagione. Oggi quella cifra è stata raggiunta. Non dopo 38 giornata … dopo 20. E il sottoscritto stasera offrirà champagne a tutta la squadra !”

13 febbraio 2016

TOTTHENAM – LEICESTER 0-1

Marcatore: Huth 83’ (L)

Una vittoria che vale oro. Ora abbiamo 8 punti di vantaggio sulla quinta in classifica, il West Ham.

Perché dico questo ? Perché arrivare a giocare la Champions nella prossima stagione ormai sta diventando qualcosa di più di un sogno.

Nessuno di noi pensa a qualcos’altro, anche se siamo tornati in testa alla classifica, a pari merito con l’Arsenal.

Oggi abbiamo visto tutto il lavoro delle ultime settimane del nostro Boss.

La squadra sta cambiando fisionomia.

Ora difendiamo almeno 20 metri più “bassi”, più vicini alla nostra area di rigore. Lasciamo ancora più campo di prima agli avversari, lasciamo loro il possesso del pallone per lunghi e li aspettiamo senza frenesia, senza dannarci per recuperare il pallone a tutti i costi.

Giocando così ci sono due giocatori che stanno diventando fondamentali: Robert Huth e Wesley Morgan.

Quando sono esposti, lontano dalla loro area, sono attaccabilissimi. Non sono due mostri di velocità e il loro cambio di passo non è certo in grado di reggere contro attaccanti veloci e di movimento.

Ma mettili davanti alla nostra area, fai in modo che non debbano correre “all’indietro” ma che possano “attaccare” il pallone e gli avversari e allora diventano quasi insuperabili.

Ranieri è un uomo estremamente intelligente, lo ha capito, provato e alla fine applicato in campo.

Sono tre partite di fila che non prendiamo gol.

Oggi hanno messo la museruola a due attaccanti fortissimi come Harry Kane ed Eric Lamela e il fatto che uno dei due, Robert Huth, abbia segnato il gol della vittoria, è la classica ciliegina sulla torta.

Ranieri ? “Siamo a gennaio, non a maggio. Stiamo calmi” ha dichiarato il nostro Boss a fine partita.

Io AMO quest’uomo.

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Remo Gandolfi è nato e vive a Parma. Ha un patentino di allenatore messo in qualche ripostiglio a prendere polvere, ama il calcio, il ciclismo, la musica rock, la storia contemporanea, l’Argentina, tutti i piatti con il tartufo e la Guinness. E sull'amato pallone la pensa esattamente come Angel Cappa, figura romantica del calcio argentino: “Non si può ridurre il calcio solo al risultato, come non si può ridurre l’amore solo all'orgasmo”.

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