LEICESTER CAPITOLO 6: ORA POSSO ANCHE MORIRE

Domani il Totthenam farà visita al Chelsea.

Con un solo risultato possibile per crederci ancora: la vittoria.

Paul ci ha invitati a casa sua a vedere la partita. I soliti 4. Tommy, Liam e il sottoscritto.

Stavolta andrò anche se Liam, il solito irlandese ottimista, ha già detto che “tranquilli ragazzi ! Ho letto che il Totthenam non vince a Stamford Bridge da quasi 30 partite. Volete proprio che vinca domani ?”.

Fottuto irlandese.

Se credessimo alle statistiche non saremmo certo ad un passo dal titolo …

Quando è iniziata la partita avevamo già qualche birra in corpo (Liam ci ha tutti fatto sposare la causa Guinness) ma non c’era proprio verso di rilassarsi.

Paul ha un anno più di me e la prima volta che andò allo stadio aveva 6 anni. Questo significa che sono 60 anni esatti che soffre (tanto) e gode (poco) per il Leicester City Football Club.

E’ ovvio che ci speriamo. Aldilà delle statistiche del cazzo di Liam. Tra Chelsea e Spurs non c’è esattamente quell’amore che possa far pensare che il Chelsea si sposti e lasci i tre punti agli uomini di Pochettino.

Il primo tempo però di illusioni ce ne lascia ben poche.

E’ un dominio assoluto del Totthenam.

Due a zero a fine primo tempo e potevano essere di più.

“Dai ragazzi  meglio così ! Sarà più bello vincere il titolo nel nostro stadio sabato prossimo !”

… Per poco Tommy non gli mette le mani addosso.

“Idiota di un irlandese ! E se poi non vinciamo ? E invece i fottuti Spurs si ? Dopo ci giocheremmo tutto nell’ultima partita e allora magari scoppierà il cuore a tutti e quattro !”

Pensavamo che fosse sufficiente.

Non per Liam. “E dai ! Abbiamo aspettato 132 anni per vincere un titolo … possiamo aspettare un’altra settimana !”.

Ero quasi deciso a tornarmene a casa.

Una passeggiata con Filbert era in quel momento assai più attraente del secondo tempo di una partita senza storia.

Solo che quando il secondo tempo è iniziato non solo avevo ancora metà della mia seconda (o terza ?) Guinness nel bicchiere ma c’era stata un immagine, brevissima ma siginificativa, che inquadrava un tifoso del Chelsea con un cartello in mano che diceva semplicemente “DO IT FOR CLAUDIO”.

Fatelo per Claudio.

Mi sono quasi commosso.

Queste poche parole significavano tanto.

Claudio Ranieri non era stato dimenticato dai tifosi del Chelsea ed era evidente una cosa, che anche a Leicester avevamo già imparato: che oltre il manager e alle sue indubbie qualità, alle vittorie e alle sconfitte c’era l’apprezzamento per Claudio Ranieri come persona, come uomo.

Non lo so cosa sia successo in quel momento. Ma qualcosa in campo era cambiato. Suggestione ? Può darsi. Solo che adesso guardavo la partita con occhi diversi.

E qualcosa era cambiato anche in campo.

Il Chelsea adesso pareva un’altra squadra. I Blues hanno iniziato a macinare gioco e soprattutto avevano inserito quel folletto di Eden Hazard che con le sue serpentine pareva aver scosso dal loro torpore anche le altre 10 maglie blu in campo.

Di sicuro le squadre avevano iniziato a menarsi di brutto con il Totthenam che perdeva sicurezza ogni minuto che passava.

E quando dopo nemmeno un quarto d’ora di gioco il difensore Cahill del Chelsea ha accorciato le distanze in mischia allora tutto, ma davvero tutto, è entrato in una nuova dimensione.

Un altro gol, un solo, piccolo gol del Chelsea ci divideva dalla conquista del titolo.

A questo punto avevamo davvero iniziato a crederci.

Tutti quanti, non solo Liam.

Ogni attacco del Chelsea aveva ora un’intensità diversa.

Era evidente che quel gol aveva fatto crollare tutte le certezze degli Spurs.

Il Chelsea, onore a loro, giocava con la passione e la voglia che di solito metti in una finale di FA CUP, non in una partita di un campionato al quale non hai più nulla da chiedere.

Solo che il tempo passava.

E questo stramaledetto gol non arrivava.

Anzi, il Chelsea sembrava ormai a corto di energie e pareva più possibile i terzo gol degli Spurs che il pareggio del Chelsea.

Poi a un certo punto che folletto belga entra in possesso di palla.

E’ ancora nella sua metà campo di almeno 10 metri ma si gira e inizia a saltare avversari come birilli.

Ne fa fuori tre prima di scorgere il suo centravanti, Diego Costa sulla trequarti della difesa degli Spurs.

Hazard gli appoggia la palla ma non si ferma. Non ci pensa nemmeno si lancia nello spazio tra il terzino e uno dei difensori centrali del Totthenam.

Diego Costa lo vede e gli ritorna il pallone.

Hazard è già dentro l’area di rigore quando riceve il pallone e sta per essere chiuso da un giocatore degli Spurs.

Se decidesse di stoppare il pallone con ogni probabilità l’azione sfumerebbe proprio grazie al rientro del difensore in maglia bianca.

Solo che Eden Hazard, il folletto belga che con un suo gol nella scorsa stagione consegnò lo scudetto al suo Chelsea, di stoppare la palla non ci pensa nemmeno.

Calcia di prima intenzione, con l’interno del piede.

La parabola arcuata del pallone va a spegnersi proprio all’incrocio dei pali.

E’ il 2 a 2.

Mancano meno di tre minuti alla fine.

Anche stavolta un gol di Hazard è stato decisivo nell’assegnazione di un titolo.

Il NOSTRO titolo.

Siamo impazziti dalla gioia.

Nelle strade di Leicester si è sentito un unico, contemporaneo boato.

Siamo CAMPIONI d’INGHILTERRA.

Quando sono arrivati i tre fischi dell’arbitro Clattenburg ci sentivamo più esausti che dopo aver corso una maratona.

Ci siamo abbracciati.

Stavolta in silenzio, quasi increduli.

Ogni parola sarebbe stata superflua, inutile e fuori luogo.

Paul è andato in cucina.

E’ tornato con due bottigle di “Veuve Clicquot”.

“Le ha portate Tommy. Non ha voluto che dicessi nulla fino fine. Per scaramanzia” ha confessato Paul.

“Ora però chiamata a casa e fatevi raggiungere dalle vostre mogli. Stasera si mangia da me. E poi andiamo al pub a festeggiare”.

Altro silenzio, se possibile ancora più intenso e commovente.

Stavolta però Liam non ce l’ha fatta.

Non sarebbe Liam.

“Ragazzi … ma secondo voi … possiamo vincerla la Champions League ?”.

… “Liam … mavaffanculo vah !!!!”.

“LA PIU’ GRANDE IMPRESA SPORTIVA DI SEMPRE”

Questo il titolo di tanti giornali il giorno dopo il nostro trionfo.

Non so se sia vero, di sicuro lo è per noi

Lo è per Claudio Ranieri, il nostro condottiero, che ogni volta che ha parlato pubblicamente in questi giorni non ha fatto altro che ribadire la sua classe e la sua grande umiltà, ringraziando tutti. Giocatori, dirigenza, staff e tifosi.

Il Presidente, l’unico che parla come se questa incredibile e irripetibile (lo sappiamo benissimo tutti quanti !) impresa l’avesse invece in qualche modo pianificata.

Il nostro capitano, il nostro gigante buono, il nostro “Baloo” come lo ha definito Ranieri. Poche parole e sempre piene di emozione. Come se i microfoni di televisioni e giornali lo intimorissero più di Aguero, Kane o Rooney.

Ed è giunto il momento, per ognuno di noi, di svelare le dichiarazioni, le promesse, i fioretti fatti  in caso di vittoria in campionato.

Il nostro Gary Lineker promise in diretta tv di presentare la prima puntata della prossima stagione di Match of the Day in mutande. Ha garantito che lo farà.

Paul promise di iscriversi in palestra in caso di vittoria del Leicester in campionato.

Per uno come lui che prende l’auto per fare i 300 metri che lo separano dal supermercato è qualcosa di enorme.

Liam disse che avrebbe ridotto a non più di 4 il suo consumo giornaliero di Guinness. Oggi ha giurato e spergiurato che aveva promesso che la cifra era 5. Non è vero, erano 4 … ma Liam è Liam.

Tommy farà tutte le trasferte del Leicester in Champions League.

Sua moglie non la prenderà benissimo ma al contrario di Liam Tommy è uno che gli impegni li mantiene.

E il sottoscritto ? Ho fatto anch’io la mia promessa. Passeremo il mese di luglio in Italia. La mia Karen, io e ovviamente Filbert. Venezia, Firenze, Roma, Napoli e per finire 10 giorni alle Cinque Terre, dove la mia dolce metà ed io facemmo il viaggio di nozze ormai 32 anni fa.

Lo so cosa state pensando.

“Non male per un pensionato delle ferrovie inglesi”.

E avete ragione.

Adesso posso dirvelo … 10 sterline sulla vittoria del Leicester ad agosto ce le avevo messe anch’io …

In fede

Ryan

About Author /

Remo Gandolfi è nato e vive a Parma. Ha un patentino di allenatore messo in qualche ripostiglio a prendere polvere, ama il calcio, il ciclismo, la musica rock, la storia contemporanea, l’Argentina, tutti i piatti con il tartufo e la Guinness. E sull'amato pallone la pensa esattamente come Angel Cappa, figura romantica del calcio argentino: “Non si può ridurre il calcio solo al risultato, come non si può ridurre l’amore solo all'orgasmo”.

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