Sono rimasti purtroppo in pochi nella parte rossoblu di Genova a ricordare le gesta di questo giovane argentino, prestante e sempre ricercatissimo nel vestire che anticipò di 20 anni buoni il primo vero “mito calcistico di consumo” del calcio moderno, quel ragazzo nordirlandese che amava in egual misura le donne e l’alcool e che si chiamava George Best. Ma qualcuno c’è ancora. E quando racconta di Juan Carlos Verdeal quasi sempre si inumidiscono gli occhi e i ricordi tornano vivi come solo quelli della gioventù sanno essere …

Juan Carlos Verdeal arriva a Genova nell’immediato dopoguerra. E’ il 1946 e il Paese ha voglia di tornare alla vita dopo i terribili anni del conflitto bellico. L’Italia ha anche una gran voglia di calcio. In fondo siamo ancora i campioni del Mondo in carica e, maestri inglesi a parte chiusi nel loro isolamento, da noi il campionato è di livello altissimo.

Verdeal è un professionista. Viene dall’Argentina, è nato in una piccola e meravigliosa cittadina del sudest dell’Argentina, Puerto Madryn, patrimonio mondiale dell’Umanità dal 1999 e fondato da coloni gallesi nel 1865, che si stavano recando in Patagonia per vedere se c’erano le condizioni per farne una colonia gallese. Quando nasce Juan Carlos però, nel 1918, c’è solo il petrolio da estrarre e tanta tanta miseria. Appena può Juan Carlos se ne va, come tanti allora, a Buenos Aires a cercare fortuna. Ma ha le idee chiarissime; il calcio sarà il suo mestiere. In fondo a 11 anni (!) giocava già nella Prima squadra del suo paese, in mezzo agli adulti …

In Argentina gioca in squadre come l’Huracan de Rivadavia e l’Estudiantes ma dal Brasile arrivano richieste di teams importanti e assai più ricchi di quelli del suo Paese. Non ci pensa due volte; lui è un “conquistador” (in tutti i sensi !) e le nuove sfide lo appassionano. Si trasferisce al Fluminense prima e alla Juventude di San Paolo poi prima di approdare in Venezuela, a Caracas nel Dos Caminos dove vince un campionato nel 1945 segnando autentiche caterve di gol. Lì lo nota un “genovese-genoano” purosangue, il celeberrimo Signor Magnifico. Avvisa subito un dirigente “ho scoperto un genio. Dobbiamo prenderlo”

E così nel 1946 Verdeal arriva in Italia ad un Club italiano … anzi  AL CLUB italiano per antonomasia del periodo: il GENOA CRICKET & FOOTBALL CLUB, già storia e leggenda del calcio e che con il grande Torino si contendeva i trofei del periodo.

Già al suo arrivo a Genova Verdeal non passa certo inosservato; è alto, bello e vestito in maniera impeccabile. Lo portano al Ferraris per il classico “provino”.  De Prà si mette in porta e Garbutt comincia a lanciargli palloni da tutte le angolazioni … Verdeal la mette praticamente sempre in porta ! Il provino non dura neppure un quarto d’ora. De Prà lascia la porta, cerca un telefono e chiama in Società “Signori, abbiamo trovato IL fuoriclasse !” La trattativa economica con la Società è già “leggenda”. Si tratta di decidere l’ingaggio. “Chi è il giocatore italiano che guadagna di più e quanto prende ?” chiede Juan Carlos. “Beh, è Valentino Mazzola e guadagna due milioni di lire all’anno …” “Perfetto !” risponde con tutta la flemma del mondo Verdeal “A me ne bastano 2 e mezzo … “.

Sapeva di meritarle. Sapeva di essere il più forte di tutti.

L’inizio però non è all’altezza delle aspettative anche e soprattutto per un malinteso tattico che oggi farebbe sorridere ma a quei tempi non era infrequente; Verdeal aveva sempre segnato tantissimi gol in carriera e l’equazione per lo staff e i dirigenti del Genoa pareva semplicissima; segna tanti gol quindi è un centravanti. In realtà in quel ruolo stenta e qualcuno inizia a storcere il naso … a quel punto Mister Garbutt lo sposta mezzala … e Verdeal (o “Caracas” come veniva chiamato dai tifosi genoani per la sua provenienza da una squadra di quella città) si trasforma. Con più spazio di manovra diventa praticamente inaffrontabile. Ha una tecnica eccelsa, sa dribblare, ha un tiro eccellente e una visione di gioca incredibile. L’unica cosa che gli manca, come a tantissimi geni del pallone, è la continuità. Difficile che giochi una partita intera ad altissimi livelli. Si accende e si spegne a intermittenza, ma quando si accende … Si gioca a Torino contro il grandissimo squadrone che la nebbia di Superga ci ha strappato via prima del tempo … è un 3 a 0 netto per i granata e manca un quarto d’ora alla fine; Verdeal ? “non pervenuto”. Improvvisamente Juan Carlos si rianima; segna un gol, poi trasforma un calcio di rigore e nell’ultima azione con un gran tiro da fuori area colpisce il palo … l’impresa di recuperare tre gol al grande Torino non si concretizza per questione di centimetri. Ma l’anno successivo quando il Torino arriva al Ferraris non ce n’è per nessuno; 3 a 0 dei rossoblu con Verdeal che fa il bello e il cattivo tempo per … quasi tutti i 90 minuti !

Segna anche il primo gol “straniero” in un derby e per 3 stagioni regala gioie immense al passionale e altrettanto colto pubblico genoano. Ma la sua passione per “le sottane” come si diceva allora è irresistibile; è un precursore anche in questo ! Non riesce resistere al fascino femminile che per’altro gli si offre con abbondanza. Verdeal è però sposato con la figlia di una “dama di corte” di un importante casato torinese. Le sue imprese mondane sono risapute e ad un certo punto la moglie arriva a dire il fatidico “basta”. Si separano. Stiamo parlando della seconda metà degli anni ’40 … la separazione non è semplicemente contemplata nella società italiana. Addirittura mentre Juan Carlos sta per lasciare Genova e il Genoa per trasferirsi in Francia nasce sua figlia Anna Maria, genovese, genoana di fede e innamorata di Genova e dell’Italia ancora oggi.

CARLOS VERDEAL

Finisce proprio così l’avventura italiana di questo precursore, “fenomeno” di quei tempi e che per tanti tifosi genoani è “semplicemente il più forte calciatore che abbia mai vestito la maglia rossoblu”. Tre stagioni, tanti gol e soprattutto tante prestazioni indimenticabili.

Dopo la Francia tornerà a giocare un po’ in Sudamerica, proverà, con scarsi risultati a fare l’allenatore e farà pure l’opinionista tecnico (anche qui precursore assoluto !) in programmi calcistici alla tv argentina. Tornerà in Italia e a Genova nel 1976. L’accoglienza che gli tributerà il Ferraris in quella visita è qualcosa di commovente … La Nord non dimentica mai i suoi idoli, anche se si parla di giocatori di un’epoca lontana ma tenuta viva dai racconti tramandati, da qualche vecchio libro o qualche foto sbiadita dal tempo … Juan Carlos Verdeal morirà in Brasile nel 1999 dove si era trasferito con la famiglia quasi trent’anni prima. Ma la figlia Anna Maria non ha dimenticato Genova e i genoani … e anche lei, quando qualche vecchio tifoso genoano le parla del padre, si ritrova, come loro, con gli occhi lucidi …

CARLOS VERDEAL

ANEDDOTI E CURIOSITA’

All’arrivo al Ferraris per il leggendario provino sono tutti in campo ad aspettare Verdeal; ma lui in campo non c’è. Vanno negli spogliatoi e lo trovano intento ad ingrassare e pulire gli scarpini da calcio con una precisione quasi maniacale “sembrava un violinista con il suo strumento” disse De Prà all’epoca.

Ben presto tutti i “Mister” del campionato italiano si accorgono che Verdeal è un fuoriclasse vero. Allora non c’erano “gabbie” o pressing ma una sana e robusta marcatura a uomo. Ci provò la Fiorentina con il terzino Eliani che si incollò letteralmente a “Caracas” per tutto il match; risultato ? 5 a 0 per il Genoa con 4 gol di Verdeal !

Ci prova anche la Roma; stessa tattica. Il più duro della squadra, il terzino Salar, in marcatura su Verdeal. Salar non riesce neppure ad avvicinarsi al fuoriclasse argentino. Le sue finte e i suoi dribbling lo ridicolizzano per tutto il match. Il Genoa vince 4 a 2 e Salar, al massimo della frustrazione, si avvicina a Verdeal e … lo prende a schiaffi !

Come già accennato Verdeal lavora per un lungo periodo anche come commentatore, o meglio, “opinionista” alla tv argentina. Si guadagna il nomignolo di “Pajaro” (Il Picchio) per la sua insistenza nel ripetere all’infinito i suoi concetti calcistici.

Sul finire della sua esperienza europea in Francia e prima di tornare in Argentina una delle sue ultime, e forse più grandi, follie; va a Torino e letteralmente “rapisce” la figlia Anna Maria e la porta con se in Argentina. Per affidarla poi al fratello e continuare la sua carriera di calciatore prima e allenatore poi.

Un ringraziamento particolare all’amico Renato Villa, autentica enciclopedia della storia del Genoa senza il quale questo articolo non avrebbe mai potuto prendere forma.