RADAMEL FALCAO

Raramente raccontiamo di calciatori ancora in attività ma fare un’eccezione per Radamel Falcao è un grande piacere.

Definito da Guardiola pochi anni fa come “l’attaccante più letale del globo terrestre negli ultimi sedici metri” la carriera dell’attaccante colombiano è un infinito giro sulla montagne russe.

Trionfi e gol accompagnati periodicamente da gravi infortuni che ne hanno condizionato la carriera in momenti fondamentali ma che non hanno mai minato il suo spirito e la sua voglia di tornare in campo a fare quello che sapeva come pochi, pochissimi altri: gol.

Da http://www.urbone.eu/obchod/matti-miti-e-meteore-del-f%C3%B9tbol-sudamericano prendiamo un piccolo estratto dalla sua biografia, una delle 43 raccontate in questo libro.

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Radamel Falcao, sempre alle prese con guai fisici, segna solo due reti, entrambe nella vittoria interna contro il Racing Club.

I dubbi sul suo completo recupero cominciano ad essere tanti. L’unico a non avere dubbi sul suo recupero è quello che conta di più, ovvero il suo allenatore Daniel Passarella che nel torneo Apertura che inizia nell’agosto del 2007 lo ripropone al centro dell’attacco.

Dopo un buon inizio e qualche gol importante (come nelle vittorie interne contro Estudiantes e Newell’s) la svolta arriva nel giro di quindici giorni “magici” che rilanceranno Radamel Falcao ai vertici del calcio argentino e di lì a poco, mondiale.

Il 28 settembre si gioca al Monumental il ritorno degli ottavi di finale della “Copa Sudamericana”. All’andata i Millionarios hanno perso per una rete a zero e questo determina la necessità di vincere con due reti di scarto.

Al 25mo del secondo tempo, con entrambe le squadre in dieci uomini per le espulsioni del difensore Federico Lussenhoff del River e del centrocampista del Botafogo Zé Roberto, i brasiliani stanno conducendo per due reti ad una. Al gol iniziale di Lucio Flavio del Botafogo ha risposta proprio Radamel Falcao a metà del primo tempo ma in avvio di ripresa il centravanti Dodò ha riportato in vantaggio i suoi.

C’è una montagna da scalare per i Millionarios.

Montagna che diventa l’Everest quando a poco più di un quarto d’ora dalla fine anche Oscar Ahumada, il “volante” difensivo del River, si vede sventolare davanti al naso il cartellino rosso.

Passa poco più di un minuto.

Radamel Falcao rientra sulla trequarti, si fa dare palla da Fernando Belluschi. Avanza palla al piede e al primo tentativo di contrasto di un difensore del Botafogo lascia partire una botta di destro da oltre 25 metri.

Il pallone si infila nell’angolino alla sinistra di Max, il portiere del Botafogo.

Servono ancora due reti e in nove contro dieci occorre prendersi dei rischi.

Il Botafogo in contropiede sfiora un paio di volte il colpo del ko ma ora deve difendersi. Sulla destra prova a sfondare Belluschi ma viene chiuso e la palla arriva al “Burrito” Ortega. Il suo cross verso Falcao al centro dell’area è prolungato nella sua traiettoria verso il secondo palo dove Andrés Rios, con un delicato tocco di piatto ha messo alle spalle del portiere brasiliano.

Tre a due. Otto minuti da giocare più recupero.

Quando l’arbitro dell’incontro assegna i canonici tre minuti di recupero il River è riversato nella metà campo dei brasiliani, il portiere Juan Carrizo incluso.

La lancetta sta per iniziare il suo ultimo giro quando Ortega riceve palla sulla fascia sinistra. Rientra verso il centro è l’unica cosa che può fare è buttare un pallone in mezzo all’area di rigore.

E sperare.

Il pallone, calciato di destro è a rientrare verso il primo palo.

Non è particolarmente teso ed è uno di quei palloni dove generalmente le difese vanno a nozze.

C’è un grappolo di giocatori che sta attendendo in quella zona il pallone quando da dietro arriva Radamel Falcao che stacca imperiosamente almeno mezzo metro più in alto di tutti.

E’ lui che dà la forza a quel pallone apparentemente lento e prevedibile e il suo colpo di testa è una frustata che si spegne nell’angolo alla destra dell’immobile portiere brasiliano.

Il Monumental impazzisce. C’è il commovente abbraccio tra Passarella e Ortega, c’è il grappolo di giocatori tutti sopra “El Tigre” a festeggiare il gol e il completo recupero di un grande attaccante.

… e c’è perfino un’inquadratura nel pubblico dove si vede Diego Maradona, lui tifosissimo del Boca, esultare con le braccia alzate e i pugni chiusi.

Si completa così una delle rimonte più incredibili non solo della storia del River ma di tutto il calcio sudamericano.

… CONTINUA …

A seguire le immagini di quel match

E ora, come sempre, il nostro tributo in video a questo grandissimo attaccante che a 36 anni di età non ha ancora nessuna voglia di smettere di mandare palloni in fondo alla rete.

About Author /

Remo Gandolfi è nato e vive a Parma. Ha un patentino di allenatore messo in qualche ripostiglio a prendere polvere, ama il calcio, il ciclismo, la musica rock, la storia contemporanea, l’Argentina, tutti i piatti con il tartufo e la Guinness. E sull'amato pallone la pensa esattamente come Angel Cappa, figura romantica del calcio argentino: “Non si può ridurre il calcio solo al risultato, come non si può ridurre l’amore solo all'orgasmo”.

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