CARLO CARCANO: L’allenatore dimenticato dei 4 scudetti (e mezzo) della Juventus

Quando Massimiliano Allegri lasciò la Juve stabilì un record per la “Vecchia Signora” del calcio italiano.

Un record assoluto. Cinque campionati consecutivi vinti con la stessa squadra.

Giustamente celebrato anche se arrivato sulla scia di altri scudetti vinti sempre dalla stessa squadra anche se con un allenatore diverso.

C’è stato qualcuno in passato, e sempre alla Juventus, che questa impresa l’aveva praticamente già compiuta. Solo che la cattiveria e l’ignoranza di cui sono capaci in natura solo gli uomini ha tolto a questo eccellente allenatore il merito e il posto che dovrebbe spettargli negli albi d’oro della storia del calcio italiano.

E’ il 10 dicembre del 1934.

La Juventus, che qualche mese prima aveva dato alla Nazionale di Pozzo campione del Mondo la bellezza di 9 giocatori (Bertolini, Borel, Caligaris, Combi, Ferrari, Orsi, Monti, Rosetta e Varglien) è al momento al secondo posto in campionato a sole due lunghezze dalla Fiorentina ma soprattutto è ancora, inequivocabilmente, la squadra più forte del massimo campionato italiano.

C’è solo qualche scoria che si trascina dall’estate mondiale precedente ma tutto sta rientrando nella norma.

Sulla “Stampa”, il popolare quotidiano torinese di proprietà della FIAT, appare un misero trafiletto che inizia con “Carlo Carcano ha lasciato in questi giorni la carica di allenatore della Juventus” prima di lanciarsi in lodi sperticate verso il nuovo allenatore, Carlo Bigatto, ex-calciatore della Juventus nel decennio precedente.

Bigatto, senza precedenti come allenatore e nel Club torinese con non meglio specificati incarichi di “consigliere”, è una scelta che spiazza e sorprende.

Cosa può essere successo e perché una società già conosciuta per la sua serietà, professionalità e il grande rigore etico decida così improvvisamente di prescindere dall’uomo che, con l’applicazione perfetta del “Metodo” (il modulo si gioco in voga ai tempi e che si contrapponeva al “Sistema” in voga dai maestri inglesi) con la sua perfetta gestione del gruppo anche dal punto di vista psicologico (novità assoluta per quei tempi) aveva portato dal terzo posto dell’ultima stagione con l’inglese William John Aitken al trionfo immediato in quella successiva del campionato 1930-1931 ripetendosi poi per altre tre stagioni consecutive ?

Di certo non le sue conoscenze tattiche (il suo sesto posto con l’Alessandria nella stagione precedente fu celebrato dal grande Vittorio Pozzo come “la dimostrazione che si può riporre la massima fiducia nei tecnici nostrani per l’insegnamento, la disciplina e l’organizzazione del gioco”), le sue capacità tecniche (fu un centromediano di altissimo livello, per forza fisica, tecnica e soprattutto intelligenza tattica) e neppure la sua capacità di gestire lo spogliatoio dove “primedonne” come il grande Renato Cesarini prima e Luis Monti in seguito solevano imporre la loro fortissima personalità.

E allora ?

Cosa mai poteva aver combinato Carcano per arrivare a queste “dimissioni” (come ancora oggi vengono definite nei siti ufficiali del club bianconero) ?

All’inizio sono solo voci che la Società di Edoardo Agnelli (papà di Gianni) farà di tutto per celare, sviare e insabbiare.

E’ qualcosa che accade fuori dal campo e non ha nulla a che vedere con aspetti tecnico-tattici.

Carlo Carcano, insieme ai giocatori Varglien e Monti e ad un paio di consiglieri, vengono accusati da alcuni dirigenti bianconeri di omosessualità.

O meglio.

A quell’epoca, durante il regime fascista, questa parola non esisteva.

A parte le dichiarazioni del regime che parlavano di una natura completamente “sana” al 100% del maschio italiano, i termini in quei casi erano “invertiti, checche, sodomiti o pederasti”.

Proprio quest’ultima era la parola utilizzata dai denigratori di Carcano visto che pare che le attenzioni principali dell’allenatore juventino e dei suoi accoliti fossero principalmente indirizzate verso il ventenne “farfallino” Borel, attaccante di grandi qualità del team bianconero e all’epoca ancora ventenne e pertanto minorenne per la legislazione del tempo.

Per il Presidente Edoardo Agnelli e il fido barone Mazzonis, (rigidissimo braccio destro e uomo designato dal club per colpire con multe pesanti atteggiamenti non consoni al già in essere “stile Juventus”) la cosa è semplicemente inaccettabile.

Queste voci non possono essere tollerate.

E così si arriva alla decisione di “dimettere” Carlo Carcano, l’uomo che con Vittorio Pozzo fu quello che portò l’Italia all’avanguardia nel mondo del calcio e che, ancora oggi, non ha ottenuto i riconoscimenti e il prestigio che avrebbe meritato.

Non solo.

Ma Carlo Carcano, dopo questo allontanamento, sarà virtualmente fuori dal mondo del calcio per una decade intera. Occorrerà attendere la fine della Seconda Guerra Mondiale per rivederlo in un ruolo di primo piano.

Sarà l’Internazionale ad affidargli la sua panchina nella stagione 1945-1946.

Condurrà i nerazzurri ad un onorevolissimo quarto posto prima di andare all’Atalanta per una stagione, un’altra come Direttore Tecnico ad Alessandria (dove non riuscì ad evitare la retrocessione in Serie C) prima di trasferirsi a Sanremo, sempre come Direttore Tecnico.

Nella bella città ligure Carcano si stabilì a vivere ma l’amore per il calcio non finì mai.

Proprio a Sanremo fondò i “Carlin’s Boys”, una società calcistica giovanile con la quale raccolse grandi soddisfazioni.

Ma non si parlò praticamente più di lui.

Un nome ancora troppo scomodo anche per la bigotta Italia del boom economico che avrebbe voluto professarsi moderna ma che in realtà amava nascondere ogni tipo di diversità un po’ come si fa come la polvere sotto il tappeto.

Tornò alle cronache nel 1950 e solo per un incidente automobilistico avvenuto mentre riportava uno degli allievi della sua “Carlin’s Boys” a casa dopo l’allenamento.

Carcano riportò la frattura dello sterno … e con essa qualche altra voce pruriginosa e maligna sui suoi gusti sessuali.

Fu proprio a Sanremo dove Carlo Carcano morì nel 1965 in seguito ad un malore durante un bagno in mare.

Infine un riconoscimento importante, anche se clamorosamente postumo: l’inserimento di Carlo Carcano nella Hall of Fame del calcio italiano.

L’anno ? Il 2014.

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Remo Gandolfi è nato e vive a Parma. Ha un patentino di allenatore messo in qualche ripostiglio a prendere polvere, ama il calcio, il ciclismo, la musica rock, la storia contemporanea, l’Argentina, tutti i piatti con il tartufo e la Guinness. E sull'amato pallone la pensa esattamente come Angel Cappa, figura romantica del calcio argentino: “Non si può ridurre il calcio solo al risultato, come non si può ridurre l’amore solo all'orgasmo”.

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