FAAS WILKES, Benito “Veleno” Lorenzi e un ragazzino olandese

Presto vi racconteremo la sua storia.

Per ora, per chi non lo conoscesse, possiamo dire che è stato il primo grande campione del calcio olandese.

Arrivò in Italia dal campionato olandese subito dopo la 2° guerra mondiale ma divenne ben presto uno dei grandi idoli della metà nerazzurra di Milano.

La sua classe, la sua creatività e la sua eleganza lo fecero amare dall’appassionato ma esigente popolo dell’Inter.

Ecco come lo ricorda l’attaccante Benito Lorenzi detto “Veleno” (per il suo caratterino per niente facile !) e suo compagno di squadra.

“Io in campo non stavo mai zitto. Avevo sempre qualcosa da dire ai miei compagni, lamentandomi spesso per qualcosa. A Wilkes non ho mai detto una parola. Sapeva sempre cosa fare, dove posizionarsi e come muoversi. Tutto quello che dovevo fare era aspettare che mi desse il pallone buono. E’ vero, qualche volta ci voleva un po’ di tempo perché lui la palla l’amava … ma quando te la passava spesso il più era fatto e io dovevo solo spingerla in rete”.

E’ lo stesso Lorenzi a raccontare un altro divertente episodio della carriera interista di Wilkes. L’olandese, definito da tutti persona simpaticissima e di grande umiltà, era anche molto paziente in campo nonostante fosse spesso il bersaglio dei calcioni degli avversari che lui amava irridere con il suo proverbiale dribbling.

Durante una partita però il suo avversario diretto aveva decisamente passato il limite. Calci, trattenute, spinte … insomma tutto il repertorio dei difensori frustrati. Wilkes perde la pazienza. Solleva il suo avversario da terra e poi gli urla in faccia “Decidi. O cominci a giocare a calcio o ti faccio smettere di giocare a calcio !”

… E Lorenzi garantisce che il difensore avversario scelse la prima opzione …

C’è un calciatore che ha sempre ammesso che il suo unico e vero grande idolo è stato Faas Wilkes.

“Ammiravo il suo dribbling, la sua capacità di correre al massimo della velocità sempre con la palla al piede, la sua capacità di difendere la palla anche sotto pressione. Ho modulato il mio gioco su di lui semplicemente perché era il più bravo di tutti”.

Parole e musica di Johann Cruyff.

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Remo Gandolfi è nato e vive a Parma. Ha un patentino di allenatore messo in qualche ripostiglio a prendere polvere, ama il calcio, il ciclismo, la musica rock, la storia contemporanea, l’Argentina, tutti i piatti con il tartufo e la Guinness. E sull'amato pallone la pensa esattamente come Angel Cappa, figura romantica del calcio argentino: “Non si può ridurre il calcio solo al risultato, come non si può ridurre l’amore solo all'orgasmo”.

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