ITALIA v PERU’ e un arbitro un po’ troppo “allegro”

Che l’alcol sia parte integrante della storia di tanti calciatori è un dato di fatto appurato.

La lista è infinita e più o meno tutti conoscono le vicissitudini grandi campioni come i britannici George Best, Paul Gascoigne, Tony Adams, del brasiliano Adriano, dell’argentino Ariel Ortega o del tedesco Gerd Muller.

Diverso quando invece questo “problemino” ce l’hanno gli arbitri.

Durante i mondiali del 1982, poi vinti dagli azzurri, nella seconda partita di qualificazione l’Italia deve affrontare il Perù di Cubillas, Uribe e Barbadillo.

Dopo il vantaggio di Bruno Conti arriva il pareggio dei peruviani ad una manciata di minuti dalla fine con il gol del capitano Ruben Diaz complice la sfortunata deviazione di Fulvio Collovati.

Chi era presente al Balaidos di Vigo quel giorno non può non ricordare la direzione di gara non certo esemplare da parte dell’arbitro tedesco Walter Eschweiler.

Pur non incidendo in maniera determinante sulla partita molte sue decisioni sono apparse spesso cervellotiche e anche con interpretazioni “molto particolari” del regolamento.

Addirittura durante lo svolgimento del gioco la giacchetta nera tedesca si andò a scontrare contro un calciatore peruviano in un’azione di gioco a centrocampo, cadendo a terra in maniera decisamente goffa, rompendosi tra l’altro anche un dente.

Il motivo di quella prestazione non certo memorabile si scoprì qualche tempo dopo.

A raccontarlo fu un’impiegata dell’hotel “Mexico” di Vigo dove alloggiava il signor Eschweiler.

“A pranzo questo distinto signore tedesco bevve non meno di tre litri di vino. Quando seppi che più tardi avrebbe dovuto arbitrare una partita di calcio non ci volevo credere”.

… il tutto più o meno quattro ore prima della partita tra azzurri e peruviani …

Il signor Eschweiler aldilà di quell’episodio è stato votato miglior arbitro tedesco nel 1977 e ha svolto importanti funzioni nel corpo diplomatico del Ministero degli Esteri nella Germania Ovest.

Oggi ha 85 anni e vive a Bonn.

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Remo Gandolfi è nato e vive a Parma. Ha un patentino di allenatore messo in qualche ripostiglio a prendere polvere, ama il calcio, il ciclismo, la musica rock, la storia contemporanea, l’Argentina, tutti i piatti con il tartufo e la Guinness. E sull'amato pallone la pensa esattamente come Angel Cappa, figura romantica del calcio argentino: “Non si può ridurre il calcio solo al risultato, come non si può ridurre l’amore solo all'orgasmo”.

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