ALI DIA, GEORGES WEAH e un allenatore … ingenuo

Se Carlos “Kaizer” Raposo, il brasiliano capace di spacciarsi per un calciatore professionista per quasi dieci stagioni consecutive, ha avuto comunque la decenza di non presentarsi mai su un campo di calcio per una partita ufficiale il nostro protagonista dell’aneddoto di oggi è riuscito a fare ancora meglio …

Riuscire a giocare per quasi un ora in uno dei campionati più competitivi e difficili del pianeta: la Premier League inglese.

Siamo nell’autunno del 1996.

Il Southampton, allenato da Graeme Souness, l’ex grande centrocampista scozzese del Liverpool e della Sampdoria, si trova in una difficile posizione di classifica.

Non solo. Ha diversi infortuni nella rosa, che hanno coinvolto soprattutto i suoi calciatori offensivi.

Un giorno a Souness arriva una telefonata.

“Buongiorno Mr. Souness. Sono George Weah. La disturbo perchè in questo momento proprio dalle vostre parti si trova mio cugino, Ali Dia. E’ un ragazzo di talento, ha già giocato con la Nazionale del nostro Paese e ha già giocato diverse partite in Francia con il PSG. E’ in cerca di una nuova squadra e prima di chiamare altre squadre ho pensato a lei”.

Souness non crede alle proprie orecchie.

Un attaccante disponibile da subito e per di più raccomandato da George Weah, centravanti titolare del Milan e probabilmente l’attaccante più forte del pianeta in quel momento.

“Grazie per la telefonata George” gli risponde un entusiasta Souness che aggiunge “Mi raccomando. Non dica nulla a nessun altro manager della Premier. Suo cugino lo aspettiamo qui da noi”.

Ali Dia arriva a Southampton.

Il primo allenamento lascia parecchio perplessi Souness e i suoi nuovi compagni di squadra ma complice il campo in condizioni pessime e l’emozione del primo impatto con il calcio inglese sospendono per ora il giudizio.

Il giorno dopo c’è una partita del campionato riserve contro l’Arsenal ed è l’occasione giusta per vedere l’attaccante liberiano in azione.

La partita, per le avverse condizioni atmosferiche, viene però rinviata.

Nel frattempo l’infermeria del Southampton continua a riempirsi arrivando al punto che per la prossima partita di campionato contro il Leeds l’unico calciatore offensivo disponibile è Matt Le Tissier, il talentuoso gioiello dei “Saints”.

A quel punto Souness decide di portare in panchina Ali Dia, unico calciatore offensivo disponibile nell’intera rosa.

Passano meno di mezzora di gioco e Matthew Le Tissier deve uscire a causa di un infortunio muscolare.

Souness guarda sconsolato la sua panchina dove ci sono solo difensori … e Ali Dia.

Dopo pochi minuti il ragazzo ha addirittura una palla gol. Il suo tiro è comunque nello specchio della porta anche se parato senza troppe difficoltà da Nigel Martyn, il portiere del Leeds.

Dopo questa “fiammata” però arriva immediatamente la dura e inequivocabile realtà. Ali Dia non è un giocatore di calcio.

O almeno non lo è certo per i livelli di un campionato prestigioso come quello inglese.

Souness, combattivo come lo era in campo, non riesce a capacitarsi della cosa.

Riesce ad avere il numero di George Weah.

“Non so neppure chi sia questo signor Dia” gli risponde l’attaccante del Milan “ e io non le ho mai telefonato in vita mia”.

A questo punto la realtà è chiara, quanto amara.

Souness è stato clamorosamente fregato.

La telefonata, arrivata da un amico di Ali Dia, aveva raggiunto lo scopo.

Ci vorrà del tempo per assorbire questa poco lusinghiera “figura” per il tecnico scozzese.

“Riusciva sempre ad essere dove non c’era la palla” dirà Souness qualche giorno dopo, assorbita la “figuraccia” di aver fatto esordire probabilmente il calciatore più scarso in tutta la storia del calcio inglese (e per chi ha visto giocare Gus Cesar è un bel primato …).

Ma il commento più azzeccato rimane quello di Matt Le Tissier che prima disse che “quando lo vide all’allenamento pensava fosse un tifoso che avesse vinto un concorso con il premio finale di allenarsi con la squadra del cuore” e in seguito, dopo averlo visto prendere il suo posto in quel match contro il Leeds United lo definì “disinvolto come Bambi sul ghiaccio”…

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Remo Gandolfi

Remo Gandolfi è nato e vive a Parma. Ha un patentino di allenatore messo in qualche ripostiglio a prendere polvere, ama il calcio, il ciclismo, la musica rock, la storia contemporanea, l’Argentina, tutti i piatti con il tartufo e la Guinness. E sull'amato pallone la pensa esattamente come Angel Cappa, figura romantica del calcio argentino: “Non si può ridurre il calcio solo al risultato, come non si può ridurre l’amore solo all'orgasmo”.

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