Il “mio” Flaco Schiavi

«Tu sei assolutamente pazzo: non ce la possiamo fare».

       Questa la frase con cui, ormai quattro anni fa, apostrofai il mio amigazo e socio querido Gigi, da tutti i tanos bosteros, gli italiani che hanno il Boca nel cuore, conosciuto con il soprannome di Erizo.

       «Dai Gigi, sii serio: ci siamo appena sparati 18 ore di viaggio, sono le 2 di mattina siamo pieni di coca & fernet che nemmeno Superciuk e tu mi dici che dobbiamo essere alle 6.15, tra 4 ore e poco, di fronte a Casa Amarilla. Ci provo, ma non garantisco».

       Benedetto fu il jet-lag, lo ammetto. Benedette quelle 4 ore in meno di fuso orario che separano l’Argentina dall’Italia: morale, alle 5.30 mi ritrovo con i fanali sbarrati a fissare il soffitto. Doccia, dos facturas y un matecito per cacciare i postumi della sbornia e alle 5.55 io e El Erizo siamo sul taxi del fedele Gustavito (sì, i bosteros sono come una famiglia: in qualunque parte del mondo siano, se si incontrano poi non si mollano più) in direzione Repùblica de La Boca, l’unico quartiere, l’unico barrio de Primera di Buenos Aires.

       In strada non c’è praticamente nessuno: l’alba con il sole che s’affaccia dietro al Tempio, quella palla arancione che fa capolino dal terzo anello de La Bombonera è impagabile, varrebbe qualsiasi notte insonne. Davanti alla Casa Amarilla c’è il FlechaBus, l’autobus che porta i giocatori e il cuerpo técnico della Reserva Bostera fino al City Bell di La Plata: si gioca Estudiantes-Boca Juniors.

        Piccola digressione: sia io che El Erizo siamo autentici bulimici di calcio. Guardiamo tutto: dalle giovanili finlandesi fino alla B cinese, dai playout in Uguanda all’Ascenso de Bolivia. Dio salvi lo streaming! Cosa chiedere di meglio, dunque, dell’occasione di poter vedere dal vivo Agustín Almendra, Nico Capaldo o Deian Verón e di poter scambiare 4 chiacchiere con il tecnico dei giovani Xeneizes, un mito del calcio, Rolando Carlos Schiavi: per tutti El Flaco, per gli attaccanti avversari un muro invalicabile.

       Sarò sincero: sempre grazie all’intercessione di El Erizo avevo potuto fare una foto con El Flaco al termine di un allenamento della Reserva qualche anno prima. Ero rimasto impressionato dalla stazza (e, credetemi, non sono un nanetto), dal sorriso e dalla disponibilità. E ora, in questa assolata mattina porteña, ho la chance di approfondire la relazione. Sì. Adesso lo posso ammettere.

       Il vero fuoriclasse in tutto questo è stato El Erizo: la primogenitura dell’amicizia con Schiavi è tutta sua e nient’altro che sua. Io mi sono limitato al ruolo di succhiaruota, ma tant’è.

       Morale della favola a portarci a La Plata è Lucas, il medico della Reserva, con la sua macchina che segue l’autobus della squadra. Il match lo vediamo da una posizione assolutamente privilegiata: dietro la panchina degli ospiti. Il ritorno verso Buenos Aires è indimenticabile, di quelli che non puoi scordare finché campi: seduti al fianco dei Schiavi e dei suoi collaboratori tomando mate dal mate del Flaco. Per gli argentini condividere il mate, tomar de la misma bombilla è prova di grande amicizia: quel mate sul quel pullman con quella banda non fanno eccezione.

       Credetemi: essere in ottimi rapporti con uno dei Miti della Tua Squadra (El Flaco lo è, senz’ombra di dubbio, nel Boca Juniors che occupa un posto specialissimo nel mio cuore) è cool, re copado, fighissimo insomma. Ma per me che sono romantico all’ennesima potenza è molto più appagante aver la chance di essere amico di Rolando da Lincoln.

       E così hai la fortuna di trovarti a parlare davanti a un asado, di sorseggiare un Malbec di Vinos de Potrero (la vinicola di Nico Burdisso e signora; ricordate quel discorso sui Bosteros che sono una famiglia?), di ascoltare aneddoti di fùtbol, di poter calpestare il prato de La Bombonera il 12 del 12, il 12 dicembre, el dia del hincha de Boca, il giorno dedicato alla tifoseria più bella della galassia.

       Quell’abbraccio uscendo fuori dal tunnel da cui sbucano le squadre, con la 12 che canta: vivessi 10 vite non sarebbero abbastanza per dirti grazie, Rolo querido. No, non sto piangendo: mi è entrata nell’occhio un’entrata killer del Flaco a Ronaldinho!

        Scherzi a parte: grazie, Flaco. Gracias de todo corazòn per avermi aperto le porte della famiglia della Reserva Bostera; gracias Rolando per avermi aperto le porte di casa tua e della tua famiglia. Gracias Flaco per avermi aiutato e consigliato mille e mille volte nelle mie relazioni con quell’universo conosciuto come “Mundo Boca”; gracias Rolando per avermi consigliato mille volte in argomenti della vita ben più importanti di un pallone che rotola.

       Grazie anche e soprattutto per avermi insegnato che, per le cose che ami davvero, puoi non sentire dolore: puoi perfino giocare con l’appendicite. Grazie per avermi aiutato a capire che, sempre e solo per le cose che ami davvero, puoi mandare giù bocconi amarissimi come se fossero la sacher torte più dolce della Terra e puoi farlo pure con il sorriso, mentre dentro ardi di rabbia. Insomma, gracias por todo, Rolando Carlos. Grazie di tutto Flaco querido y… perdòn por tampoco.

Roberto Colombo

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Nato a Torino 45 anni fa, lavora da oltre 23 anni a Tuttosport dove cura le pagine del calcio estero. E' un autentico argenTano, italiano di passaporto, ma argentino nei costumi, nel modo di vivere e pure in quello di pensare: beve mate di continuo, adora gli asados annaffiati da Coca cola + Fernet Branca. Innamoratosi in maniera folle del Boca Juniors grazie ai racconti di suo padre Franco, dal 2001 viaggia costantemente a Bue3nos Aires: se rimane troppo a lungo lontano dalla città portena, dove ha vissuto per quasi un anno va in crisi di astinenza.

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