L’intervista: MASSIMO MORGIA

Massimo Morgia è un allenatore che, pur senza aver calcato i palcoscenici della massima serie, ha lasciato un ricordo indelebile ovunque abbia lavorato. Ha girato l’Italia dal Trentino alla Sicilia, come calciatore prima e come allenatore in seguito … sempre a testa alta, sempre mettendoci “la faccia” anche con scelte coraggiose e talvolta apparentemente impopolari.

Massimo Morgia è stato apprezzato ovunque, dove ha vinto (e ha vinto tanto) e dove non ci è riuscito perché “l’uomo” Morgia è speciale, è profondo, è passionale ed è soprattutto onesto. Esattamente tutto ciò che traspare in maniera nitida ed evidente in questa chiacchierata, la prima di questa nuova rubrica.

Rubrica che abbiamo voluto a tutti i costi aprire proprio con lui, per l’amicizia che ci lega e perché Massimo rappresenta tutti quei valori che amiamo nel calcio e che cercheremo di raccontarvi nel nostro piccolo Blog.

La squadra per cui tifavi da bambino

Da ragazzino tifavo Roma , come mi sembra normale per uno nato alla Garbatella.

Il tuo primo idolo calcistico

Quando ho cominciato ha giocare a calcio il mio idolo è diventato Sandro Mazzola . Mio zio Ottavio Morgia era stato un giocatore importante ed aveva giocato a Cagliare e Napoli e poi anche allenatore di Chieti e Siena. Io soffrivo di questa eredità perché tutti mi chiedevano di questa parentela e mi paragonavano a lui. Qualcuno mi dava perfino del raccomandato. Nelle prime interviste che fece Mazzola quando era già in Nazionale raccontò stesse cose di cui stavo soffrendo io, comprese le paure e l’ansia di doversi sempre misurare col fantasma ingombrante di suo padre. Mi ci ritrovai perfettamente in quelle parole ma mi dissi che se c’è l’aveva fatta lui ce la potevo fare anche io. Da allora tifando lui iniziai a tifare Inter … e non mi andò per niente male fra scudetti e coppe dei campioni !

L’avversario più forte che hai incontrato

In amichevole affrontai Bruno Giordano. Era un poco più di ragazzino ma era già un fuoriclasse nato.

Il compagno di squadra più forte con cui hai giocato

Maurizio Gaiardi mio compagno nella Lucchese. Un mediano completo, di quelli “veri” che sapeva unire corsa a tecnica.

L’avversario più … “antipatico”

Non ne ho avuti di antipatici. Magari con qualcuno ci ho anche litigato in campo, magari ci siamo pure offesi pesantemente ma la partita è uno spazio a sé. Al termine dei novanta minuti finiva sempre tutto. Nessun rancore e nessuna antipatia con nessuno.

Il compagno di squadra più simpatico

Il mio compagno più simpatico, l’amico più grande e praticamente un fratello acquisito è stato Massimo Nobile con cui ho giocato prima al Rovereto e poi alla Nocerina ma con cui ho condiviso anche la mia esperienza giovanile all’Omi Roma e soprattutto le giornate sotto casa da ragazzini nel nostro quartiere di Roma, San Paolo. Purtroppo nel 1977 un incidente stradale l’ha tolto dalle nostre vite ma non certamente dal mio cuore.

L’allenatore più bravo che hai avuto

L’allenatore più preparato e che sotto questo aspetto mi ha trasmesso poi l’amore per lo studio e la professione è stato certamente Giampiero Vitali.

L’allenatore … meno capace …

Non penso di avere avuto allenatori incapaci. Magari con qualcuno non mi sono capito, con altri ho avuto problemi da un punto di vista tecnico, con altri sul piano umano ma tutti mi comunque trasmesso qualcosa che poi mi è servito per cercare di fare al meglio questo lavoro, imparando dai loro consigli, dai loro insegnamenti e anche dai loro errori.

Un calciatore con cui avresti voluto giocare

 Uno su tutti: Johann Cruyff.  Lui era “il calcio”.

Un calciatore che avresti voluto allenare

Chiunque faccia questo mestiere sogna di poter lavorare con i grandi fuoriclasse che il nostro calcio ha avuto.Da Rivera a Mazzola per continuare con Baggio , Del Piero e Totti. In realtà erano tutti talmente bravi che a loro potevi insegnare ben poco … In realtà sarebbero state tante le cose che da questi campioni avrei io potuto apprendere ! Per cui ti dico Cassano e Balotelli, due talenti tecnicamente a livello di quelli citati qui sopra ma che purtroppo si sono “buttati via”, senza mai arrivare ad esprimere tutto il loro enorme potenziale. Magari ci avrei litigato dalla mattina alla sera e magari loro con me avrebbero fatto anche peggio …ma mi sarebbe davvero piaciuto provarci.

Un allenatore che avresti voluto avere

Pep Guardiola. Oltre ad amare il calcio che riesce a sviluppare con le sue squadre mi piace sul piano umano e per come si propone sempre e comunque aldilà delle vittorie e delle sconfitte. Guardiola mette sempre al primo posto prestazione e gioco, mai il risultato.

Il Club dove hai lasciato il cuore

La Lucchese dove ho giocato quattro anni dal 76 al 80 e Lucca è ancora la città dove abito , dove ho conosciuto mia moglie e dove è nata mia figlia. La maglia rossonera me la sento tatuata sulla pelle.

Massimo è il primo in piedi a destra.

Il più bel ricordo calcistico in assoluto

Il più bel ricordo che ho del calcio è legato agli ultimi anni di carriera ovvero fra i 31 e i 33 anni quando decisi di lasciare il professionismo pur di restare a Lucca ed in Toscana scendendo nei dilettanti. Fu in quel periodo che mi arrivò la convocazione nella Nazionale Dilettanti dove disputai una quindicina di partite.  Indossare la maglia azzurra e sentire l’inno è stata davvero una grande emozione. Questo mi ha dato modo per due anni di girare il mondo andare in India, Africa , Stati Uniti …misurarmi e vedere dal vivo culture e modi di vivere diversi. Per come sono fatto io, che sono curioso di natura, questo per me era davvero il massimo. Di ricordi legati al calcio belli ne ho tanti e soprattutto delle città da nord a sud che mi hanno ospitato, della gente che ho conosciuto e dei tanti che nel corso degli anni sono diventati amici personali e di famiglia. Ma ricollegandoci a questa intervista che parte con mio Zio Ottavio , Siena è l’unica piazza in cui siamo passati tutti e due e Siena oltremodo è la città dove è nata mia mamma …. Vincere campionato e scudetto li è stato indubbiamente il più bel ricordo proprio perché come Mazzola quel giorno mi sono sentito degno del mio nome e di mio zio.

La più grande delusione

Delusioni e rimpianti non fanno parte del mio modo di vivere perché le une me le tengo strette dentro di me cercando di non prenderne altre. Ma se proprio devo indicarne una è quella di non essere riusciti a vincere tre anni fa il campionato con la Nocerina. Ero ritornato a Nocera 40 anni dopo avere giocato li l’ultima partita insieme a Massimo Nobile proprio per dedicare a lui la vittoria del Campionato.

L’abbiamo perso alla terzultima in casa pareggiando con una squadra che non aveva nulla da chiedere….non me lo sono ancora perdonato.

Il più grande rimpianto

Rimpianti nemmeno mezzo perché ho sempre fatto le cose che ritenevo giusto fare in quel preciso momento, ragionando con la mia testa e senza condizionamenti esterni. E quando fai questo sei consapevole che devi accettarne in seguito le conseguenze, nel bene e nel male.

Ma senza rimpianti.

La partita che ricordi con più piacere

La partita che ricordo con più piacere è stata sicuramente la penultima di campionato a Marsala in serie C.

Purtroppo non ricordo il nome dei nostri avversari.

Ricordo però benissimo che stavamo vincendo in casa e la nostra avversaria diretta per la promozione stava invece pareggiando la sua partita. Restando così le cose avremmo vinto il campionato. La nostra partita finì ma nell’altro campo si giocava ancora. Poi dalle nostre tribune arrivò un boato tremendo. Non fu difficile capire che anche l’altra partita era finita e che eravamo noi a conquistare la promozione. Fu il mio primo campionato vinto e come il primo amore è impossibile da dimenticare.

La partita che vorresti dimenticare

Siena – Gavorrano sempre a due giornate dalla fine. Con i tre punti si sarebbe festeggiato la vittoria del campionato. Era già tutto pronto, persino la cena sociale in Piazza del Campo. Non riuscimmo ad andare aldilà di un pareggio. La delusione e la tristezza furono incommensurabili. Per fortuna ci rifacemmo la settimana successiva vincendo la nostra partita e conquistando la promozione.

La cosa che meno ami del calcio moderno

Del calcio moderno non amo le troppe persone, i troppi ruoli, le troppe qualifiche, i troppi divieti, le troppe tv, i troppi soldi, i troppi moduli, le troppe chiacchiere, la troppa pubblicità … Insomma non amo il “troppo” !

Quella che più rimpiangi del “tuo” calcio

Il poco che c’era , il poco che a noi sembrava tanto, le poche persone che avevamo intorno e con le quali si creava un legame speciale.

Il calciatore più forte che hai allenato

Non mi piacciono questi tipi di classifiche. Sono legato ed affezionato a tutti i calciatori che ho allenato. Da quelli che sono arrivati fino alla nazionale a quelli che dopo un anno con le giovanili hanno smesso.  Io penso di aver dato qualcosa a loro ma loro di sicuro le migliaia di ragazzi che ho allenato mi hanno dato molto di più.

Il calciatore attuale che apprezzi maggiormente

In questo preciso momento Ibrahimovic perché sta dimostrando che aldilà dell’età la classe, la personalità, e la tecnica se ami davvero il calcio non se ne vanno mai. In questo gioco collettivo l’individualità è comunque sempre determinante.

Il calciatore nel quale ti riconosci di più

Nessuno in particolare. E troppo diverso il calcio ma soprattutto il mondo attuale dal mio mondo e dal mio calcio.

L’allenatore che è stato il tuo punto di riferimento

Ne ho avuti tanti ma senza dubbio Giovanni Meregalli che ho avuto per tre anni alla Lucchese . Sono passati tanti anni da allora. Adesso lui ha passato gli 80. Spesso lo chiamo per salutarlo  dandogli immancabilmente del lei. Io lo chiamo “Mister” e lui mi risponde “Ciao Massimino ! come stai ?” Solo che “Massimino” ha 69 anni…. Queste però sono le cose più belle e più vere del “nostro calcio” …

Un allenatore attuale che ammiri

Di Guardiola ho già detto ma uno in particolare è Antonio Conte perché lo conosco come persona e come uomo ed è l’esatto contrario di come che viene descritto. Persona vera, sincera,diretta e leale.

La qualità più importante per un allenatore

Ho citato Conte proprio perché ritengo queste qualità fondamentali. Aldilà delle idee tecnico-tattiche , giocatori e collaboratori ti seguono e ti apprezzano se sei vero, sincero,diretto e leale. E’ Antonio è tutto questo.

Lo schema di gioco preferito e perché

Per me il calcio non è né moduli né schemi prestabiliti. Ma spazio, tempo e tecnica. Che poi sono le doti innate che hanno i fuoriclasse … Questo è quello che gli allenatori devono incamerare e fare loro per trasmetterlo al resto della squadra.

Formazione ideale tra i tuoi ex-compagni di squadra

Pierotti Cisco Nobile Gaiardi Morgia Platto Ciardelli Savian D’Urso Vescovi Novelli. La mia Lucchese del 78. Sfiorammo la promozione in serie B ma come ho già detto quella è e sarà sempre la mia maglia, quelli saranno sempre i miei compagni e quella sarà sempre la mia città.

Formazione ideale tra i calciatori che hai allenato

Non ho ancora smesso di allenare e non ho nessuna voglia di smettere perciò per questa formazione proprio non posso ancora esprimermi ! Ripassate fra qualche anno !!!

Mi va di aggiungere che … (pensieri in libertà sul “nostro” calcio, su quello attuale, su chi lo gioca, chi lo comanda e chi lo ama …)

In quanto ai miei pensieri in libertà mi sembra già di aver detto tanto e soprattutto di aver fatto capire che non amo in generale questo calcio così tecnologico, televisivo, super miliardario e così lontano dalla gente normale e cioè dai tifosi che infatti sempre meno frequentano gli stadi e che si sentono oggi così lontani dai protagonisti. Nel calcio di una volta finita la partita o l’allenamento ci si ritrovava sovente proprio al bar o in pizzeria a berci una birra insieme, calciatori, staff e tifosi. Ecco, questa è forse la cosa più bella che abbiamo perso.

MASSIMO MORGIA

About Author /

Remo Gandolfi è nato e vive a Parma. Ha un patentino di allenatore messo in qualche ripostiglio a prendere polvere, ama il calcio, il ciclismo, la musica rock, la storia contemporanea, l’Argentina, tutti i piatti con il tartufo e la Guinness. E sull'amato pallone la pensa esattamente come Angel Cappa, figura romantica del calcio argentino: “Non si può ridurre il calcio solo al risultato, come non si può ridurre l’amore solo all'orgasmo”.

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