BILL SHANKLY e LA MATEMATICA

Spogliatoio del Liverpool. Si sta per giocare Liverpool vs Manchester United.

Bill Shankly, il grande manager scozzese dei “Reds” sta passando in rassegna i calciatori avversari.

“Ragazzi, in porta Alex Stepney. E’ poco reattivo e insicuro e ha le mani di marmellata. Non riesce a bloccare un solo pallone. Terzino destro è Shay Brennan. E’ lento più di mia suocera. Attaccatelo e andrà in crisi. Terzino sinistro è Tony Dunne. Incredibile a dirsi … ma è ancora più lento di Brennan ! Se si sgancia in attacco alle 3 e un quarto torna in difesa non prima delle 3 e mezza”.

I giocatori del Liverpool sono sempre più galvanizzati e fiduciosi. A sentire il loro manager sarà una passeggiata e Shankly ha dimostrato loro che poche volte si sbaglia …

Il tecnico del Liverpool continua.

“Paddy Crerand ? Non giocherebbe nemmeno nella nostra squadra riserve !” E così via fino al centravanti John Aston. “Aston ? Un coniglio ! Colpitelo duro una volta e se ne starà buono per tutto il match”.

I giocatori del Liverpool a questo punto hanno l’autostima alle stelle !

Quella che sulla carta doveva essere una partita difficile sembra quanto mai alla portata.

“Ok ragazzi” chiude il suo discorso Shankly “Ora andiamo in campo e facciamogli vedere cos’è il Liverpool Football Club !”.

A questo punto però interviene il capitano dei Reds, Emlyn Hughes.

“Ok Boss. Tutto molto chiaro. Però non ci ha detto nulla di Bobby Charlton, George Best e Denis Law”

Shankly guarda dritto negli occhi il suo capitano.

Poi esplode “CRISTO SANTO HUGHES ! MI STAI DICENDO CHE NON POSSIAMO BATTERE UNA SQUADRA CHE HA SOLO TRE GIOCATORI ????”

… Nessuno, davvero nessuno mai più come Bill Shankly da Glenbuck, Scozia.

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Remo Gandolfi è nato e vive a Parma. Ha un patentino di allenatore messo in qualche ripostiglio a prendere polvere, ama il calcio, il ciclismo, la musica rock, la storia contemporanea, l’Argentina, tutti i piatti con il tartufo e la Guinness. E sull'amato pallone la pensa esattamente come Angel Cappa, figura romantica del calcio argentino: “Non si può ridurre il calcio solo al risultato, come non si può ridurre l’amore solo all'orgasmo”.

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