E’ il 12 dicembre del 1992.

Siamo alla vigilia della finale di Coppa Intercontinentale tra i brasiliani del San Paolo e i catalani del Barcelona.

Arbitro dell’incontro è il celebre fischietto argentino Juan Carlos Lostau.

E’ proprio lui a raccontare quanto accadde quella sera.

«Ero ancora sotto sopra per le dodici ore di differenza di fuso orario tra la mia Argentina e il Giappone e quella notte non c’era proprio verso di chiudere occhio. Iniziai a camminare per l’albergo quando ormai era notte inoltrata. Fu in quel momento che incontrai Telé Santana, il tecnico del San Paolo.

Mi venne incontro cordialmente e per qualche minuto parlammo delle comuni difficoltà ad assorbire il fuso orario nonostante Santana con i suoi ragazzi fosse lì da diversi giorni.

Fu in quel momento che mi disse qualcosa di davvero particolare.

“Venga con me Juan Carlos: le presento Johann Cruyff” mi disse Santana.

In una stanza lì vicino c’era Cruyff, intento a leggere una rivista con la sua immancabile sigaretta fra le labbra.

Iniziammo a parlare. Insieme, come vecchi amici. Parlammo di calcio, della sua importanza, della sua sacralità e dell’importanza di giocarlo nella maniera corretta, senza sotterfugi o “furbate” varie.

Questi due grandi allenatori si accordarono proprio in quella chiacchierata, davanti ai miei occhi, di giocare una partita “pulita”, senza falli violenti, senza perdite di tempo e senza inutile proteste e polemiche.

Poi parlarono dei loro ricordi, delle partite più emozionanti, degli inizi della loro carriera, del difficile mestiere di allenatore e anche di quanto il calcio stesse rapidamente cambiando rispetto alla loro epoca.

Trascorremmo così quattro ore.

Fu uno dei ricordi più belli della mia lunga carriera di arbitro e di sicuro uno di quelli che mi hanno arricchito maggiormente».

Queste le parole di Lostau.

Il match mantenne fede alle attese.

Partita spettacolare, corretta e giocata a viso aperto.

Esattamente come promesso dai due manager nella notte precedente.

Due grandissime squadre che si contesero il titolo di Campione del Mondo per Club.

Il Barcellona di Koeman, Guardiola, Laudrup e Stoichkov e il San Paolo di Cerezo, Cafù, Rai e Muller.

A spuntarla furono i brasiliani grazie ad una doppietta di Rai (il fratello di Socrates) autore di una partita sontuosa.

Gol (uno di testa e uno su una splendida punizione all’incrocio dei pali) che ribaltarono il vantaggio iniziale di Hristo Stoichkov.

San Paolo capace di ripetersi l’anno successivo contro i rossoneri guidati da Fabio Capello.

… ma questa, come direbbe qualcuno, è un’altra storia …

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Remo Gandolfi

Remo Gandolfi è nato e vive a Parma. Ha un patentino di allenatore messo in qualche ripostiglio a prendere polvere, ama il calcio, il ciclismo, la musica rock, la storia contemporanea, l’Argentina, tutti i piatti con il tartufo e la Guinness. E sull'amato pallone la pensa esattamente come Angel Cappa, figura romantica del calcio argentino: “Non si può ridurre il calcio solo al risultato, come non si può ridurre l’amore solo all'orgasmo”.

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