Matias Almeyda è uno degli “uomini di calcio” a cui siamo più affezionati noi del “Nostro Calcio”.

Un uomo che ha ammesso le sue debolezze, che le ha combattute e vinte … e che in una “cancha” non ha mai dato meno del 110%.

Matias Almeyda è anche l’uomo che ha accettato uno degli incarichi più delicati della storia recente del calcio … non solo argentino.

Quello di sedersi sulla panchina del suo amato River Plate il giorno dopo la retrocessione dalla Prima Divisione argentina.

Qualcosa di inimmaginabile, di imprevisto e imprevedibile.

Ma che invece è accaduto.

Daniel Passarella, presidente dei Millionarios sa che l’amore che prova “El Pelado” per il club non ha paragoni.

E sa che solo un uomo del suo coraggio, della sua integrità e del suo carisma può accettare un incarico del genere.

Un incarico dove da perdere c’è tutto e da guadagnare pochissimo … perché tutti, nel calcio e non solo argentino, si aspettano che per il River Plate sia una passeggiata tornare nella serie maggiore.

Non sarà affatto una passeggiata …

Mancano poche ore alla partita che potrebbe sancire il ritorno del RIVER PLATE nella massima serie del calcio argentino, quella che i Millionarios giocheranno contro l’Almirante Brown al Monumental.

A Matias Almeyda arriva questo messaggio.

«Manca davvero poco alla tua gran finale contro l’Almirante Brown e io ho appena chiesto a Dio di aiutare il River a vincere questa partita.

Forse non mi crederai.

Però è esattamente quello che ho fatto.

Parliamoci chiaro.

Se tu non fossi l’allenatore del River Plate non glielo avrei mai chiesto.

Anzi.

Invece di guardare la partita del River domani metterei nel videoregistratore un vecchio film in bianco e nero e non me ne fregherebbe nulla di quello che succede nella cancha del Monumental.

Solo che io sono totalmente dalla tua parte e spero con tutto il cuore che tu ce la faccia amico mio.

Ma comunque vada ti voglio dire una cosa: tu devi essere sereno.

Perché una partita o un campionato non possono cambiare nulla di quello che sei tu come persona.

“Pela” tu sai quanto ti ammiro e quanto ti voglio bene.

Ti ho conosciuto davvero solo pochi anni fa ma quello che ho capito di te mi ha colpito in maniera incredibile.

Persone come te stanno scomparendo dalla faccia della terra.

Persona che hanno una parola sola, una faccia sola.

Persone che danno valore alla verità … e all’amicizia.

Ti auguro il meglio “Pelado”.

Dal profondo del cuore e credimi … mai e poi mai avrei immaginato di chiedere a Dio di aiutare il RIVER PLATE !!!

E’ completamente folle se ci penso.

… e se questo è successo il merito è tuo, soltanto tuo, querido Pelado.»

Firmato: DIEGO ARMANDO MARADONA.

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Remo Gandolfi

Remo Gandolfi è nato e vive a Parma. Ha un patentino di allenatore messo in qualche ripostiglio a prendere polvere, ama il calcio, il ciclismo, la musica rock, la storia contemporanea, l’Argentina, tutti i piatti con il tartufo e la Guinness. E sull'amato pallone la pensa esattamente come Angel Cappa, figura romantica del calcio argentino: “Non si può ridurre il calcio solo al risultato, come non si può ridurre l’amore solo all'orgasmo”.

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