E’ una frase che a noi del “nostro calcio” piace parecchio perché fedeli al celeberrimo detto di Bill Shankly siamo profondamente convinti che il calcio sia davvero molto di più di un “gioco”.

Per cui, se già in partenza questa frase non ci pare assolutamente esagerata … dopo questo racconto probabilmente se ne convinceranno in molti !

Siamo nel 1998 e si stanno giocando i Mondiali di Francia.

Marek Kopacz è un importante investigatore della polizia polacca che da tempo è impegnato nel tentativo di sgominare una grossa organizzazione criminale che opera nella zona di Cracovia.

E’ già da diversi mesi nel mirino della “Gang”.

Telefonate e avvertimenti quanto mai espliciti a lasciar perdere, ad occuparsi di altro … a non interferire nella lucrosa attività dell’organizzazione.

Nulla però che possa scoraggiare un uomo della sua integrità.

Kopacz va tranquillamente avanti con la vita e le sue abitudini.

Una di queste è accompagnare il suo cane ad una passeggiata dopo cena e un’altra è quella di fare sempre un salto in commissariato alle 10 di sera per verificare che tutto sia a posto prima di andare a dormire.

La sera del 30 giugno del 1998 Marek Kovacz sta assistendo all’incontro tra Argentina e Inghilterra valevole per gli ottavi di finale del torneo.

Dopo il gol del vantaggio di Gabriel Batistuta gli argentini subiscono la rimonta degli inglesi che con Alan Shearer e Michael Owen ribaltano il risultato.

Gli inglesi paiono avere la partita in pugno ma un raro gol di Javier Zanetti rimetterà in parità le sorti dell’incontro.

Il risultato non si sbloccherà più e la partita andrà ai supplementari.

Kopacz rimane incollato alla tv ad assistere a questo emozionante incontro.

La passeggiata con il suo cane e il salto in commissariato possono aspettare.

E mentre il metodico poliziotto si sta godendo i supplementari dell’incontro intorno alle 22 c’è una terribile esplosione, che fa tremare i vetri di casa.

Kopacz si affaccia alla finestra.

Sull’altro lato della strada c’è la sua automobile in fiamma e praticamente distrutta.

Il comando ad orologeria piazzato sulla sua auto dalla gang ha fatto appieno il suo dovere.

… solo che i criminali non hanno tenuto in considerazione né il gol di Javier Zanetti né della bellezza dello spettacolo offerto da queste due grandi nazionali che hanno fatto si che una partita di calcio diventasse più importanti dei “riti” del buon Marek Kopacz.

Racconta proprio Javier Zanetti che “mi arrivò una lettera da parte del Sig. Kopacz che mi raccontò tutta la storia. E’ veramente incredibile come un gol possa avere significato tanto.

Spero un giorno di incontrare il Sig. Kopacz … anche se le nostre vite, senza saperlo, si sono già incontrate”.polizia.jpg

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Remo Gandolfi

Remo Gandolfi è nato e vive a Parma. Ha un patentino di allenatore messo in qualche ripostiglio a prendere polvere, ama il calcio, il ciclismo, la musica rock, la storia contemporanea, l’Argentina, tutti i piatti con il tartufo e la Guinness. E sull'amato pallone la pensa esattamente come Angel Cappa, figura romantica del calcio argentino: “Non si può ridurre il calcio solo al risultato, come non si può ridurre l’amore solo all'orgasmo”.

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