Credo che nessuno riuscirà a togliermi dalla testa che, a voler cercare di sbrogliare la matassa dell’assurdità pensata e posta in essere nella partita giocata il 27 gennaio 1994 al Barbados National Stadium di Saint Michael tra Barbados e Grenada, forse si arriverebbe a tre indizi, Milan, Malines e Atlético Nacional de Medellín, che potrebbero fornire una prova.
La finale di Intercontinentale tra Milan e Atlético Nacional de Medellín fu inguardabile. Come parimenti inguardabile fu il doppio confronto Milan-Malines, valevole per l’accesso alla semifinale della Coppa dei Campioni del 1990.

Sacchi, de Mos e Maturana usavano il fuorigioco come arma di distruzione di massa del gioco e della fantasia. Quelle tre partite vennero continuamente interrotte da off-side (e vigeva, ricordiamolo per i più giovani, una regola ben più stringente), e se queste squadre rappresentavano quasi la crème degli ultimi 2-3 anni, allora non dovremmo meravigliarci se le notti di Italia 90 furono magiche solo nella canzone di Bennato e della Nannini.

L’onda lunga della grande bruttezza arrivò sino agli Europei del 1992, altra kermesse da sonnolento suicidio di massa in stile lemming (sì, lo so che trattasi di leggenda, ma serve a rendere l’idea dei nostri sguardi catatonici dinanzi a simili esibizioni).

Per cercare di scuotere qualcosa, l’autunno del 1992 si presentò con la nuova regola che a tutt’oggi impedisce al portiere di recuperare con le mani un retropassaggio volontario effettuato con i piedi. E sempre in quegli anni venne pensato e  introdotto il Golden Gol, originariamente chiamato Sudden Death.

Norma che ci fu amica nel 1994, quando grazie al tracciante scagliato dalla meteora Pierluigi Orlandini portammo a casa il secondo Europeo Under 21 rubandolo, in senso sportivo, al Portogallo dei Rui Costa, dei Figo e dei Joao Pinto, che ai tempi veniva tratteggiato come un vero craque.
Regola che invece mostrò la faccia feroce quando ci toccò osservare la gioia di Trezeguet per il back-to-back, Mondiale ed Europeo, della Francia.

Ma torno a noi.
Tempo di innovazioni, dicevo, ma forse qualcuno da quelle parti sentì la Nemesi del calcio ghignare dinanzi agli sforzi umani che, per eterogenesi dei fini, anziché rendere le partite più eccitanti, riuscirono a produrre quegli assurdi e grotteschi minuti finali  tra Barbados e Grenada.

Comincio a delineare il perimetro.

Inizio con il dire che si giocavano le qualificazioni alla Shell Caribbean Cup, la Coppa dei Caraibi di Calcio.

Ma cosa avvenne di così clamoroso?

Per qualche imperscrutabile motivo, si decise che anche le partite nei gironi non avrebbero potuto finire in parità. In caso di parità ci sarebbero stati i supplementari ed eventualmente i rigori.

Ma le sorprese non sono ancora finite; non paghi, gli organizzatori stabilirono altresì che il gol nei supplementari non metteva solo fine alla partita, ma sarebbe valso doppio. La “semplice” vittoria ai rigori avrebbe assegnato ugualmente due gol. Pensate un po’.

Per cui, se per ipotesi una partita fosse finita ai regolamentari sull’1-1, e poi un team avesse segnato durante i supplementari, la partita sarebbe stata registrata e mandata alle statistiche come 3-1.

E come tale conteggiata anche ai fini dell’eventuale differenza reti.

Un girone includeva Barbados, Grenada e Puerto Rico. La partita tra Puerto Rico e Barbados terminò 1-0 per Puerto Rico, mentre la sfida tra Grenada e Puerto Rico terminò con un gol nei supplementari di quelli del Grenada, dopo il pareggio a reti bianche dei regolamentari.

E fu pertanto mandata ai posteri come 2-0.

Alla vigilia del match Barbados – Grenada, la classifica vedeva in testa Grenada con tre punti e +2 di differenza reti, seguita da Porto Rico con tre punti e -1 di differenza reti. L’ultimo posto era appannaggio di Barbados, a zero punti e -1 di differenza reti. Lo so, sono stato un po’ pesante, ma questo lungo infodump serve a delineare e rendere meglio lo scenario che fece da punto di partenza alla delirante partita tra Barbados e Grenada.

I più attenti di voi avranno già notato che, per passare il turno, Barbados avrebbe dovuto vincere contro Grenada con due (o più) gol di scarto. Bene, a un certo punto Barbados vinceva per davvero 2-0, risultato che avrebbe qualificato la nazionale della cantante Rihanna, quando al minuto ottantatré, complice una certa leggerezza, il risultato cambiò. Grenada segnò: 2-1 per Barbados, che però, con questo risultato, sarebbe stata eliminata per effetto della differenza reti.

Mettetevi comodi perché il vero spasso inizia a partire da questo momento.

Quelli di Barbados ci provarono anche, per un paio di minuti, a segnare la rete del 3-1 che li avrebbe qualificati.

Poi a qualcuno, non so a chi, s’accese una lampadina, quella del colpo di genio.

« Facciamoci un autogol, così andiamo ai supplementari e se vinciamo, al Golden Gol (o Sudden Death) o ai rigori, ci danno due gol e ci qualifichiamo lo stesso.»

E fu così che, al minuto ottantasette, il difensore Sealy ed il portiere Horace Stoute cominciarono a passarsi la palla a pochi centimetri dalla propria linea di porta, finché Sealy non scagliò il pallone nella propria rete, diventando celebre per la più volontaria delle autoreti e per aver dato il là al marasma che seguì alla “prodezza” del 2-2.

Furbi, no?

Ma neanche poi troppo, visto che quelli di Barbados passarono gli ultimi minuti, più il recupero, a difendere entrambe le porte.

Proprio così! 

Andate un po’ a recuperare le regole di quel cervellotico e scellerato regolamento.

Sul 2-2, per qualificarsi, Grenada avrebbe dovuto segnare un gol oppure subirne uno.

In soldoni: la vittoria per 3-2 o la sconfitta per 3-2 avrebbe qualificato Grenada.

La confusione fu totale, con Grenada che provava a segnare in entrambe le porte e i calciatori di Barbados a difendere le due porte.

Sia come sia, Barbados ottenne i supplementari nei quali Trevor Thorne segnò il Golden Gol dal valore doppio che mise fine alla partita. E che qualificò quei furbastri di Barbados così come avrebbe fatto il 2-0.

Nella fase finale Barbados fece poca strada, ma quella partita è entrata di diritto e a gamba tesa nella Storia del Calcio.

Capite bene che regolamento e conseguente comportamento non andarono facilmente giù. James Clarkson, allenatore del Grenada, ci andò giù duro: « Mi sento ingannato. Chi ha scritto queste regole dovrebbe essere rinchiuso in un manicomio. La gara non avrebbe dovuto giocarsi con così tanti calciatori che correvano confusi per il campo. I miei giocatori non sapevano neanche in quale direzione attaccare. La nostra porta o la loro? Non mi è mai capitata una cosa del genere. Nel calcio dovresti sapere in quale porta segnare per vincere.»

Barbados e Grenada non sono paesi di calcio, direbbe qualcuno.
Ma chi scrive le regole dovrebbe saper quello che fa, o no?

Massimo Bencivenga
Massimo Bencivenga

Massimo Bencivenga nasce a Piedimonte Matese (CE) nel 1976 e lavora come blogger e web content. È lettore vorace, appassionato di Storia (in particolare di Storia della Scienza e Storia militare) sport e religione, nonché autore di circa trenta racconti risultati vincitori o premiati in svariati concorsi letterari. Come Galeano ama percorrere contromano la strada giusta: quella dei dimenticati, dei romantici e di quelli che hanno saputo rialzarsi.

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