PARTITE NELLA STORIA : Il miracolo di Cordoba

L’Independiente, ancora una volta, è campione d’Argentina.
In barba alla giunta militare, a colonnelli tifosi e ad arbitri corrotti. Quella sera, per l’eternità, sarà ricordata come “il miracolo di Cordoba”.

E’ il 25 gennaio del 1978.
Si gioca la gara di ritorno per la finale del campionato argentino tra il TALLERES di Cordoba e l’INDEPENDIENTE. All’andata, sul campo dei “Diablos Rojos” è finita uno a uno.
Nei giorni precedenti la gara di ritorno si sono moltiplicate le voci su presunte pressioni della giunta militare che da quasi due anni è al potere in Argentina dopo il colpo di stato del marzo del 1976 a favore dei “Tallarines”.
Bastano pochi minuti di partita per rendersi conto che non erano affatto semplici “voci”.
L’arbitro dell’incontro, il Signor Barreiro, fischia a senso unico a favore dei padroni di casa.
Ma nonostante questo è l’Independiente a portarsi in vantaggio dopo nemmeno mezz’ora di gioco.
E’ Norberto Outes che con un preciso colpo di testa porta in vantaggio i “diavoli rossi”.
Il Talleres accusa il colpo è nonostante l’incessante incitamento dei propri tifosi pare assai più probabile il raddoppio del “Rojos” che il pareggio del Talleres.
A questo punto però entra prepotentemente in gioco il Sig. Barreiro che prima si inventa un calcio di rigore a favore dei padroni di casa (trasformato da Cherini) e poi, ad un quarto d’ora dalla fine, giudica regolare il gol del due a uno dei padroni di casa di Boccanelli, segnato clamorosamente con una mano !
L’incontro è ribaltato. Con questo risultato il Talleres è campione d’Argentina.
I tifosi dell’Independiente sugli spalti iniziano ad inveire contro il direttore di gara e il coro che si leva dalla zona dello stadio dove sono assiepati i tifosi dei “rossi di Avellaneda” è inequivocabile: “ladrones, ladrones asi salen campeones !”.
In campo la situazione nel frattempo precipita.
Il capitano dell’Independiente, Ruben Galvan, si avvicina all’arbitro Barreiro “Ho due figli che mi stanno guardando e mi vergogno di essere in campo con uno come te. Per favore, buttami fuori”.
Il Signor Barreiro non aspetta altro. Cartellino rosso per il centrocampista dei “Rojos”.
A questo punto si avvicina all’arbitro anche l’esterno Omar Larrosa. “Questo è un autentico “robo” ! Perché non butti fuori anche me già che ci sei ?”
Detto fatto. Cartellino rosso anche per il nazionale argentino.
A questo punto interviene Enzo Trossero, il gigantesco difensore centrale dell’Independiente che perde letteralmente il controllo.
All’arbitro dice tutto quello che gli passa per la testa. Il troppo è troppo.
Sarà il terzo espulso nel giro di un paio di minuti.
Per qualche secondo pare addirittura che tutta la squadra dell’Independiente sia decisa ad uscire dal campo in blocco per mettere fine a quella farsa.
La vergogna di una partita scandalosa è ora completa.
Il titolo è ormai assicurato.
Il coro trionfale dei tifosi del Talleres copre abbondantemente quello di proteste degli “hinchas” dei Diavoli rossi.
L’unico che non perde la testa è l’allenatore dei “diavoli rossi”, José Omar Pastoriza, che continua a dare istruzioni e ad incitare i suoi.
A questo punto mette dentro Mariano Biondi e Daniel Bertoni.
Quest’ultimo è reduce da un infortunio lungo e complicato.
Si dice che abbia viaggiato con la squadra solo per essere parte del gruppo.
Il suo talento è però indiscutibile, anche a mezzo servizio.
Mancano una manciata di minuti alla fine quando Ricardo Bochini, il numero 10 dell’Independiente, prende palla nella zona di metà campo.
E’ circondato da tre giocatori del Talleres.
Ne salta uno in dribbling e prima dell’intervento degli altri due appoggia la palla al suo “gemello”, il neo entrato Daniel Bertoni.
Bertoni vede l’altro sostituto, Mariano Biondi, lanciarsi in profondità.
Il forte attaccante argentino (che arriverà in Italia alla Fiorentina tre anni dopo) gli serve la palla.
E’ un passaggio splendido che filtra tra le maglie della difesa dei padroni di casa.
Biondi si ritrova solo davanti a Guibaudo, il portiere avversario, anche se un po’ defilato sulla destra. Riesce ad aggirarlo e poi con la coda dell’occhio vede un compagno di squadra, l’unico che ha seguito l’azione, al centro dell’area di rigore.
E’ proprio lui, il “Bocha”.
Biondi gli appoggia il pallone.
Sulla linea di porta ci sono due difensori del Talleres.
C’è un solo modo per essere certi di superarli.
Ricardo Bochini calcia forte, di prima intenzione dal basso verso l’alto.
“Se vogliono fermare quella palla lo devono fare con le mani !” pensa in quel momento il geniale numero 10 dell’Independiente.
La palla s’infila in rete, pochi centimetri sotto la traversa della porta del Talleres.
Per una frazione di secondo c’è un silenzio irreale.
Nella cancha e sugli spalti … prima dell’esplosione di gioia delle migliaia di tifosi dell’Independiente.
E’ il gol del due a due.
Il gol che consegna il titolo a Bochini e compagni.
Nei 6 minuti rimasti gli undici del Talleres non riescono a piegare la resistenza epica degli 8 giocatori dell’Independiente.
E il Signor Barreiro non riuscirà a inventarsi nient’altro per sovvertire ancora una volta l’esito di questo match.
L’Independiente, ancora una volta, è campione d’Argentina.
In barba alla giunta militare, a colonnelli tifosi e ad arbitri corrotti.
Quella sera, per l’eternità, sarà ricordata come “il miracolo di Cordoba”.

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Remo Gandolfi

Remo Gandolfi è nato e vive a Parma. Ha un patentino di allenatore messo in qualche ripostiglio a prendere polvere, ama il calcio, il ciclismo, la musica rock, la storia contemporanea, l’Argentina, tutti i piatti con il tartufo e la Guinness. E sull'amato pallone la pensa esattamente come Angel Cappa, figura romantica del calcio argentino: “Non si può ridurre il calcio solo al risultato, come non si può ridurre l’amore solo all'orgasmo”.

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