Sul grande carisma di Eric Cantona ci sono pochi dubbi. Uomo di grande cultura, con interessi di diversa natura che ne hanno sempre fatto un calciatore sui generis.

Ma che questa sua spiccata personalità sia riuscita in qualche modo ad influenzare e per certi versi ad imporsi ad un uomo dello spessore di Sir Alex Ferguson non è facile da credere.

Eppure è esattamente così.

A rendere noto questo significativo episodio sul rapporto esistente in quel Manchester United della metà degli anni ’90 tra Sir Alex e l’attaccante francese è stato Lee Sharpe, ala sinistra di quel Manchester United e titolare indiscusso prima dell’esplosione di un certo Ryan Giggs.

“E’ il 25 gennaio del 1995. Stiamo giocando in trasferta al Selhurst Park di Londra contro il Crystal Palace. E’ una partita tirata ed equilibrata. All’inizio del secondo tempo il risultato è ancora sullo zero a zero.

Il Palace è una delle squadre più fisiche del campionato e stanno difendendo con i denti il risultato. Eric ha già avuto qualche scambio non convenzionale con Richard Shaw, uno dei loro due difensori centrali e all’ennesima trattenuta del difensore Eric reagisce sferrando un colpo al difensore.

L’arbitro se ne accorge e lo espelle.

Mentre sta uscendo dal campo c’è un gruppetto di tifosi che con gesti abbastanza espliciti lo stanno sbeffeggiando.

Ce n’è uno in particolare più agitato degli altri.

Dice qualcosa ad Eric che improvvisamente interrompe il cammino verso gli spogliatoi e con uno scatto repentino percorre quei pochi metri che lo separano dal pubblico.

Sferra un calcio in stile puro “kung-fu” al tifoso, perde per un attimo l’equilibrio e poi riparte all’attacco, stavolta con una serie di pugni prima di venire bloccato da noi e da qualche poliziotto a bordo campo.

Dobbiamo giocare in inferiorità numerica tutto il secondo tempo ma nonostante riusciamo ad andare in vantaggio ad una decina di minuti dalla fine il Palace riesce a pareggiare.

Ci ributtiamo in avanti ma, ridotti in dieci uomini, non riusciamo a segnare il gol della vittoria.

Quando rientriamo negli spogliatoi Alex Ferguson è una furia.

Prende a calci tutto quello che trova davanti a lui. Volano borse, scarpe e bicchieri di thè.

Siamo tutti immobili e silenziosi ad aspettare che passi la bufera.

Poi Ferguson inizia il “giro”.

Il suo stile è quello di urlarti quello che ha in corpo a venti centimetri scarsi dalla faccia.

E’ per questo che tra di noi lo chiamiamo “L’asciugacapelli”.

“Pallister, porca puttana. Non ti ho acquistato per farti picchiare dal loro centravanti e per perdere il 70% dei duelli aerei ! Irwin cazzo ! In novanta minuti un paio di cross decenti puoi riuscire a metterli in mezzo all’area ? Incey, ti ho preso per conquistare dei palloni in mezzo al campo non per regalarli agli avversari !”

Poi arriva da me “Sharp, meno male che dicono che sei veloce. Stasera mia madre ti avrebbe stracciato in una gara di velocità. Cos’avevi dei sassi nei calzettoni ?”

Ce n’è per tutti. Per Keane, per Giggs e anche per il povero Kanchelskis, entrato a cinque minuti dalla fine.

Infine è il turno di Cantona.

Ci aspettiamo il finimondo. In fondo il responsabile principale della mancata vittoria è proprio lui che ci ha lasciati in dieci per tutto il secondo tempo.

… invece la voce di Ferguson cala di parecchi decibel. Si avvicina ad Eric e poi, quasi con un sussurro gli dice “Eric, figliolo … non puoi andartene in giro a prendere a calci i tifosi”.

Fine. Tutto qui.

Rimaniamo sbigottiti in silenzio per un paio di secondi.

Ma non possiamo resistere oltre.

Non ce la facciamo proprio.

Scoppiamo tutti in una fragorosa risata.

Eric ci guarda ammiccando un mezzo sorriso … mentre Ferguson, viola in volto, ci avrebbe inceneriti … uno per uno !!!

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Remo Gandolfi

Remo Gandolfi è nato e vive a Parma. Ha un patentino di allenatore messo in qualche ripostiglio a prendere polvere, ama il calcio, il ciclismo, la musica rock, la storia contemporanea, l’Argentina, tutti i piatti con il tartufo e la Guinness. E sull'amato pallone la pensa esattamente come Angel Cappa, figura romantica del calcio argentino: “Non si può ridurre il calcio solo al risultato, come non si può ridurre l’amore solo all'orgasmo”.

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