Il miracolo di Belo Horizonte

Sembra un assedio.
Una cosa tipo “Ombre rosse” o comunque del filone western che sta impazzando nel nostro Paese.
Anche stavolta come in tanti film di quel periodo sono gli americani ad essere assediati.
Stavolta però non da centinaia di “pellerossa” inferociti che puntano ai loro scalpi.
Bensì da undici calciatori della nazionale considerata in quel momento una delle più forti del mondo, quella inglese.
Nazionale inglese che per la prima volta nella sua storia ha deciso di partecipare alla fase finale di un Mondiale di calcio dopo un embargo auto-imposto durato vent’anni da quando cioè venne disputato il primo Mondiale in Uruguay.
Stanley Matthews, Wilf Mannion, Stan Mortensen, Alf Ramsey, Tom Finney, Billy Wright, Jackie Milburn … tutti grandissimi calciatori e tutti presenti nella rosa di un’Inghilterra che mira a rimarcare il proprio dominio da “padri fondatori” del calcio.
Gli inglesi stanno infatti “bombardando” di tiri la porta del povero FRANK BORGHI, italo-americano che dopo aver tentato la fortuna nel Baseball si scopre bravo anche con sfere di dimensioni maggiori.
Nel primo quarto d’ora ha già dovuto compiere due grandi interventi e in un altro paio d’occasioni sono stati i legni della sua porta a salvare la Nazionale di calcio Americana.
D’altronde cosa ci si può aspettare da un gruppo di volenterosi ragazzotti che per vivere fanno gli impiegati, i cuochi, i giardinieri e gli impresari di pompe funebri ?
“Prendere meno di 5 gol era il nostro obiettivo dichiarato” racconterà proprio Frank Borghi in un’intervista rilasciata al ritorno in Patria.
Borghi, che durante la seconda guerra mondiale aveva fatto il medico di campo nella fanteria degli Stati Uniti, è un portiere atipico.
Non ha assolutamente idea di come si calci un pallone e con i piedi non ci prova neppure. Anche i rinvii da fondo campo sono lasciati ai compagni.
Ma con le mani, oltre ad avere una presa invidiabile, riesce a servire i compagni con estrema facilità anche ad oltre 50 metri di distanza.
Nonostante la stoica resistenza della mezz’ora iniziale è però che evidente non può andare avanti così per molto.
Prima o poi Borghi e compagni saranno costretti a capitolare.
Sugli spalti sono poco più di diecimila i tifosi accorsi al “Raimundo Sampaio” di Belo Horizonte, inaugurato proprio quel giorno.
Sarà la partita con meno spettatori in tutto il Mondiale e non può essere diversamente.
E’ un match senza storia e dall’esito segnato.
La stoica resistenza degli americani però riesca a scaldare i tifosi brasiliani presenti che iniziano a sostenere con grande calore i ragazzi di Mister Jeffrey.
Siamo arrivati ad una manciata di minuti dal termine del primo tempo e il risultato è ancora incredibilmente inchiodato sullo zero a zero.
Gli USA, che fino a quel momento erano riusciti ad oltrepassare la linea mediana solo in un paio di occasioni, riescono a portare nella trequarti avversaria.
E’ Walter Bahr che dalla fascia destra a circa 25 metri dalla porta prova la conclusione.
E’ un diagonale verso il secondo palo.
Il portiere inglese Bert Williams si muove verso la sua destra per andare ad intercettare il pallone.
In quello stesso momento però il numero 1 inglese non può certo prevedere quel corpo che improvvisamente si lancia a mezz’aria e riesce a colpire di testa quel pallone apparentemente sotto controllo e ad infilarlo invece vicino al palo opposto.
A segnarlo è il centravanti degli Stati Uniti, il suo nome è Joe Gaetiens.
Proprio sui colpi di testa ha costruito la sua fama in Patria.
E’ la sua specialità, il suo marchio di fabbrica.
A tal punto che la sorella, per proteggerlo nelle sue spericolate acrobazie le ha preparato una maglia speciale imbottita da portare sotto la maglia di gioco.
Il gol è celebrato sugli spalti come se fosse stata la Nazionale “verde-oro” di casa a realizzarlo.
Frank Borghi, sarà lui stesso ad ammetterlo anni dopo, ha in quel momento altri pensieri.
“Ecco, adesso li abbiamo proprio fatti arrabbiare di brutto” dirà di aver pensato il portierone nato e cresciuto a St. Louis “e adesso di noi non avranno pietà”
Gli inglesi, come è facile immaginare, reagiscono con veemenza e si lanciano in avanti senza fare più calcoli.
Nel secondo tempo decidono addirittura di gettare nella mischia Stanley Matthews, che per quel match era stato preservato in vista degli incontri successivi.
Si gioca praticamente in una sola metà campo ma con gli spazi ridotti al minimo gli incessanti cross dalle fasce degli inglesi all’interno dell’area di rigore degli Stati Uniti vengono neutralizzati dai prestanti difensori Yankees e dalla bravura di Frank Borghi nelle uscite.
E dove non arriva il portierone di chiare origini italiane ci pensano i legni della porta a negare il gol ai sempre più nervosi e impotenti inglesi.
Qualche cronaca dell’epoca parlerà addirittura di ben 8 legni colpiti dagli inglesi durante il match !
… fatto sta che il risultato non cambierà più.
“Il miracolo di Belo Horizonte” sarà il risultato più clamoroso e sorprendente di tutta la storia dei Mondiali di calcio … anche se saranno proprio i nostri azzurri sedici anni dopo in Inghilterra contro la Corea del Nord a mettere in discussione (senza riuscirci) questo poco lusinghiero primato.

Nonostante questa vittoria gli USA non riusciranno nell’impresa di qualificarsi per il turno successivo.
Dopo aver perso il match d’esordio con la Spagna perderanno anche quello successivo con il Cile dovendo abbandonare così la competizione … ma riportando negli Stati Uniti lo “scalpo” più prezioso in tutta la storia del “Soccer”.
Stessa sorte capiterà agli inglesi che dopo aver vinto il primo incontro con il Cile perderanno anche l’ultima partita del girone contro la Spagna … dovendo ridimensionare in maniera importante la loro autostima di “maestri del calcio”.

ANEDDOTTI E CURIOSITA’

Gli osservatori più attenti avevano avvisato gli inglesi che non sarebbe stata una passeggiata contro gli Stati Uniti. Nel primo match infatti Borghi e compagni furono sconfitti per tre reti ad una dalla Spagna ma fino ad un quarto d’ora dalla fine gli iberici erano addirittura sotto di un gol prima che una doppietta di Basora e una rete del grande Telmo Zarra ribaltarono il risultato.

Frank Borghi, uno dei grandi protagonisti di quello storico incontro, diventò un calciatore … suo malgrado ! La grande passione di Borghi infatti era il baseball.
Si era già fatto un nome nelle leghe giovanili con i St. Louis Cardinals come catcher e terza base a tal punto che un giorno si presentarono a casa Borghi due emissari di un (non specificato) team della Major League di un’altra città.
Con Frankie in quel momento assente ci pensò la madre a risolvere la questione.
“Mio figlio da casa non si muove. Grazie per la visita e addio”.
Meno di un anno dopo Frank era titolare dei “St. Louis Simpkins-Ford” che trionfarono nel US Open Cup del 1948.

Borghi, morto nel febbraio del 2015, ricorderà ad ogni occasione quanto accadde il giorno dopo la loro partita a Belo Horizonte. Le due comitive infatti si ritrovarono all’aeroporto di Rio de Janeiro.
“La cordialità, la sportività e la simpatia dei giocatori inglesi in quell’incontro è uno dei ricordi più belli di quel Mondiale. Nonostante la sconfitta, per loro inattesa e umiliante, ci vennero incontro e ci fecero i complimenti chiacchierando amabilmente. Degli autentici gentlemen”.

Il risultato di quella partita fu talmente soprendente che in Inghilterra furono in molti a non credere alle notizie che arrivavano dall’altra parte dell’Oceano. Furono diversi i tabloids inglesi che scrissero sulle loro pagine di una vittoria per “10 a 1” dei propri compatrioti, convinti com’erano che ci fosse stato un errore di comunicazione del risultato dal Brasile !

Nelle cronache dell’epoca si fa spesso riferimento ad una parata di Borghi in particolare che fu giudicata un autentico miracolo.
Sugli sviluppi di un calcio di punizione per gli inglesi la palla, dopo un rimbalzo in area, arriva a Jimmy Mullen, il forte attaccante del Wolverhamton. Il suo colpo di testa scavalca Borghi e sembra destinato a finire in fondo alla rete.
Con i calciatori inglesi che stanno già esultando Borghi si produce in un prodigioso balzo all’indietro, smanacciando il pallone lateralmente.
Gli inglesi sono convintissimi che il pallone abbia abbondantemente oltrepassato la linea di porta. Di questo avviso però non è la terna arbitrale diretta dall’italiano Generoso Dattilo che farà proseguire il gioco.
Molti dei presenti a quell’incontro giudicano quella parata quantomeno allo stesso livello del leggendario intervento di Gordon Banks su Pelé ai mondiali messicani di venti anni dopo.

L’altro grande protagonista dello storico trionfo contro il “Leoni” d’Inghilterra fu il centravanti Joe GaetJens. Detto della sua grandissima abilità nel gioco aereo per il forte attaccante nato ad Haiti con avi provenienti dalla Germania la vita purtroppo non è stata serena e fortunata come quella del compagno di squadra Borghi.
Terminato il Mondiale Gaetjens tentò la fortuna nella Prima Divisione francese ma dopo un eccellente inizio un grave infortunio al ginocchio lo condizionò a tal punto che nel 1954 decise di lasciare il calcio professionistico per fare il suo ritorno ad Haiti.
Accolto come un eroe nazionale scopre ben presto che con l’insediamento al potere del terribile François “Papa Doc” Duvalier le cose non saranno più le stesse nella sua Haiti.
Pur non essendo attivamente impegnato in politica ha però parenti stretti che sono stati ferventi oppositori della salita al potere del sanguinario dittatore.
Per loro e per gli attivisti politici contrari al regime non ci sono alternative se non quella di fuggire dal Paese. Joe Gaetjens decide invece di rimanere, non solo perché avulso da questioni politiche ma convinto che la sua fama possa evitargli situazioni di pericolo.
Si sbaglierà di grosso.
Nel 1964 verrà catturato dai tristemente noti “Tonton Macoute”, un vero e proprio “Squadrone della morte” e di lui non si saprà più nulla nonostante gli sforzi per anni del fratello minore di scoprire la verità.
Sarà uno dei 30 mila “desaparecidos” dei 14 funesti anni alla guida della piccola isola caraibica di uno dei dittatori più sanguinari del 20mo secolo.
Nel 1976 la Federazione Statunitense inserì Joe Gaetjens nella sua “Hall of fame” in ricordo del uomo che segnò il gol più importante di tutta la storia del “Soccer”.

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Remo Gandolfi

Remo Gandolfi è nato e vive a Parma. Ha un patentino di allenatore messo in qualche ripostiglio a prendere polvere, ama il calcio, il ciclismo, la musica rock, la storia contemporanea, l’Argentina, tutti i piatti con il tartufo e la Guinness. E sull'amato pallone la pensa esattamente come Angel Cappa, figura romantica del calcio argentino: “Non si può ridurre il calcio solo al risultato, come non si può ridurre l’amore solo all'orgasmo”.

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