RADAMEL FALCAO: Famiglia e pallone

Radamel Falcao non molla.

Anche quest’anno nella Liga sarà “l’uomo in più” del Rayo Vallecano, il terzo, meraviglioso piccolo club di Madrid.

Giocherà poche partite dall’inizio ma potete stare certi che quando ci sarà da sbloccare un risultato o da recuperare uno svantaggio Andoni Iraola, il bravo allenatore basco, ricorrerà a lui di sicuro.

Un professionista esemplare, un ragazzo serio e disciplinato, un calciatore che senza i tanti, troppi infortuni avrebbe inciso ancora di più nella storia del calcio.

E poi se Pep Guardiola dice che “in area, bravi come lui, ne ho visti davvero pochi …”

Chi siamo noi per non fidarci?

A seguire un breve stralcio tratto da https://www.urbone.eu/products/matti-miti-e-meteore-del-futbol-sudamericano dove Radamel Falcao è uno dei 43 protagonisti.

Quando arrivò qui da noi aveva solo 15 anni. Sembrava un ragazzo uscito da un’altra epoca.

Educato, rispettoso, gentile e sempre sorridente.

E assai più maturo di tutti i suoi coetanei.

Ci avevano raccontato che quando fece il suo esordio nella serie cadetta del calcio professionistico colombiano non aveva ancora compiuto 14 anni.

Dopo averlo conosciuto nessuno di noi se ne stupì più di tanto.

Aveva già tutto quello che serviva per sfondare nel calcio.

Doti tecniche (controllo di palla, velocità, capacità di calciare con entrambi i piedi ed era già fortissimo nel gioco aereo) e doti caratteriali (concentrazione, attenzione, voglia di ascoltare e di imparare).

Era incredibile vedere come sapeva trasformarsi una volta entrato nella “cancha”.

Dal ragazzo pacato, tranquillo e riflessivo che era fuori dal campo diventava improvvisamente un “guerriero”. Determinato, volitivo e a volte quasi aggressivo.

Aveva un coraggio da leone e non c’era pallone che non fosse possibile raggiungere.

E questa è una dote che non si impara. O ce l’hai dentro di te o non esiste nessuno che può insegnartela.

Qualche mese dopo il suo arrivo mi disse che aveva una richiesta da fare ai dirigenti del Club.

Pensai immediatamente a qualche “regalino” speciale visto che nella “Octava” del Club aveva già iniziato a fare gol con impressionante regolarità.

Invece fu capace di spiazzarci tutti quanti ancora una volta.

Chiese ai dirigenti del River se poteva iscriversi ad un corso di giornalismo presso  l’Università di Palermo.

Perché, parole di Radamel “Studiare mi è sempre piaciuto e poi se non dovessi farcela con il calcio fare il giornalista non mi dispiacerebbe.”

E così invece delle interminabili partite a FIFA con i coetanei nella pensione del club o di andare in giro a “caccia” di ragazzine Radamel Falcao finito l’allenamento infilava i suoi libri in una sacca e andava in aula.

In realtà se c’era qualcuno su cui tutti erano pronti a scommettere sul suo futuro nel mondo del calcio era proprio lui.

Neppure un grave infortunio (purtroppo il primo di una lunga serie) patito subito dopo il Campionato Sudamericano under-17 fu in grado frenare la sua ascesa.

Era determinato e da fervente cattolico quale è sempre stato non aveva nessuno dubbio.

“Tornerò più forte di prima” ripeteva a tutti quelli che incontrava al Club.

Ci volle il suo tempo ma finalmente, nel 2005, arrivò prima l’esordio in prima squadra in marzo (quattro minuti contro l’Instituto di Cordoba) e poi quello dal primo minuto contro l’Independiente, il 2 ottobre del 2005.

Non c’è nessuno al club che si sia dimenticato di quello che accadde quel giorno.

Reinaldo Merlo, il nostro adorato “Mostaza”, era tornato sulla panchina del club.

Quel giorno nella riunione della mattina si avvicinò a Radamel.

“Figliolo, ti senti pronto per giocare una ventina di minuti oggi ?” gli chiese il manager del River.

“Con tutto il rispetto Signor Merlo … io sono pronto per giocarne novanta” fu la risposta del diciannovenne attaccante colombiano.

Andò a finire così.

About Author /

Remo Gandolfi è nato e vive a Parma. Ha un patentino di allenatore messo in qualche ripostiglio a prendere polvere, ama il calcio, il ciclismo, la musica rock, la storia contemporanea, l’Argentina, tutti i piatti con il tartufo e la Guinness. E sull'amato pallone la pensa esattamente come Angel Cappa, figura romantica del calcio argentino: “Non si può ridurre il calcio solo al risultato, come non si può ridurre l’amore solo all'orgasmo”.

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