ROBERTO BATATA: Morte di un mito

In Europa è un nome che dice pochissimo o nulla anche a molti dei più grandi appassionati di calcio.

In Brasile è invece un nome che solo a citarlo per un’intera tifoseria vuol dire rimpianto, dolore, struggente ricordo.

Era già nella nuova nazionale brasiliana della seconda metà degli anni ’70 ed era ad un passo da portare la Cruzeiro, il suo amato club dal quale ha sempre rifiutato di andarsene, a conquistare la Copa Libertadores.

Il destino non ha fatto caso a tutto questo.

Non ha pensato alle migliaia e migliaia di persone che amavano questo ragazzo umile, buono e gentile.

E che sapeva davvero giocare a calcio.

Tratto da https://www.urbone.eu/products/matti-miti-e-meteore-del-futbol-sudamericano

Uno stralcio della biografia a lui dedicata.

Quando l’allenatore del Cruzeiro Alfredo “Zezè” Moreira comunica alla squadra che concederà loro due giorni liberi prima di ricominciare gli allenamenti, Roberto Batata prende la decisione di tornare nella sua Tres Coraçóes dove ad attenderlo ci sono la moglie Denize e il piccolo Leonardo, di undici mesi.

Da Belo Horizonte sono circa 300 chilometri per raggiungere la città nel sud dello stato di Minas Geiras.

Prende la sua Chevrolet Chevette, saluta i compagni dandosi appuntamento per la ripresa degli allenamenti. C’è da conservare il titolo del Campeonato Mineiro e c’è soprattutto da preparare la gara di ritorno con l’Alianza di Lima che potrebbe permettere ai “Celeste” di strappare il biglietto per la finale.

Roberto Batata non rivedrà più i suoi compagni di squadra.

Un probabile colpo di sonno causato dalla stanchezza della partita e dal viaggio in aereo gli sarà fatale.

La sua vettura andrà prima a tamponare un camion che lo precedeva per poi sbandare ed invadere l’altra corsia di marcia andandosi a scontrare con un altro mezzo pesante.

La notizia arriva a Belo Horizonte. Nessuno vuole crederci. Roberto Batata ha solo 26 anni e nonostante la squadra sia ricca di stelle è lui il giocatore più amato dalla “Torcida” della “Raposa”, la volpe, come viene soprannominata la squadra. Non solo per il suo stile di gioco, la sua velocità, il suo dribbling e la sua capacità di trovare la porta da qualsiasi angolazione. Roberto Batata è un ragazzo semplice quanto disponibile e nei suoi 6 anni al club si è fatto amare da tutti.

E’ il vice-presidente Carmine Furletti ad informare molti dei suoi compagni di squadra.

Uno di questi è Eduardo Amorim, probabilmente il miglior amico di Batata all’interno della squadra.

Amorim non vuole crederci.

Inizia a piangere disperato e corre in garage a prendere l’auto.

“Voglio andare sul luogo dell’incidente. Non ci credo finché non lo vedrò con i miei occhi”.

Ci vorranno le maniere forti da parte di Furletti e di qualche compagno di squadra per dissuadere Amorim, chiaramente non in grado di guidare in un momento del genere.

In breve la sede del Cruzeiro si riempie di migliaia di tifosi increduli alla notizia.

Gli attestati arrivano da tutto il mondo del calcio.

Il campionato “Mineiro” si fermerà per due settimane. Due settimane di lutto per la morte di uno dei suoi giocatori più rappresentativi.

Quando la squadra torna ad allenarsi l’atmosfera è irreale.

Ricorda il portiere Raul Plassman che “avevamo il trofeo più importante di tutti da vincere ma in quei momenti ti accorgi di quanto poco importanti siano queste cose davanti alla morte di un amico e compagno di squadra. Avremmo potuto vincerne 100 di Libertadores che quel dolore non sarebbe mai stato compensato”.

Una settimana dopo la morte di Batata il Cruzeiro deve giocare la gara di ritorno contro l’Alianza Lima.

Non c’è un solo tifoso della “Raposa” che non ricordi quel giorno e quell’atmosfera irreale.

Quando la Banda Militare suona le prime note del “Toque do Silêncio” non c’è uno solo degli oltre 50 mila presenti che non abbia le lacrime agli occhi.

Sul prato del Mineiráo c’è una maglia azzurra, quella con il numero 7, quella di Roberto Batata.

“Piangevamo tutti, anche noi della squadra” ricorda il capitano Piazza, campione del mondo nel grande Brasile messicano di sei anni prima. “Stavamo raggiungendo tutti i nostri obiettivi e Roberto non era più con noi a condividerli”.

La prestazione del Cruzeiro di quel giorno è perfetta per ricordare Roberto Batata nel migliore dei modi. Sarà un trionfale 7 a 1 contro il malcapitato Alianza Lima.

Jairzinho segnerà quattro reti e Palhinha le altre 3.

I due compagni di reparto di Roberto Batata.

Sette gol in tutto. Come il suo numero di maglia.

Non c’è nessuno tra i tifosi del Cruzeiro che ritenga che tutto questo sia casuale.

Il Cruzeiro vincerà quella Copa Libertadores.

La vincerà battendo in finale il poderoso River Plate al termine di tre sfide appassionanti e spettacolari.

Sarà un grande trionfo … reso ancora più grande dal fatto di averlo conquistato senza il loro giocatore migliore alla quale tutto il Club dedicherà la vittoria.

C O N T I N U A …

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Remo Gandolfi è nato e vive a Parma. Ha un patentino di allenatore messo in qualche ripostiglio a prendere polvere, ama il calcio, il ciclismo, la musica rock, la storia contemporanea, l’Argentina, tutti i piatti con il tartufo e la Guinness. E sull'amato pallone la pensa esattamente come Angel Cappa, figura romantica del calcio argentino: “Non si può ridurre il calcio solo al risultato, come non si può ridurre l’amore solo all'orgasmo”.

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