FERNANDO PEYROTEO: Meglio di Eusebio e Ronaldo

Quando si parla di grandi attaccanti portoghesi sono due i nomi che vengono subito alla mente.

Uno è ovviamente quello di Cristiano Ronaldo, l’altro, per chi ha qualche anno in più o conosce la storia del calcio, è quello di Eusebio.

Due autentici fuoriclasse, due attaccanti completi e straordinari che vantano a buon diritto il fatto di essere considerati tra i più grandi di ogni tempo.

Ma anche per chi conosce il calcio e i suoi principali protagonisti la storia che stiamo per raccontarvi è quella di un altro fenomenale attaccante portoghese del quale però ben pochi conoscono o ricordano la sua esistenza.

Il suo nome è Fernando Peyroteo.

Partiamo dai numeri perché come spesso accade raccontano molto di più di tante parole.

543 reti in 334 partite.

Avete letto bene e no, non è l’opposto.

334 reti in 543 partite sarebbero una già media più che rispettabile e vanto per molti attaccanti.

Solo che Fernando Peyroteo ne davvero segnate 543 in 334 partite.

Di queste ben 309 sono state realizzate in 189 partite della Prima Divisione portoghese che fanno si che “El tanque” (il carro armato come veniva soprannominato per la sua devastante potenza) sia il calciatore con la media realizzativa migliore di sempre nei campionati nazionali di tutto il mondo.

E allora come è possibile che un calciatore di questo livello e con statistiche simili sia stato praticamente dimenticato da tutti tranne che nel suo adorato Sporting Lisbona ?

Eppure è esattamente quello che è successo e l’unica cosa che possiamo provare a fare è raccontarne la sua storia.

Quando Peyroteo arriva a Lisbona ha solo 19 anni. Viene dall’Angola, una delle colonie portoghesi dell’epoca.

Nel suo Paese si è già fatto un nome giocando a calcio nel Atletico Clube de Moçâmedes. A Lisbona però il giovane Fernando non ci va per giocare a calcio. Accompagna solo la madre che ha problemi di salute e deve rimanere nella capitale per una serie di visite e cure specialistiche.

Ad accoglierli nella capitale del Portogallo c’è un amico di vecchia data, Anibal Paciencia, in passato ex-calciatore dello Sporting.

E’ lui che accompagna un emozionatissimo Fernando alla sua prima seduta di allenamento con i bianco-verdi della capitale.

Siamo nell’agosto del 1937.

Nella partitella di fine allenamento Fernando Peyroteo segna tre reti in rapida successione al grande  João Azevedo, portiere titolare dello Sporting e della Nazionale portoghese.

Joseph Szabo, l’allenatore ungherese dello Sporting, capisce subito di avere fra le mani un potenziale fuoriclasse.

Per quanto il talento del ragazzo fosse evidente c’era comunque la necessità di “ripulirlo” dai piccoli difetti di un calcio appreso a livelli decisamente inferiori.

Peyroteo a differenza di tutti gli altri aspiranti calciatori viene chiamato da Szabo ad allenarsi quattro volte al settimane, invece della classiche due.

Szabo inizia a pressare la dirigenza.

“Quel ragazzo qua è da mettere al più presto sotto contratto con la prima squadra” dichiara più volte il Mister ungherese.

Il suo nome però ha già iniziato a circolare e sono in tanti ormai venuti a conoscenza della bravura di questo ragazzo appena arrivato dall’Angola.

Ed è proprio in questo periodo che Peyroteo farà una scelta che i tifosi ricorderanno nel tempo almeno quanto i suoi gol e i trofei vinti grazie alla sua bravura.

Alla sua porta infatti si presentano dei dirigenti del Porto che offrono al ragazzo una cifra considerevole di denaro per unirsi ai “dragoni” di Oporto.

Peyroteo rifiuta senza indugio alle insistenze dei dirigenti del Porto affermando che in ogni caso “Ho già firmato un contratto con lo Sporting”.

… non era assolutamente vero.

Lo Sporting era, fin dall’infanzia, la squadra del cuore di Peyroteo, “l’unica per la quale mi interessava giocare” dirà sempre per il resto della carriera.

Il contratto viene presto firmato e seppure più basso di quello offerto dal Porto, lo pone allo stesso livello dei calciatori più importanti del club.

Poche settimane dopo per Fernando Peyroteo arriva il debutto. Per lo Sporting c’è il derby contro i grandi rivali cittadini del Benfica e anche se è solo una prestigiosa amichevole questa è “la partita” per tutti i tifosi dei “Leoni di Lisbona”.

Peyroteo segnerà una doppietta nel 5 a 3 finale.

Non si fermerà più.

Per dodici stagioni guiderà l’attacco dello Sporting formando con  Jesus CorreiaManuel VasquesJosé Travassos e Albano Narciso Pereira il famosissimo attacco dei “cinque violini” dei quali Peyroteo era ovviamente lo “Stradivari”.

In questo periodo arrivano cinque trionfi in campionato, quattro nella Coppa di Portogallo e per ben sei volte Fernando Peyroteo conquisterà il trofeo di miglior realizzatore del campionato.

Nel 1949, a soli 31 anni, Fernando Peyroteo dà il suo addio al calcio.

La sua decisione spiazza e rattrista tutto il popolo dello Sporting ma sarà lui, con la sua solita onestà, a spiegare il perché subito dopo la sua partita d’addio contro l’Atletico Madrid.

“Non sono più in grado fare quello che facevo un tempo e non sono più nella forma fisica per riuscire ad essere utile come vorrei al nostro amato Sporting. L’entusiasmo quando scendo in campo è sempre lo stesso ma la fatica è diventata troppo grande”.

E’ il 5 ottobre del 1949.

… nel campionato precedente concluso a maggio di quello stesso anno con la vittoria dello Sporting Fernando Peyroteo aveva vinto la classifica dei marcatori con 40 reti in 23 partite …

ANEDDOTI E CURIOSITA’

Già molto promettente da ragazzino ma sempre con un grande senso etico e di onestà Peyroteo decise di lasciare il Club con il quale aveva iniziato a giocare con le giovanili (lo Sporting Clube de Moçâmedes) per il comportamento  a giudizio di Fernando scorretto nei confronti dei suoi fratelli maggiori.

A quel punto Peyroteo decide di giocare per i grandi rivali cittadini dello Sporting ovvero l’Atlético Moçâmedes. Al suo arrivo incontra il Professor Angelo Mendonca che trovandolo un po’ sovrappeso e non esattamente agilissimo lo indirizza alla pratica di ginnastica, nuoto e basket.

I progressi sono tali che per un attimo Peyroteo non sa bene a quale attività dedicarsi ma l’amore per il calcio finisce per avere il sopravvento.

Dopo un inizio da centrocampista Peyroteo viene ben presto impiegato da centravanti dove inizierà a segnare con impressionante regolarità.

Pare che l’impatto con la città di Lisbona non fu esattamente memorabile per Peyroteo. “Qui c’è troppo rumore e un’aria irrespirabile. Io me ne torno a casa” sentenziò dopo pochi giorni dal suo arrivo e pare che fu proprio la promessa di un provino con lo Sporting dell’amico Paciencia a dissuadere Fernando dai suoi propositi.

Se è vero che l’incredibile media realizzativa di Peyroteo arriva anche dalle nove reti segnate ad esempio in una partita contro il Leça o alle otto segnate sempre in un solo incontro al Boavista occorre ricordare anche che furono proprio i grandi rivali del Benfica una delle sue “vittime” preferite.

Contro le “Aquile” segnò in carriera la bellezza di 64 reti in meno di 50 incontri a dimostrazione della sua devastante capacità di trovare la porta avversaria.

Solo un anno prima di appendere gli scarpini al chiodo Fernando Peyroteo fu capace di segnare proprio al Benfica tutte e quattro le reti di quel 4 a 1 finale che fu decisivo per le sorti del campionato (vinto grazie alla differenza reti proprio a spese del Benfica) e che molti considerano come la migliore prestazione in assoluto della sua carriera.

Alla scarsa popolarità di Peyroteo fuori dai confini nazionali ha sicuramente contribuito la scoppio della Seconda Guerra mondiale che coincise con gli anni migliori dello straordinario centravanti nato in Angola nel maggio del 1918.

Anche la sua carriera in Nazionale ha pesantemente risentito della concomitanza con il conflitto bellico.

Con il Portogallo Peyroteo giocò la miseria di venti incontri riuscendo comunque a segnare tredici reti.

Nel 1961 gli viene affidata la guida della Nazionale portoghese. L’obiettivo è qualificarsi per i Mondiali del Cile dell’estate successiva.

Sarà una delle esperienze più brevi e sfortunate della storia del calcio portoghese.

Al suo primo incontro arriva un’inopinata e umiliante sconfitta in Lussemburgo per 4 reti a 2.

A quel punto serve un miracolo in quella successiva: battere l’Inghilterra nel tempio di Wembley. Arriverà invece un’altra sconfitta (zero a due) e l’avventura di Peyroteo sulla panchina del Portogallo finirà praticamente quella sera.

Nella partita contro il Lussemburgo accade però qualcosa che, aldilà dell’inattesa sconfitta, segnerà l’inizio di una delle più grandi storie del calcio lusitano. Quel giorno infatti sarà proprio Fernando Peyroteo a fare esordire in Nazionale Eusebio, “la perla nera”, uno dei più grandi attaccanti della storia del calcio che negli anni successivi contribuirà in maniera determinante a riportare il Portogallo ai vertici del calcio mondiale.

Fuori da un campo di calcio la vita non sarà particolarmente fortunata per Fernando Peyroteo.

Oltre alle difficoltà economiche legate al fallimento del suo negozio di articoli sportivi a Lisbona arrivarono gravi problemi di salute.

Durante una partita di “vecchie glorie” disputata a Barcellona Peyroteo subisce un grave infortunio. Viene operato d’urgenza ma sul tavolo operatorio qualcosa va storto. Contrae una brutta infezione che costringerà i medici all’amputazione della gamba.

Il 28 novembre del 1978, a soli sessant’anni, sarà un attacco al cuore a portarsi via uno dei più grandi e sconosciuti attaccanti della storia del calcio mondiale.

Il 3 febbraio del 2018 il Consiglio direttivo dello Sporting Lisbona ha approvato all’unanimità di ritirare la maglia numero 9 del Club. Quel numero apparterrà sempre e solo a FERNANDO PEYROTEO.

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Remo Gandolfi è nato e vive a Parma. Ha un patentino di allenatore messo in qualche ripostiglio a prendere polvere, ama il calcio, il ciclismo, la musica rock, la storia contemporanea, l’Argentina, tutti i piatti con il tartufo e la Guinness. E sull'amato pallone la pensa esattamente come Angel Cappa, figura romantica del calcio argentino: “Non si può ridurre il calcio solo al risultato, come non si può ridurre l’amore solo all'orgasmo”.

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