JAN TOMASZEWSKI: IL “CLOWN” CHE FECE PIANGERE GLI INGLESI

E’ il 10 ottobre del 1971.

La Nazionale della Polonia affronta la Germania Ovest in un incontro valevole per la qualificazione agli Europei che si giocheranno in Belgio nell’estate successiva.

Si gioca a Varsavia e per Deyna, Lubanski e compagni c’à la grande possibilità di qualificarsi per la prima volta per una fase finale di un Campionato Europeo.

Alla vigilia del match però si presenta un situazione delicata per il nuovo selezionatore Kazimierz Górski: Il portiere titolare Jan Gomola è infortunato e alla vigilia del match la sua riserva, Piotr Czaja, si ammala.

A questo punto la scelta cade sul ventitreenne portiere del Legia Varsavia Jan Tomaszewski, al suo esordio assoluto in nazionale.

La Polonia, dopo il gol del vantaggio della guizzante ala sinistra Robert Gadocha, subisce il ritorno di Beckenbauer e compagni e viene surclassata per tre reti a uno, grazie ad una doppietta di Gerd Muller e ad una rete di Jürgen Grabowski consegnando di fatto la qualificazioni ai tedeschi dell’Ovest.

Capro espiatorio di quella sconfitta sarà proprio il giovane gigante del Legia che in realtà qualche responsabilità ce l’ha solo sul terzo gol.

“Dopo quella partita metà dei tifosi polacchi avrebbe voluto impiccarmi … l’altra metà spedirmi fuori dal paese a calci” è il ricordo di Tomaszewski.

Per la partita successiva in porta andrà Czaja che con le sue parate permetterà ai polacchi di portare a casa un inaspettato pareggio (0 a 0) proprio contro la Germania Ovest, anche se inutile ai fini della qualificazione per quegli Europei nei quali saranno proprio Muller, Beckenbauer e compagni a trionfare.

Sono passati più o meno due anni esatti da quel funesto match con la Germania Ovest.

Jan Tomaszewski è diventato nel frattempo titolare  della Polonia.

Polonia che sta per affrontare l’Inghilterra nell’incontro decisivo per la qualificazione ai Mondiali di Germania del giugno successivo.

I polacchi, che nel primo incontro fra le mura amiche hanno vinto per due reti a zero grazie a Gadocha e al bomber Lubanski che però in quello stesso match si è infortunato gravemente e non sarà della partita al ritorno.

Gli inglesi inoltre hanno commesso un mezzo passo falso contro il Galles, l’altra squadra del girone, incappando in un inatteso pareggio (uno a uno) fra le mura amiche.

Questo vuol dire che gli inglesi hanno solo un risultato utile per raggiungere la qualificazione: vincere.

In realtà non sono in molti quelli che credono che l’Inghilterra possa fallire.

Nel loro tempio e davanti a più di 90mila tifosi che sosterranno senza soluzione di continuità i propri beniamini … no, l’impresa per i ragazzi di Górski è davvero proibitiva.

I “maestri del calcio” sono al solito assolutamente ottimisti, quasi supponenti.

Nel salotto pre-partita organizzato dalla BBC c’è anche Brian Clough, il giovane manager del Derby County che ha conquistato il titolo nel 1972 e sta guidando alla caccia della Coppa dei Campioni.

La sua è una sentenza.

“Non ci sarà partita. Vinceremo facilmente anche perché i polacchi tra i pali hanno un clown con i guanti da portiere”.

Nel frattempo, negli spogliatoi, Kaziemirz Gorski, sta parlando ai suoi.

E’ lo stesso Tomaszewski che ricorda le sue parole.

“Potrete giocare a calcio per altri venti anni e vincere un’infinità di partite. Ma nessuno si ricorderà di voi. Ma stanotte, qui a Wembley, una vittoria contro l’Inghilterra vi farà diventare immortali”.

L’inizio dell’incontro conferma le attese.

L’Inghilterra si riversa nella metà campo polacca con i Deyna e compagni costretti a difendersi con le unghie e con i denti.

Nei primissimi minuti arriva anche quella che parrebbe la conferma definitiva alle parole di Clough.

Tomaszewski, dopo aver bloccato un facile pallone, lo farà rotolare a terra prima del rinvio.

Non si avvede che lì vicino c’è Alan “Sniffer” Clarke, l’attaccante del Leeds, che sta per rubargli il pallone e depositarlo nella porta sguarnita.

Tomaszewski se ne avvede all’ultimo istante.

Si tuffa sul pallone anticipando per un soffio il piede proteso di Clarke, che sfiora il pallone e colpisce la mano del numero uno polacco.

… sono passati tre minuti di gioco.

I restanti ottantasette saranno invece un autentico show di Jan Tomaszewski che si opporrà in tutti i modi ai tentativi inglesi, compiendo non meno di sei-sette interventi strepitosi.

Al decimo della ripresa avviene quello che agli occhi dei polacchi può sembrare un miracolo.

C’è una palla contesa sulla linea di metà campo. Norman Hunter il roccioso e affidabile difensore del Leeds, è nettamente in vantaggio sul pallone.

Non ci va però con la sua solita determinazione e Gregorz Lato, la velocissima ala destra polacca, glielo toglie dai piedi con il più delicato dei tackle.

Ora Lato vola verso la porta degli inglesi. Mc Farland esce a contrastarlo ma Lato, saggiamente, attende l’inserimento di un compagno, Domarski, al quale appoggia il pallone sulla corsa.

Domarski tira di prima intenzione.

Il tiro è tutt’altro che irresistibile ma Peter Shilton, il giovane portiere che ha da poco ereditato la maglia numero uno degli inglesi da Gordon Banks, si tuffa goffamente.

La palla gli scivola sotto il corpo e finisce la sua corsa in fondo alla rete.

Ora agli inglesi di reti ne servono due.

Non passano neppure dieci minuti che per gli inglesi arriva un ancora di salvezza.

L’arbitro Loraux assegna un calcio di rigore agli inglesi per una veniale spinta ai danni del centrocampista inglese Martin Peters, uno dei pochi rimasti del trionfo inglese ai Mondiali del 1966.

Clarke trasforma riaprendo così la partita.

Non ci sarà nulla da fare.

Tomaszewski continuerà a parare tutto e quando non sarà lui saranno i suoi compagni a salvare due conclusioni inglesi sulla linea di porta.

La Polonia, al termine di un’autentica “Fort Alamo” calcistica, riuscirà a resistere portando a casa quel pareggio che sancirà la qualificazione a quei Mondiali di Germania dove il mondo intero farà la conoscenza di una delle più belle squadre del dopoguerra, capace di raggiungere un inatteso quanto meritato terzo posto finale … che chissà, senza il provvidenziale temporale che si abbatté a Francoforte poche ore prima del match, avrebbe potuto essere addirittura qualcosa di più …

Ma questa, come direbbe il bravissimo Carlo Lucarelli, “è un’altra storia” …

ANEDDOTI E CURIOSITA’

Lo scontro con Allan Clarke al terzo minuto della famosa sfida di Wembley costò a Tomaszewski la frattura di un dito.

Se ne accorsero tutti alla fine del match, lui compreso.

“Il dolore lo sentivo eccome. Ma non avevo neppure il tempo di pensarci con gli inglesi che ci attaccavano da tutte le parti !” è il divertito ricordo di “Tomek” come veniva soprannominato il gigantesco portiere polacco.

Il conto gli si presenta al termine dell’incontro.

In un Wembley ammutolito ci sono pochissimi tifosi polacchi con cui condividere la gioia per quello storico risultato. La maggior parte di loro sono veterani della Seconda Guerra Mondiale rimasti nel Regno Unito al termine del conflitto.

E sarà proprio con loro che calciatori e staff polacco faranno mattina in un albergo di Londra dopo una notte innaffiata da vodka e champagne.

… sarà così per tutti tranne che per Ian Tomaszewski che passerà la nottata nella sua camera d’albergo alle prese con borse di ghiaccio per il dolore al dito fratturato.

“Quella notte non chiusi occhio. Un po’ per il dolore ma anche e soprattutto perché nella mia testa rivedevo in continuazione la partita e le parate più importanti”.

“In una sola partita mi trasformai da brutto anatroccolo in cigno !” ricorda Tomaszewski che al ritorno in Patria fu al centro dei festeggiamenti dei suoi connazionali.

“Fu quella partita che cambiò tutto” ricorda sempre il portierone polacco.

“Aver eliminato l’Inghilterra sul suo terreno e conquistare un posto tra le sedici nazionali più forti del mondo di diede un’autostima e una fiducia in noi stessi mai provata fino ad allora. Sapevamo che eravamo in grado di “giocarcela” con chiunque … e in Germania Ovest nell’estate successiva arrivammo esattamente con questo stato d’animo”.

In quei Mondiali Tomaszewski si conferma un portiere di straordinario valore.

Non è affatto “figlio” di una serata di grazia ma anzi le sue qualità sono chiarissime sotto gli occhi di tutti, appassionati e media.

Durante quell’edizione dei campionati del mondo “Tomek” entrerà nella storia come il primo portiere capace di parare due calci di rigore durante l’arco dello stesso torneo grazie ai “miracoli” sui tiri dello svedese Staffan Tapper nel vittorioso incontro del secondo turno e poi a Uli Hoeness nel decisivo incontro con i tedeschi per l’accesso alla finale.

Ian Tomaszewski non ha mai nascosto la sua ammirazione per il selezionatore della nazionale polacca di quel periodo, Kazimierz Gorski.

“E’ stato come un secondo padre per molti di noi che lo avevamo avuto nelle nazionali giovanili. Durante i mondiali tedeschi fu semplicemente fantastico nell’alleggerirci ogni tipo di pressione e permettendoci di giocare sempre con la massima serenità” ricorda “Tomek” parlando del suo allenatore, scomparso nel maggio del 2006.

“Passava le serate con noi a chiacchierare e a giocare a carte e spesso non mancava un buon bicchiere di vino ricordandoci di giocare sempre con gioia e assaporando ogni momento” conclude “il clown” di Breslavia.

Dopo quello straordinario mondiale però la carriera di Tomaszewski inizia una lenta parabola discendente.

Già nella finale dei Giochi Olimpici canadesi del 1976, dove la Polonia verrà sconfitta in finale dalla Germania Est, “Tomek” non è più quello di due anni prima.

In quella finale Tomaszewski subisce due gol nei primi quattordici minuti di gioco … sfiduciato e arrabbiato chiederà il cambio subito dopo venendo sostituito dal secondo portiere Mowlik.

Tornerà in Nazionale per i Mondiali argentini del 1978 ma dopo aver giocato da titolare le prime quattro partite (compresa la sconfitta con l’Argentina nel primo incontro del secondo turno) per poi lasciare il posto a Zygmunt Kukla per gli ultimi due incontri.

Al termine di quei Mondiali, al raggiungimento della fatidica soglia dei trent’anni, per “Tomek” come per tutti i suoi connazionali arriva la possibilità di espatriare e continuare la professione al di qua del muro di Berlino.

Per i suoi servigi però non c’è esattamente una pletora di club.

E’ il piccolo Beerschot belga che acquista il suo cartellino. Qui Tomaszewski giocherà tre dignitosissime stagioni conquistando anche l’unico suo trofeo di club della carriera ovvero una Coppa del Belgio al termine della sua prima stagione nel club.

Nel 1981 arriva per lui una proposta dall’Hercules di Alicante nella Liga dove però faticherà a giocare con continuità.

Per lui ci sarà il ritorno in Patria nell’estate successiva e dopo due stagioni con il suo LKS Lodz deciderà, a trentasei anni, di lasciare il calcio professionistico.

Per chiudere una memorabile battuta di Tomaszewski.

Alla vigilia della partita decisiva contro la Germania Ovest ai Mondiali del 1974 un cronista gli chiede se sente la pressione per un incontro così importante.

Tomaszewki risponde così.

“Dopo aver giocato a Wembley, con l’atmosfera di quella sera e in quel magico stadio tutto il resto non ha paragone … è come guidare una Skoda dopo che hai guidato una Mercedes !”

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Remo Gandolfi è nato e vive a Parma. Ha un patentino di allenatore messo in qualche ripostiglio a prendere polvere, ama il calcio, il ciclismo, la musica rock, la storia contemporanea, l’Argentina, tutti i piatti con il tartufo e la Guinness. E sull'amato pallone la pensa esattamente come Angel Cappa, figura romantica del calcio argentino: “Non si può ridurre il calcio solo al risultato, come non si può ridurre l’amore solo all'orgasmo”.

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