Il record dimenticato di Paolo Maldini

Sui record e sui riconoscimenti di Paolo Maldini si sa tutto, c’è Wikipedia per questo, o no?

Solo per dirne alcuni, proprio sul finire del 2020, è stato inserito nel Dream Team del Pallone d’Oro come miglior terzino sinistro della storia del calcio.


Miglior Terzino Sinistro Della Storia Del Calcio.

Il tutto dopo essere già stato indicato da World Soccer nel miglior undici di tutti i tempi. Ha il record, condiviso con Gento, di finali disputate (8) e vinte (5) sempre con la stessa maglia, che qualcuno potrebbe anche obiettare che 5 Champions le ha vinte anche CR7. Sono tanti i riconoscimenti, anche un Trofeo Bravo, ma per questo, come ho già detto, c’è Wikipedia. O no?

No, perché di un singolare record pare non esserci traccia nella moderna biblioteca di Alessandria. E qui scendiamo in campo noi de Ilnostrocalcio.it che cerchiamo di far riemergere, dalle nebbie del tempo, qualche ricordo diventato vago.

Cerchiamo di far riemergere dalle magmatiche profondità delle storie calcistiche qualche pepita…ci accontentiamo di questo, non siamo così tracontanti da pensare di riportare su dei diamanti o la Pietra Filosofale.

Per cercare questa pepita, questo record perduto, dobbiamo partire dall’autunno del 1986, e dai giorni immediatamente successivi alla sconfitta, per mano della Spagna, della bella, giovane e forte Italia Under 21 guidata da Azeglio Vicini.

Quella di Giannini, Vialli, Zenga, Donadoni, De Napoli, Ferri, Mancini e Baldieri solo per dirne alcuni. L’Under 21 capace di sbagliare tre rigori su tre in quel di Spagna.

Una Spagna nella quale c’era anche un nipote del sopracitato Gento; vai un po’ a vedere come vanno a intersecarsi le parole e i fatti!

Va detto che Vicini giocò la doppia finale avendo già preso le redini della nazionale A reduce della brutta avventura messicana.

Il nuovo biennio Under 21, anche questo parola, bienno, ha il sapore d’antan che tanto piace ai lettori de Ilnostrocalcio.it, fu affidato a Cesare Maldini, che esordì con una amichevole a reti bianche contro l’Austria.

Per un bel po’ di tempo un piccolo adesivo con quella prima formazione è stato incollato sul muro della mia cameretta.

Ricordo ancora Silvano Benedetti accosciato, Lorieri impettito, poi c’erano quelli del Como, ossia Giunta e Notaristefano, e Susic, che si chiamava come me e giocava grosso modo in casa visto che quella partita si giocò in Friuli, a Fontanafredda.

C’erano anche Lucci e Zanoncelli, e due gigliati molto promettenti come Berti e Onorati, interno dal tocco pulito.

Il capitano era uno degli eroi del passato biennio: Paolo Baldieri, del quale alcuni di voi avranno già letto nel mio post sulla nazionale militare di calcio.

E infine, a completare l’undici, c’era il figlio del mister: Paolo Maldini, con il tre, a giocare terzino sinistro.

Quella Italia arrivò prima nel suo girone di qualificazione e, nel Marzo del 1988, si trovò a giocarsi l’accesso alla semifinale contro i nostri cugini transalpini.

Nel frattempo, com’è ovvio, non tutti i componenti della formazione iniziale di Fontanafredda furono presenti nella prima contesa giocata a Nancy. Di Baldieri e del secondo capitano di quel biennio, vale a dire Comi, s’erano perse le tracce (peraltro i due erano anche fuoriquota), così come non c’erano più Giunta, Onorati e Notaristefano. Pure Lorieri non c’era più.

Susic merita un discorso a parte: quella a Fontanafredda su il suo unico gettone con l’Under 21.

Al loro posto l’emergente portiere, rivelazione della stagione, Nista; il francobollatore Brambati (altro iridato con le stellette del 1987 ad Arezzo); l’incredibilmente ordinato e tignoso a un tempo (nonché sfortunato) Enrico Cucchi; i polmoni e la grinta dell’uomo dentro un sogno, cioè Massimo Crippa, passato in pochi mesi dalla C2 alla ribalta internazionale; i due di punta erano Lorenzo Scarafoni e Ruggiero Rizzitelli, altra rivelazione stagionale.

Benedetti, Lucci, Berti, Zanoncelli erano rimasti.

Come pure Paolo Maldini. 

Di quella Francia si parlava bene di un compassato centrocampista di (cog)nome Blanc. Sì, quel Blanc: ai tempi faceva il centrocampista. Si temevano le mattane e i colpi di genio di Cantona.
Sì, quel Cantona.

Lo spauracchio però era Stéphane Paille, descritto come scaltro opportunista, una sorta di Pablito francese che quell’anno sembrava buttare dentro tutto ciò che solo sfiorava, sia pure nella serie cadetta francese.

L’Italia di Maldini giocò abbastanza bene per larghi tratti della gara, che fu tesa e spigolosa. Paolo Maldini soffrì un po’ la verve del trottolino Lada, ma si fece perdonare qualche mancata chiusura quando, al minuto cinquantuno, incornò da par suo il vantaggio azzurro.

La gara s’incattivì ancora di più e gli azzurri caddero nel tranello di metterla sulla bagarre. Lada fece un fallo clamoroso su Brambati consentendo a Paille di segnare l’1-1 sugli sviluppi di quell’azione viziata dal fallo. Il tutto a una decina di minuti dalla fine. Gli azzurri s’infuriarono con l’arbitro e questo atteggiamento fece loro perdere distanze e tempi; si andò in affanno e, a tempo scaduto, Sauzée, che sarebbe poi venuto all’Atalanta, segnò su punizione il 2-1.

Al fischio finale ci fu un parapiglia tra i nostri e i galletti.

A ogni buon conto, niente sembrava perduto.

La Francia sembrava abbordabile e, come ben sapete, perdere per 2-1 fuori casa non è poi la cosa peggiore del mondo.

Una settimana dopo, a San Benedetto del Tronto, le cose si misero alquanto bene. Il Cesare nazionale schierò lo stesso undici, mentre Cantona non fu della partita. Rizzitelli sfruttò alla grande un paio di errori difensivi dei francesi marcando l’1-0 e servendo a Massimo Ciocci (altro talento in rampa di lancio e subentrato a Scarafoni) la palla del 2-0.

Tutto finito?

Macché.
L’allenatore ospite ebbe l’idea di inserire Angloma.

Sì, quello che state pensando. Quell’Angloma.

La Francia, che batté il primo angolo al minuto settanta, cominciò, con Blanc, Angloma e Lada ad arrembare. L’Italia ricusò, ma sembrava poter tenere; a un certo punto, Paille si destò dal letargo e in pochi minuti segnò due reti cambiando il giudizio sulla partita di Benedetti, che sino a quel momento era stato sicuramente tra i migliori. Invero, sui gol non ebbe colpe specifiche, il buon Benedetti, ma Paille, che scaltro lo era davvero, era il suo uomo.

E così gli azzurrini persero la semifinale Under 21 del 1988 per non più di venti (in totale) minuti finali.
Una vera beffa.

Uscimmo quasi senza rendercene conto, una cosa che fa sempre male.

Sì, ok, starete pensando.. É tutto molto bello, pur nella tragicità sportiva, ma che c’entrano Maldini e un fantomatico record?

Bene cari amici, il gol in Francia di Maldini fu il suo gol numero cinque, nonché l’ultimo con l’Under 21. E per quanto possa sembrare strano, nessuno, nel biennio 1986-88, fece meglio di lui tra gli azzurri.
E nessun difensore italiano è mai più riuscito a essere bomber principe di un biennio Under.

A volerla dire tutta, credo che nessun difensore al mondo possa fregiarsi un simile record.

Eccolo qui, il record dimenticato del grande Paolo Maldini.

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Remo Gandolfi è nato e vive a Parma. Ha un patentino di allenatore messo in qualche ripostiglio a prendere polvere, ama il calcio, il ciclismo, la musica rock, la storia contemporanea, l’Argentina, tutti i piatti con il tartufo e la Guinness. E sull'amato pallone la pensa esattamente come Angel Cappa, figura romantica del calcio argentino: “Non si può ridurre il calcio solo al risultato, come non si può ridurre l’amore solo all'orgasmo”.

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