PAUL MC GRATH: Inferno e redenzione

Chiunque abbia amato e seguito il calcio britannico negli ultimi vent’anni del secolo scorso sa che Paul Mc Grath è stato uno dei più forti difensori di quel periodo.

E sa anche che lo è stato nonostante un problema non certo di poco conto: Paul Mc Grath era un alcolista.

E’ lui stesso a raccontarsi.

«Sono sempre stato timidissimo. Essendo cresciuto in un orfanotrofio ti convinci che per evitare guai devi diventare quasi trasparente, non far accorgere al mondo che esisti.

Ho fatto così anche dopo … e quando non potevo proprio nascondermi chiedevo all’alcol di darmi una mano ad affrontare la vita».

«Ho bevuto il mio primo bicchiere che avevo già diciotto anni.

Immediatamente dopo mi sono sentito a mio agio come mai prima in vita mia. Mi accorgevo che con qualche bicchiere in corpo ero in grado anch’io di stare in mezzo agli altri e di comunicare.

Peccato che dopo qualche anno bevevo talmente tanto che diventava IMPOSSIBILE per me comunicare…»

«Quando smisi di giocare l’alcol diventò l’assoluto padrone della mia vita. Non avevo altro da fare e soprattutto, non desideravo fare altro. Per anni ricordo l’imbarazzo di mio figlio, che alle scuole elementari doveva cercare di spiegare ai compagni di gioco cosa facesse suo padre.“Mamma, il papà di Tommy fa il pompiere, quello di Mike il poliziotto. Mio papà che lavoro fa?” chiese un giorno Paul Junior alla madre.

Non ricordo cosa abbia detto mia moglie, ma secondo me la risposta giusta sarebbe stata “Nulla. Tuo padre beve”. Nel 2002 iniziai a commentare il calcio per la BBC e per la RTE. Finalmente avevo un “mestiere”.

“Mio papà fa il commentatore di calcio in tv” poteva finalmente dire con orgoglio il mio piccolo Paul».

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Remo Gandolfi è nato e vive a Parma. Ha un patentino di allenatore messo in qualche ripostiglio a prendere polvere, ama il calcio, il ciclismo, la musica rock, la storia contemporanea, l’Argentina, tutti i piatti con il tartufo e la Guinness. E sull'amato pallone la pensa esattamente come Angel Cappa, figura romantica del calcio argentino: “Non si può ridurre il calcio solo al risultato, come non si può ridurre l’amore solo all'orgasmo”.

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