GARY SHAW

Chi dice che i sogni non si realizzano?

Quando sono entrato nelle giovanili dell’Aston Villa avevo un sogno: esordire in prima squadra per il Club che ho sempre amato e per il quale facevo il tifo fin da bambino.

Il 1° settembre del 1979, a diciotto anni, questo sogno si è realizzato. In una partita di campionato contro l’Everton.

Avevo un altro sogno.

Riuscire a giocare almeno una volta a fianco dell’idolo assoluto della mia adolescenza, il mio punto di riferimento quando giocavo nelle giovanili e lo vedevo allenarsi e giocare al Villa Park al Sabato: Brian Little.

Neppure due mesi dopo, il 13 ottobre, abbiamo fatto coppia d’attacco in un match al Villa Park contro il WBA.

Poi, quando ho cominciato verso fine stagione a giocare stabilmente in prima squadra insieme a giocatori del valore di grande talento come Gordon Cowans, Allan Evans e Trevor Morley, ho iniziato a coltivarne un altro di sogni: vincere il campionato inglese di First Division con il mio amato Club.

… Alla faccia del sogno!

L’Aston Villa che non vince un campionato da più di 70 anni e che nelle ultime 40 stagioni non è arrivata una sola volta nelle prime 3!

Solo che il 2 maggio del 1981 «l’Aston Villa si è laureato Campione d’Inghilterra!»

Credete che io abbia smesso di sognare? Niente affatto!

Vincere il campionato vuol dire da sempre partecipare alla Coppa dei Campioni, ovvero la manifestazione per Club più importante del mondo.

E io ho sognato di vincerla.

Beh, con squadre come Juventus, Liverpool, Stella Rossa, Bayern Monaco, Celtic o Real Sociedad non è esattamente una passeggiata!

Invece nella finale di Rotterdam del 26 maggio di quest’anno abbiamo sconfitto per 1 a 0 i favoritissimi tedeschi del Bayern Monaco e così siamo diventati CAMPIONI D’EUROPA.

A questo punto di sogni me ne manca uno solo fra tutti quelli “sognati”.

È quello che fai fin da bambino appena inizi a tirare due calci ad un pallone e a guardare qualche partita in tv: quello di giocare per la Nazionale del tuo paese!

Io ho già giocato 7 volte per l’Under 21 inglese e in questi giorni mi hanno inserito nella lista dei 40 giocatori da cui usciranno i 22 che andranno ai Mondiali di Spagna che inizieranno fra poche settimane.

Insomma, ci sono ad un passo… anche se la concorrenza è fortissima.

Però non mollo di certo… in fondo ho solo 21 anni e di sogni da avverare mi manca solo quello.

Chi dice che i sogni non si realizzano?

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L’ultimo sogno, quello definitivo e forse più importante di tutti, per Gary Shaw non si realizzerà mai.

Nell’estate del 1982, nonostante la fresca vittoria in Coppa dei Campioni con il suo Aston Villa che lo vide tra i protagonisti assoluti, Gary Shaw non riuscì ad entrare nei 22 di Ron Greenwood nella spedizione inglese per i mondiali di Spagna.

L’anno successivo arrivò anche la vittoria nella Supercoppa Europea, vinta nel gennaio del 1983 contro il Barcellona di Diego Maradona e Bernd Schuster.

Proprio al termine della partita di ritorno in cui Gary fu determinante (suo il primo goal che portò l’incontro ai supplementari, poi vinto dai Villans per 3 reti a 0) accadde qualcosa che forse vale più di un trofeo: Diego Armando Maradona, assente nei due incontri per problemi di salute, chiese al suo agente di recarsi negli spogliatoi dell’Aston Villa per farsi consegnare «la maglia numero 8 di quel biondino fenomenale». Queste le parole del “pibe de oro”.

Tre anni meravigliosi per Gary.

Un Campionato, una Coppa dei Campioni, una Supercoppa Europea a cui si vanno ad aggiungere riconoscimenti personali come la qualifica di “Miglior Giovane Giocatore” dell’anno del campionato inglese nella stagione 1980-81, e addirittura, l’anno successivo, quello della vittoria in Coppa dei Campioni, la qualifica di “Miglior Giovane Giocatore Europeo” (il famoso “Guerin Bravo”).

Sembra tutto perfetto. La Nazionale maggiore, l’ultimo sogno da realizzare è sempre lì, ad un passo.

Siamo nel settembre del 1983.

L’Aston Villa è sempre nei quartieri alti della classifica anche se un po’ dello smalto delle stagioni precedenti sembra ormai perduto.

I Villans giocano in trasferta a Nottingham. Di fronte il Forest di Brian Clough, che è invece la pallida controfigura dello squadrone che aveva vinto la Coppa dei Campioni nel 1979 e nel 1980.

Gary Shaw riceve palla, finta con il corpo di andare a sinistra e poi sterza verso destra, in uno dei suoi classici movimenti.

Da dietro arriva un difensore del Nottingham, Kenny Swain, proprio l’ex compagno di squadra fino alla stagione precedente.

Swain entra fuori tempo, “spiazzato” dal movimento di Shaw.

Gli entra sul piede d’appoggio.

Gary va a terra. Ian Bowyer, il forte centrocampista del Forest, lo aiuta a rimettersi in piedi.

«In quel momento-sono parole di Gary-ho sentito distintamente un crack, come qualcosa che si spezzava dentro il mio ginocchio».

Una prima operazione e poi il recupero. Forse affrettato.

Il ginocchio non regge e continua a gonfiarsi.

Altra operazione per “pulirlo” dai frammenti di cartilagine. Un nuovo recupero. Gary torna in campo.

Ma è evidente a tutti che non è più lui.

La sua agilità nel breve, i suoi repentini cambi di direzione, la rapidità unita alla incredibile capacità di “leggere” in anticipo le giocate sugli avversari non sono più quelli di prima.

La tecnica è sempre cristallina, il suo opportunismo sotto porta inalterato… ma è lampante che nel suo gioco si è perso qualcosa.

La squadra intanto si sta sfaldando. Se ne vanno in tanti di quell’undici meraviglioso che nell’anno del trionfo in campionato giocò praticamente tutte le partite… con solo 3 giocatori in più utilizzati in ben 42 partite di campionato.

Swain, Mortimer, Mc Naught e soprattutto Gordon Cowans, quello capace di “mettere in porta” Gary con un passaggio filtrante o un lancio di 40 metri, hanno lasciato il Club.

Gary rimane. Lui ama il Club, non si immagina di giocare da nessun’altra parte.

L’Aston Villa lo aspetta e continua a sperare che torni quello di una volta.

In fondo quando il suo ginocchio va in pezzi ha solo ventidue anni… c’è tempo e nessuno vuole rinunciare a provarci.

Ma il tempo passa e Gary trova i suoi spazi in prima squadra sempre più limitati.

Quel “qualcosa” che faceva la differenza, che lo aveva catapultato giovanissimo ai vertici del calcio inglese ed europeo, che avrebbe fatto di lui la bandiera dei Villans per almeno una decade, si è perduto per sempre.

Lui, nato a Kingshurst, ad un tiro di schioppo dal Villa Park e unico giocatore nato nella zona di Birmingham, in quell’Aston Villa è stato capace in un anno solare di arrivare prima sul tetto d’Inghilterra e poi su quello d’Europa.

Della sua partnership con Peter Withe, il possente centravanti dei Villans di quegli anni, della loro intesa quasi telepatica, si parla ancora oggi tra i tifosi più attempati dei Villans.

Lo stesso Peter Withe ammette che nessuno tra i suoi tanti partner d’attacco si è mai anche solo avvicinato a Gary per qualità, tecnica e intelligenza calcistica.

Gary rimarrà all’Aston Villa fino al 1988, tra speranze di un completo recupero e disillusioni derivate da una realtà purtroppo molto diversa.

Inizierà a vagabondare tra squadre minori inglesi (Walsall e Shrewsbury) e campionati di secondo (o terzo) piano come quello danese o austriaco, chiudendo addirittura la sua carriera ad Hong Kong.

In poco più di 3 stagioni Gary Shaw ha ottenuto quello che moltissimi calciatori firmerebbero per raggiungere in una carriera intera.

Nessuno può sapere cosa avrebbe potuto fare davvero Gary Shaw senza quel dannato infortunio… ma una certezza l’abbiamo; siamo sicuri che anche quel maledetto ultimo sogno Gary Shaw lo avrebbe raggiunto.

ANEDDOTI E CURIOSITÀ

Alla domanda su quale sia stato il suo avversario più difficile in un campo di calcio Gary non ha dubbi.

«Ho giocato contro grandissimi difensori in Inghilterra e all’estero. Augenthaler del Bayern Monaco, Migueli del Barcelona, Lawrenson e Hansen del Liverpool, Roy Mc Farland al Derby County… ma nessuno è stato più duro di Claudio Gentile alla Juventus. Gli interessava solo cancellarmi dalla partita, in un modo o nell’altro. Mi avrebbe seguito anche se fossi andato alla toilette! La cosa incredibile (e bella) è che al fischio finale mi ha sorriso, abbracciato e poi mi ha chiesto di scambiare la maglia. Se la meritava! L’ha stretta fra le mani per tutti i 90 minuti!»

La Juventus torna nei ricordi di Gary Shaw.

«Al momento del mio infortunio contro il Forest avevo già avuto contatti sia con il Barcellona che con la stessa Juventus. Sono certo che sarei finito in una delle due se non fosse accaduto quello che è accaduto».

Il giorno in cui l’Aston Villa diventò campione d’Inghilterra è quanto mai fervido nei ricordi di Gary.

«Innanzitutto la preparazione al match contro l’Arsenal ad Highbury, l’ultimo della stagione e al quale arrivammo con un solo punto di vantaggio contro l’Ipswich che quel giorno giocava a Middlesbrough, fu assolutamente disastrosa.

Quel giorno a Londra c’era un importante incontro internazionale di rugby a riuscimmo ad arrivare allo stadio solo mezzora prima dell’inizio e scortati dalla polizia.

Mentre ci stavamo preparando in fretta e furia per riuscire a fare un po’ di riscaldamento, alla porta degli spogliatoi bussa nientemeno che Phil Collins! Rimaniamo tutti di sasso. Entra e chiede la maglia di Tony Morley. Io, che ero oltretutto un grande fan dei Genesis, ci rimango malissimo!

Ci riprendiamo, usciamo sul terreno di gioco e ci blocchiamo ancora, tutti quanti.

Ai bordi del campo, a due passi da noi, c’è addirittura il grande Pelé che sta facendo il giro del campo salutando i tifosi.

“Ragazzi, ma cos’è, una Candid Camera?” chiede stranito Peter Withe.

Ci riprendiamo un secondo dopo quando Ron Saunders ci urla nelle orecchie “Affanculo PELÈ!” Siamo qua per vincere un campionato, cazzo!”.

Rientriamo negli spogliatoi. Saunders viene incontro ad ognuno di noi con un bicchierino e una bottiglia di Remy Martin “Un goccetto per calmare i nervi ragazzi” ci dice. Alla faccia della “calma”!

Alla fine del primo tempo perdiamo 2 a 0, e con l’Ipswich che vince 1 a 0 a Middlesbrough i nostri sogni di gloria sembrano sul punto di svanire.

Poi per fortuna il “Boro” rimonterà nel secondo tempo, consegnandoci il primo titolo di Campioni d’Inghilterra dopo 70 anni di digiuno!»

La vittoria nella finale della Coppa dei Campioni è ovviamente il momento più importante della carriera di Gary Shaw.

«Nessuno ci dava una chance quel giorno. Il Bayern era una squadra fortissima e con un’esperienza internazionale che noi neppure ci sognavamo. I tedeschi arrivarono in finale surclassando ogni squadra incontrata durante il cammino. Nella classifica marcatori di quella Coppa dei Campioni tre dei loro giocatori finirono ai primi tre posti.

Ma quel giorno tutto fu dalla nostra parte … la Dea bendata inclusa!»

Infine, il ricordo della serata in cui a Montecatini gli viene consegnato il Premio “Bravo 1982” come miglior giovane calciatore delle Coppe Europee per la stagione appena conclusa.

«Fu una serata memorabile. C’erano Enzo Bearzot e tanti giocatori della squadra italiana campione del Mondo. Fu un gran bel momento quando ricevetti il premio in mezzo a Bearzot e a Franco Causio, la fortissima ala destra di Juventus e della Nazionale Italiana.

Ricordo, però, che quando mi presentarono il mio conto personale al bar mi spaventai non poco, vista la cifra… per fortuna intervenne la Direzione del Guerin Sportivo che si preoccupò di saldarlo.

Sono sicuro che gli è costato molto più quel conto del trofeo che mi hanno consegnato!»

About Author /

Remo Gandolfi è nato e vive a Parma. Ha un patentino di allenatore messo in qualche ripostiglio a prendere polvere, ama il calcio, il ciclismo, la musica rock, la storia contemporanea, l’Argentina, tutti i piatti con il tartufo e la Guinness. E sull'amato pallone la pensa esattamente come Angel Cappa, figura romantica del calcio argentino: “Non si può ridurre il calcio solo al risultato, come non si può ridurre l’amore solo all'orgasmo”.

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