Uno dei più grandi attaccanti della storia recente del calcio uruguaiano è stato sicuramente Ruben Sosa. Attaccante veloce, dotato di ottima tecnica e con un sinistro davvero ragguardevole si è fatto apprezzare ad ogni latitudine per la sua bravura, per il suo carattere indomito e per la grande professionalità.

“El Principito” dopo gli esordi con il Danubio in Uruguay si trasferisce in Spagna nelle file del Real Saragozza dove, dopo tre brillanti stagioni, viene acquistato dalla Lazio del patron Cragnotti nel 1988. Alla Lazio rimane quattro stagioni dove saprà farsi amare dal pubblico biancoceleste prima di approdare a Milano, sponda nerazzurra, nell’estate del 1992. Qui giocherà tre stagioni ad altissimo livello e soprattutto nella prima (chiusa con 20 reti) farà vedere appieno il suo repertorio di potenza, tecnica e la sua letale abilità nei calci piazzati.

Giocherà poi in sei diversi club prima di appendere definitivamente le scarpe al chiodo a 38 anni in Uruguay con il Nacional, anche se poi ci saranno un paio di presenze, poco più che aneddotiche, nel Racing Club di Montevideo nel 2007.

Protagonista ai Mondiali del 1990 con la sua Nazionale è stato soprattutto durante la Coppa America dell’anno precedente la manifestazione in cui Sosa giocò probabilmente il calcio migliore di tutta la carriera.

Ed è proprio durante lo svolgimento di questa competizione, che quell’anno si disputava in Brasile, che è ambientato il nostro aneddoto.

Protagonisti, oltre a Sosa, anche due “vecchie conoscenze” di questa pagina: Carlos Bilardo e Oscar Ruggeri.

Il 14 luglio di quel 1989 Uruguay e Argentina si affrontano in un match decisivo per le sorti del torneo.

L’Uruguay, dopo la facile vittoria in apertura contro il Paraguay, deve fare un risultato utile per poi giocarsi tutto nell’ultima partita del girone finale contro i padroni di casa brasiliani a punteggio pieno. Diverso il discorso per l’Argentina che ha un solo risultato: vincere per rimanere in corsa dopo la sconfitta contro il Brasile di due giorni prima.

In questo incontro Ruben Sosa è letteralmente “immarcabile”.

Non solo segna le due reti del trionfo della “Celeste” contro gli “odiati” cugini argentini, ma per tutto il match si porta a spasso la difesa argentina, totalmente incapace di contenere l’azione del “Principito”.

Durante il match Carlos Bilardo, frustrato dall’incapacità dei suoi di mettere un freno allo strapotere del numero undici uruguaiano, viene sentito più volte gridare “matalo !” rivolgendosi ai suoi uomini e in modo particolare a Ruggeri, l’uomo incaricato della marcatura di Sosa.

La cosa non è certo apprezzata dallo stesso Sosa e dallo staff di Oscar Tabarez, allenatore dell’Uruguay che a fine partita si lamentano dell’attitudine di Bilardo e dei suoi.

La cosa sembra finire lì anche perché ora per la “Celeste” c’è da pensare al Brasile di Bebeto, Romario e Branco da affrontare nel match decisivo due giorni dopo.

La stessa notte però Bilardo e Ruggeri, alloggiati con la nazionale argentina nello stesso albergo degli uruguaiani, si presentano alla porta della camera che Sosa condivide con il compagno di squadra Santiago Ortolaza.

Bilardo e Ruggeri entrano e porgono le loro scuse a Sosa, complimentandosi con lui per la grande prestazione di poche ore prima.

Sosa, stupito dal gesto, accetta di buon grado le scuse.

Mentre si congedano però Ruggeri si gira, rivolgendosi all’attaccante allora in forza alla Lazio dicendogli “Ah Ruben, i miei compagni del Real Madrid mi hanno fatto sapere che sarebbero felici di averti con noi nella prossima stagione” lasciando ovviamente di sasso il buon Sosa.

Il trasferimento al Real Madrid non si materializzerà mai … anche perché la Lazio non aveva nessuna intenzione di privarsi di uno dei suoi migliori calciatori.

Nota: oltre al secondo, meraviglioso gol di Sosa … date un’occhiata a quello che fa Diego Maradona pochi secondi prima …

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Remo Gandolfi

Remo Gandolfi è nato e vive a Parma. Ha un patentino di allenatore messo in qualche ripostiglio a prendere polvere, ama il calcio, il ciclismo, la musica rock, la storia contemporanea, l’Argentina, tutti i piatti con il tartufo e la Guinness. E sull'amato pallone la pensa esattamente come Angel Cappa, figura romantica del calcio argentino: “Non si può ridurre il calcio solo al risultato, come non si può ridurre l’amore solo all'orgasmo”.

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